La forza narrativa di Spider-Noir non risiede soltanto nell’ambientazione, nella fotografia desaturata o nella versione di Spider-Man interpretata da Nicolas Cage. Risiede, in misura altrettanto significativa, nella sua galleria di antagonisti: sei personaggi costruiti con cura, quasi tutti legati da un filo rosso comune che affonda le radici in uno degli episodi più bui del Novecento.
L’origine condivisa: gli esperimenti bellici come collante narrativo
Durante la Prima Guerra Mondiale, un gruppo di prigionieri di guerra fu sottoposto a esperimenti di ibridazione genetica da parte di scienziati tedeschi. Quei soggetti, sopravvissuti con poteri instabili e corpi che si sgretolano dall’interno, sono gli stessi uomini che decenni dopo popolano le strade di una New York proibizionista. Ed è proprio uno di loro, morso da Ben Reilly durante la guerra, ad avergli trasmesso i poteri dell’Uomo Ragno. La serie costruisce così un ecosistema di villain interconnesso, in cui ogni personaggio è anche una variazione dello stesso trauma originario.
Silvermane: il boss che controlla tutto, fino alla fine
Al vertice di questa struttura criminale siede Finbar Byrne, il Silvermane della serie interpretato da Brendan Gleeson. Il nome cambia rispetto alla tradizione fumettistica: nell’universo Marvel principale il personaggio si chiama Silvio Manfredi ed è un boss mafioso italiano. Qui diventa un boss irlandese che tiene in pugno l’intera città: la criminalità organizzata, il traffico di alcol durante il proibizionismo, i corpi di polizia, persino la politica municipale. La sua parabola è quella di un uomo che sente il potere scivolare tra le dita e reagisce con una paranoia sempre più violenta. Alla fine, è Cat Hardy, la cantante del suo stesso locale, a ucciderlo con un colpo di pistola.

James Addison: il pirocinetico creato per la serie
James “Jimmy” Addison è uno dei pochi villain originali, concepito appositamente per Spider-Noir e non tratto dai fumetti. Interpretato da Jack Mikesell, possiede il controllo del fuoco: un potere acquisito proprio attraverso gli esperimenti bellici, che però lo stanno lentamente consumando dall’interno. Il confronto più immediato con il mondo Marvel sarebbe Molten Man, anche se il personaggio mantiene una propria identità narrativa. Addison viene introdotto come sicario incaricato di uccidere Silvermane appiccando fuoco alla sua villa, ma il tentativo fallisce e viene eliminato dall’investigatore privato Patrick Donegal prima ancora che la storia possa svilupparsi ulteriormente. La sua morte, tuttavia, apre il grande mistero centrale della serie: chi lo ha ingaggiato, e da dove vengono quei poteri?

Flint Marko: il Sandman più umano visto finora
Flint Marko, interpretato da Jack Huston, è probabilmente il villain con l’arco emotivo più ricco. Inizialmente uno degli uomini di fiducia di Silvermane, la sua pelle si è trasformata in qualcosa di simile al granito, rendendo quasi impossibile ferirlo. Nel corso della serie le sue capacità si evolvono fino alla trasformazione completa in sabbia, rispecchiando le abilità del Sandman classico dell’universo Marvel. Ma ciò che rende il personaggio memorabile non sono i poteri: è il suo amore silenzioso per Cat Hardy, che mette continuamente alla prova la sua lealtà verso Byrne. Marko riceve infine la cura sviluppata per le mutazioni sperimentali e lascia New York insieme a Cat, uno dei pochi finali genuinamente lieti di tutta la serie.

Tombstone: un classico rivisitato, con uno sguardo al futuro MCU
Lonnie Lincoln, in arte Tombstone, viene interpretato da Abraham Popoola. La versione anni Trenta del personaggio rinuncia all’aspetto albino iconico del fumetto e ai denti limati, pur conservando la forza sovrumana e la quasi invulnerabilità che lo caratterizzano. La sua traiettoria narrativa è simile a quella di Marko: convinto da quest’ultimo ad aggregarsi all’organizzazione di Silvermane, alla fine riceve anche lui la cura e lascia la città. Un tocco interessante riguarda il suo legame con il giornalista Robbie Robertson, un riferimento alla loro amicizia d’infanzia presente nell’universo fumettistico originale. Vale la pena notare che Tombstone dovrebbe fare il suo debutto nell’MCU in Spider-Man: Brand New Day, previsto per la fine del 2026: un personaggio quindi in forte ascesa nell’immaginario Marvel.

Megawatt: il villain più instabile e teatrale
Dirk Leyden, noto come Megawatt, è interpretato da Andrew Lewis Caldwell e rappresenta l’elemento più caotico dell’intera serie. I suoi poteri elettrici sono il prodotto degli stessi esperimenti bellici, ma a differenza degli altri soggetti Leyden non cerca di tenerli sotto controllo: li abbraccia, li amplifica, li trasforma in spettacolo. Il personaggio richiama la versione dei fumetti, in cui Megawatt era effettivamente un attore. Diventato troppo imprevedibile persino per Silvermane, viene sconfitto da Spider-Man in una delle sequenze d’azione più brutali della serie: intrappolato nelle ragnatele e scagliato contro un treno in corsa nel finale.

Cat Hardy: la vera complessità morale della serie
Il personaggio più stratificato di Spider-Noir non è tecnicamente un villain, eppure è quello che lascia il segno più duraturo. Cat Hardy, interpretata da Li Jun Li, lavora come cantante solista al nightclub di Silvermane, The Alcove, ma è di fatto una sua prigioniera: ogni aspetto della sua vita è controllato dal boss. È lei ad aver ingaggiato Addison per eliminarlo. È lei a coinvolgere Ben Reilly nella ricerca di Flint Marko, il suo amante segreto. Il parallelo con la relazione tra Spider-Man e Black Cat nell’universo principale è esplicito e voluto. La svolta più dolorosa arriva quando Cat rivela l’identità segreta di Reilly nel tentativo di salvare Marko: un tradimento motivato non dalla malvagità, ma dalla sopravvivenza e dall’amore. Un dettaglio che trasforma quella che potrebbe essere una semplice femme fatale in uno dei personaggi più umani dell’intera serie.

