Quasi sessant’anni di cinema, due nomination all’Oscar, un Emmy Award, una manciata di personaggi entrati nell’immaginario collettivo globale: Gene Wilder sta per diventare protagonista del biopic che il suo talento multiforme meritava da tempo. Il progetto è ufficiale, è autorizzato dagli eredi, e porta la firma di un regista con una visione precisa su chi fosse davvero quell’uomo dietro alla maschera comica.
Dito Montiel è stato scelto per dirigere un biopic sulla vita del leggendario attore, scrittore e regista Gene Wilder, dopo aver ottenuto i diritti dalla sua eredità.
Non è un dettaglio secondario: il progetto è autorizzato, con i diritti di vita acquisiti dall’estate di Wilder, il che lo distingue da molti altri biopic recenti che non hanno avuto la benedizione di chi era più vicino al soggetto. Montiel ha scritto la sceneggiatura insieme a Jeremy Roth, i cui crediti includono le serie Hulu Love, Victor e How I Met Your Father. Aimee Schoof, Isen Robbins e Megan Freels Johnston produrranno per Intrinsic Value Films, insieme a Josh Kesselman di Mgmt Entertainment. Il regista ha spiegato la sua motivazione con una formula che dice tutto:
“Gene Wilder era una di quelle rare persone che riusciva a essere allo stesso tempo più buffa e più triste di chiunque altro nella stanza. Non è un personaggio. È una vita.”

Gene Wilder, nato Jerome Silberman l’11 giugno 1933, è stato un attore, regista, sceneggiatore, produttore e autore americano.Iniziò la sua carriera a teatro, e il suo primo ruolo cinematografico di rilievo fu come Leopold Bloom nel film del 1967 Per favore, non toccate le vecchiette, diretto da Mel Brooks, per il quale fu nominato all’Oscar come miglior attore non protagonista. Quell’incontro con Brooks cambiò tutto. In una produzione teatrale del 1963 Wilder aveva conosciuto Anne Bancroft, che lo presentò al suo fidanzato Mel Brooks. I due divennero grandi amici, e Brooks decise di volerlo nel film che stava scrivendo, poi diventato Per favore, non toccate le vecchiette. La collaborazione con Brooks proseguì poi con Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankenstein Junior, entrambi del 1974, quest’ultimo co-scritto da Wilder stesso, che fruttò ai due una nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Due volte candidato all’Oscar e ai Golden Globe, Wilder resta uno dei performer più amati e influenti nella storia del cinema.
Ma la sua carriera non si esaurisce nel sodalizio con Brooks.È noto per la sua interpretazione iconica di Willy Wonka in Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971) e per i quattro film realizzati con Richard Pryor: Silver Streak (1976), Stir Crazy (1980), See No Evil, Hear No Evil (1989) e Another You (1991). Diresse e scrisse anche diversi film propri, tra cui La signora in rosso (1984). Negli anni successivi vinse anche un Emmy Award per un ruolo da guest star nella sitcom Will & Grace.
Dopo quell’apparizione, si concentrò interamente sulla scrittura di romanzi e racconti, oltre che sulla pittura.

Il biopic si preannuncia come qualcosa di più di una semplice celebrazione cinematografica.
Il film esplorerà l’uomo dietro alle interpretazioni iconiche, ripercorrendo la sua ascesa da timido giovane attore teatrale a una delle voci comiche più singolari del cinema. C’è molto da raccontare, sul versante privato.
La moglie Gilda Radner morì tragicamente di cancro alle ovaie, nonostante il loro fosse considerato uno dei matrimoni più felici di Hollywood. La sua morte portò Wilder a impegnarsi attivamente nella promozione della ricerca oncologica, contribuendo alla fondazione del Gilda Radner Ovarian Cancer Detection Center di Los Angeles e alla co-fondazione di Gilda’s Club. Wilder stesso aveva raccontato la propria vita nell’autobiografia Kiss Me Like a Stranger: My Search for Love and Art,
pubblicata nel 2005, un testo che costituirà probabilmente un punto di riferimento fondamentale per la sceneggiatura.
Montiel, noto per i suoi drammi urbani come A Guide to Recognizing Your Saints, non sembra la scelta ovvia per un progetto simile, ma vale la pena ricordare che il Wilder sorridente che vedevamo sul grande schermo aveva alle spalle la sua parte di tragedie personali. Proprio quella tensione tra superficie comica e profondità umana sembra essere il cuore del progetto. Sul casting, al momento non è stato annunciato alcun nome ufficiale; in molti online hanno suggerito Jeremy Allen White nei panni di Wilder per una somiglianza fisica considerata sorprendente, ma nulla è confermato. White ha già recitato in un biopic nei panni di Bruce Springsteen. Gene Wilder si è spento nel 2016 per complicazioni legate alla malattia di Alzheimer.
Un’intera generazione di spettatori lo ha conosciuto attraverso i suoi film, e ora il cinema si prepara a restituirgli quella dimensione umana che i personaggi, per quanto indimenticabili, non potevano contenere da soli.












