Home CuriositàSupergirl non è la cugina di Superman: il DCU punta su una protagonista spietata e irrisolta

Supergirl non è la cugina di Superman: il DCU punta su una protagonista spietata e irrisolta

Trauma, istinto di sopravvivenza e nessuna voglia di compiacere: il nuovo film DC ridisegna Supergirl come non l'avevamo mai vista.

by Valeria Bernardo

Kara Zor-El non è Superman con il costume sbagliato. È qualcosa di più complicato, meno rassicurante, e volutamente così. Il film Supergirl, diretto da Craig Gillespie su sceneggiatura di Ana Nogueira, con Milly Alcock nel ruolo della protagonista, si prepara ad arrivare nei cinema il 26 giugno 2026 con un’identità precisa: costruire l’esatto contrario di ciò che rappresenta suo cugino Kal-El.

James Gunn, co-CEO di DC Studios, ha impostato questa versione del personaggio attingendo in modo diretto alla miniserie a fumetti “Supergirl: Woman of Tomorrow” di Tom King con i disegni di Bilquis Evely, una delle opere più acclamate degli ultimi anni nel panorama DC. Quel materiale ha offerto ad Alcock una chiave di lettura precisa per capire la direzione creativa: non una supereroina solare, ma una donna segnata nel profondo, che porta con sé il peso di una perdita assoluta.

“Ho capito che James vuole fare qualcosa di molto diverso e inaspettato con lei”, ha dichiarato l’attrice, già nota al grande pubblico per il suo ruolo in House of the Dragon. “È un contrasto magnifico rispetto a Superman, perché è una sopravvissuta al trauma nel senso più puro del termine. Ero entusiasta di interpretare qualcuno così splendidamente imperfetto e resiliente.”

Quella fragilità che diventa forza, quella ruvidezza che non viene mai levigata per renderla più digeribile, è esattamente ciò che ha attirato Gillespie al progetto. Il regista, già autore di Cruella, ha una sensibilità consolidata per i personaggi in conflitto con se stessi, e Supergirl gli ha offerto esattamente quella materia.

“Ho un tono molto specifico che mi attrae”, ha spiegato. “Ho sempre amato il primo Iron Man: difettoso, complesso, in conflitto. Mi hanno mandato la sceneggiatura di Ana Nogueira e dopo due scene ho detto: ci sono.” Quello che lo ha convinto non è stata l’azione o la mitologia cosmica, ma la qualità del ritratto umano. Il passaggio brusco da una scena di buio intenso a un momento di irriverenza quasi punk, tutto nelle prime quindici pagine, era già un manifesto estetico.

Supergirl, in questa incarnazione, ha una storia che pesa. Ha visto distruggere il suo mondo, ha vissuto tutto ciò che Superman ha potuto solo immaginare come passato remoto, e quella differenza non è decorativa: è strutturale. Clark Kent è cresciuto nell’ottimismo di Smallville. Kara Zor-El ha memoria di Krypton, e quella memoria fa male. È più vecchia del dolore che porta.

Il film non intende ammorbidire questa traiettoria. Gillespie ha confermato che Supergirl “ha molto trauma, molti demoni, è senza scuse. Puoi avere un personaggio che sia punk ed edgy senza che vengano limati quegli spigoli.” La trama segue Kara costretta ad allearsi con un compagno improbabile durante un viaggio interstellare, dopo che un avversario senza scrupoli colpisce qualcosa di vicino a lei. Tra i membri del cast figurano Matthias Schoenaerts, Eve Ridley, David Krumholtz, Emily Beecham e Jason Momoa.

Il film è prodotto con la supervisione esecutiva di Nigel Gostelow, Chantal Nong Vo e Lars P. Winther. Dietro la macchina da presa lavorano il direttore della fotografia Rob Hardy, il production designer Neil Lamont, la montatrice Tatiana S. Riegel, la costumista Anna B. Sheppard, il supervisore agli effetti visivi Geoffrey Baumann e le musiche firmate da Ramin Djawadi e Junkie XL con il contributo di Claudia Sarne.

Quello che si delinea, dunque, non è solo il ritratto di una supereroina diversa da quelle che abbiamo visto finora nel DCU rilanciatosi con Superman nell’estate del 2025. È un esperimento narrativo sul lutto, sulla rabbia e sulla resilienza, calato dentro un genere che raramente si concede queste profondità senza poi ritrarsi nel momento del confronto finale. Se Gunn e Gillespie manterranno la promessa di non levigare quegli spigoli, Supergirl potrebbe essere la sorpresa più interessante di un’estate cinematografica già molto affollata.

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