Home CuriositàGareth Edwards e l’IA nel cinema: “È come un miliardario sotto effetto di allucinogeni”

Gareth Edwards e l’IA nel cinema: “È come un miliardario sotto effetto di allucinogeni”

Il regista di Rogue One e Jurassic World Rebirth si esprime senza filtri sull'intelligenza artificiale nel cinema: strumento creativo o rischio per il settore?

by Mauro Terrone

Gareth Edwards ha le idee molto chiare sull’intelligenza artificiale applicata al cinema, e non fa nulla per nasconderlo. Intervenendo all’evento “AI on the Lot”, organizzato da Amazon a Culver City, in California, il regista britannico noto per Rogue One: A Star Wars Story e Jurassic World Rebirth ha rilasciato alcune delle dichiarazioni più dirette e pittoresche che si siano sentite nel dibattito pubblico tra cineasti e tecnologia.

La metafora che ha scelto per descrivere l’IA dice tutto sulla sua prospettiva:

“Lo vedo come avere un regista della seconda unità che è un miliardario sotto effetto di allucinogeni. Farà qualsiasi cosa tu gli chieda, nessun problema. A volte impazzirà completamente. Gli dai indicazioni e lui risponde: non accetto correzioni, faccio qualcosa di totalmente diverso. Ma ne vale la pena.”

Una descrizione che, nella sua stravaganza, cattura con precisione l’ambivalenza dello strumento: potenza illimitata da un lato, imprevedibilità strutturale dall’altro.

Per Edwards, il valore dell’IA si concentra soprattutto nella fase di sviluppo e preparazione del film.

“È utile solo per l’iterazione e per scoprire cosa dovrebbe essere il film. Una volta che lo sai, entri e inizi a farlo diventare il tuo film.”

Una visione strumentale e tutto sommato pragmatica, che ridimensiona i timori di chi teme una sostituzione totale della creatività umana, pur aprendo scenari inediti sulla pre-produzione e sulla visualizzazione dei progetti.

Il regista ha anche paragonato l’impatto futuro dell’IA a quello della CGI, immaginandolo persino superiore:

“Sarà meglio della computer grafica.”

E ha aggiunto, senza mezzi termini, di non riuscire a immaginare un cineasta che non voglia esplorare questo territorio:

“Non vedo perché non dovresti interessarti a questa roba. È chiaramente uno strumento che potrebbe stare sullo stesso piano della macchina da presa.”

All’evento californiano Edwards non era solo. Anche Paul Schrader, sceneggiatore di Taxi Driver e regista di American Gigolo e First Reformed, si è espresso in favore dell’IA, ma con una visione ancora più radicale. Per Schrader il vero punto di svolta non sarà l’uso dell’IA per effetti speciali elaborati, ma la creazione di un protagonista completamente generato dall’intelligenza artificiale, capace di emozionare il pubblico pagante.

“Il vero punto di rottura è quando riusciremo a creare un protagonista IA, non un ibrido, e quel film guadagnerà soldi”,

ha detto, descrivendo uno scenario in cui le figure sintetiche soppiantano quelle reali anche a livello narrativo ed emotivo. Schrader si è spinto oltre, affermando che anche il ricorso alle comparse è destinato a scomparire: perché pagare, vestire e nutrire centinaia di persone quando possono essere generate digitalmente?

Il dibattito, naturalmente, non è privo di zone d’ombra. I film che hanno già utilizzato immagini generate dall’IA hanno ricevuto giudizi generalmente freddi dalla critica, e la questione delle implicazioni etiche, lavorative e creative per chi lavora nell’industria audiovisiva resta aperta e tutt’altro che risolta.

Edwards stesso, del resto, si guarda bene dal fare previsioni definitive.

“Non sappiamo dove andrà a parare. Chi dice di sapere esattamente cosa succederà nei prossimi cinque anni sta semplicemente mentendo.”

Una forma di onestà intellettuale che, nel mezzo di un’industria in piena trasformazione, suona forse come la dichiarazione più lucida di tutta la giornata.

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