Le bambine non è il solito racconto di formazione travestito da estate italiana. È un film che mette le ginocchia sbucciate al centro dell’inquadratura e ci ricorda quanto può essere violento il passaggio obbligato verso la cosiddetta normalità. Valentina e Nicole Bertani, alla loro prima regia condivisa, firmano insieme a Maria Sole Limodio una sceneggiatura che rifiuta la nostalgia da cartolina e sceglie invece il disordine, la ferita, l’aggressività dei bambini quando nessuno li sta guardando davvero. Dopo il passaggio in concorso al Locarno Film Festival, unico titolo italiano in gara, il film arriva nelle sale l’11 giugno distribuito da Adler Entertainment. E vale la pena prepararsi: questo non è un film consolatorio.
La storia si muove nel 1997, dentro una di quelle strade borghesi italiane dove tutti sanno tutto degli altri e nessuno sa davvero nulla. Linda ha otto anni, pochi denti in bocca, una nonna ricchissima e una madre che il film descrive come bella, pericolosa, dirompente. Tre aggettivi che già da soli aprono un mondo. Linda non sa come si fa a essere una bambina, e l’incontro con due sorelle, Azzurra e Marta, diventa una specie di iniziazione al contrario. Le Bertani la chiamano una formazione capovolta, ed è la chiave per leggere tutto: qui non si cresce, qui si rivendica il diritto di restare piccole tutto il tempo che ci spetta.
Mia Ferricelli, Agnese Scazza e Petra Scheggia sono al loro esordio sul grande schermo, e questa è una delle scommesse più rischiose del film. Funziona perché le tre bambine non recitano l’infanzia, la occupano. Linda ha lo sguardo di chi sta cercando di capire le regole di un gioco che gli altri fingono di conoscere già, mentre Azzurra e Marta arrivano con la durezza di chi quelle regole le ha già piegate. Accanto a loro Clara Tramontano costruisce una figura materna che il brief descrive come dirompente, e si percepisce quanto la regia abbia voluto evitare la madre archetipica del cinema italiano: niente martire, niente santa, niente mostro. Una donna, e basta, con tutte le contraddizioni che la cosa comporta. Milutin Dapčević e Jessica Piccolo Valerani completano il perimetro adulto, mentre la partecipazione di Cristina Donadio e Matteo Martari porta peso specifico a un cast che le Bertani hanno scelto con coerenza tonale precisa.

C’è poi un dettaglio che merita attenzione: la partecipazione dei gemelli Benjamin e Joshua Israel, già protagonisti de La timidezza delle chiome, il precedente film di Valentina Bertani. Non è una citazione interna, è un ponte. Le Bertani stanno costruendo un universo riconoscibile, fatto di infanzie marginali e sguardi che rifiutano il filtro adulto. Chi ha visto il film precedente troverà qui una continuità di poetica più che di trama: la stessa attenzione alla fisicità dei corpi infantili, lo stesso rifiuto della retorica.
La sceneggiatura, firmata a sei mani dalle Bertani con Maria Sole Limodio, è la cosa più sorprendente. Tiene insieme registri che di solito non si parlano: la commedia di vicinato anni Novanta, con le sue punture di zanzare e le sue cacche di cane in giardino, e un sostrato emotivo molto più cupo, fatto di rabbia, ribellione, desiderio di riscatto. I dialoghi non spiegano i sentimenti, li lasciano sbattere contro le pareti. È una scrittura che si fida delle immagini e degli attori, soprattutto dei più piccoli, e che ha il coraggio di non chiudere ogni scena con una morale. La definizione di commedia con le ginocchia sbucciate e i lividi sul cuore, che accompagna il film, è una di quelle formule che spesso suonano vuote nei materiali stampa. Qui invece sembra descrivere con onestà il tono: si ride, ma di un riso che non assolve.
Sotto la superficie de Le bambine si muove un discorso sull’identità che è più radicale di quanto la confezione lasci immaginare. Le Bertani parlano apertamente di un racconto che rompe i preconcetti sull’identità, anche sessuale, e il film tematizza il diritto di non essere ancora niente, di non doversi definire, di restare in quella zona sospesa che l’infanzia dovrebbe garantire e che invece il mondo adulto erode in continuazione. Il 1997 non è scelto a caso come ambientazione: è l’Italia del benessere borghese che si guardava allo specchio compiaciuto, l’epoca in cui le periferie residenziali sembravano il luogo più sicuro del mondo e invece nascondevano, dietro le tende, tutta la violenza simbolica di un modello familiare che non reggeva. Guardare Le bambine oggi significa anche interrogarsi su cosa abbiamo fatto, come spettatori e come adulti, di quella promessa di infanzia protetta.
Le bambine è il tipo di film italiano che capita di rado: piccolo nella scala, ambizioso nello sguardo, scritto con una precisione che non concede sconti. Non aspettatevi una favola: aspettatevi un film che vi guarda dritto.
Dall’11 giugno al cinema.
Scheda tecnica
Cast principale
- Mia Ferricelli – Linda
- Agnese Scazza – Azzurra
- Petra Scheggia – Marta
- Cristina Donadio – Nonna
