Home CuriositàCome Furiosa è diventato un classico incompreso due anni dopo il flop al botteghino

Come Furiosa è diventato un classico incompreso due anni dopo il flop al botteghino

Furiosa: A Mad Max Saga ha incassato poco e convinto moltissimo. A due anni dall'uscita, il giudizio del pubblico racconta una storia diversa da quella del botteghino.

by Mauro Terrone

Quando Mad Max: Fury Road arrivò nelle sale nel 2015, nessuno si aspettava davvero che un ritorno alla saga dopo trent’anni di silenzio potesse produrre qualcosa di simile. George Miller consegnò al pubblico uno degli action movie più celebrati degli ultimi decenni, e al centro di quella storia c’era un personaggio che nessuno aveva previsto sarebbe diventato iconico quanto il protagonista che dava il nome alla serie: Furiosa, interpretata da Charlize Theron con una fisicità e un’intensità che rimangono difficili da eguagliare.

Quella risposta del pubblico e della critica spinse Miller a fare qualcosa di ambizioso e per certi versi rischioso: costruire un film intero sulle origini di quel personaggio, raccontare cosa aveva trasformato una bambina del Verde nell’implacabile guerriera che guidava quell’enorme camion nel deserto. Il risultato fu Furiosa: A Mad Max Saga, uscito nel 2024 con un budget di 168 milioni di dollari e un’attesa considerevole.

Gli incassi mondiali si fermarono a 174 milioni di dollari. Sul piano commerciale, il verdetto fu severo: un flop difficile da ignorare, uno dei risultati più deludenti dell’anno per un film di quella portata produttiva. Eppure, a guardare i numeri di gradimento piuttosto che quelli di cassa, emerge una storia completamente diversa.

Su Rotten Tomatoes, Furiosa si attesta al 90% di consenso critico, lo stesso punteggio del primo Mad Max e un solo punto sotto The Road Warrior, da molti considerato il capitolo più amato della trilogia originale. Ma a rendere il dato ancora più significativo è il volume: il film ha accumulato oltre 300 recensioni in più rispetto a quei film, a testimonianza di un’attenzione critica tutt’altro che distratta. Ancora più sorprendente è il Popcornmeter di Rotten Tomatoes, l’indicatore che misura il gradimento del pubblico generico: 88%, il punteggio più alto dell’intera saga Mad Max, due punti sopra Fury Road. Chi ha scelto di vederlo lo ha amato. Il problema è che in pochi lo hanno scelto.

Questa distanza tra qualità percepita e performance commerciale dice qualcosa di preciso su come certe opere finiscano per essere misurate con gli strumenti sbagliati nel momento sbagliato.

Uno degli aspetti più riusciti del film è la scelta narrativa di non trasformare le origini di Furiosa in un esercizio di riempimento della timeline. Molti prequel costruiscono la propria identità attorno alla necessità di spiegare ogni dettaglio del futuro dei personaggi, finendo per risultare meccanici, costruiti, privi di vita propria. Miller percorre una strada diversa. La storia di come Furiosa perde il braccio, di come vengono plasmati il suo carattere e la sua determinazione, si sviluppa nel corso di anni e si inserisce nella narrazione senza la sensazione di dover soddisfare un debito narrativo verso il film che verrà dopo. Il racconto esiste per sé stesso, e questa autonomia è esattamente ciò che lo rende convincente.

La scelta di Anya Taylor-Joy per il ruolo era una delle scommesse più difficili da vincere. Raccogliere il testimone di Charlize Theron, la cui interpretazione in Fury Road è considerata una delle migliori performance action degli ultimi anni, avrebbe potuto sembrare impossibile. Taylor-Joy ha invece consegnato una delle prove più intense e sfumate della sua carriera, capace di costruire un personaggio riconoscibile anche senza fare leva sulla somiglianza con la versione adulta.

A due anni dall’uscita, la rivalutazione di Furiosa: A Mad Max Saga è in corso in modo sempre più evidente. Il tempo, spesso, è il giudice più affidabile per opere che il mercato non ha saputo premiare nel momento in cui erano disponibili. Se le tendenze attuali sono indicative, questo prequel è destinato a occupare un posto preciso nella storia del genere: non come prodotto di un franchise che insegue se stesso, ma come film che aveva qualcosa da dire e lo ha detto nel modo giusto.

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