Home FilmDa Jake Sully a Kiri: come Avatar 4 prova a salvare se stesso nel 2029

Da Jake Sully a Kiri: come Avatar 4 prova a salvare se stesso nel 2029

Il quarto capitolo della saga di James Cameron, atteso per il 2029, segna il passaggio di testimone da Jake Sully a Kiri come nuova voce narrativa di Pandora.

by Mauro Terrone

James Cameron non ha mai amato le saghe che si limitano a replicare se stesse. Eppure, dopo tre film costruiti attorno alla figura di Jake Sully, Avatar rischiava di diventare esattamente questo: uno spettacolo visivamente imponente ma narrativamente prevedibile. Il quarto capitolo, previsto per il 2029, sembra destinato a invertire questa traiettoria in modo sostanziale.

Al centro del cambiamento c’è Kiri, il personaggio interpretato da Sigourney Weaver, che dovrebbe assumere il ruolo di narratrice principale e, con ogni probabilità, di vera protagonista della nuova fase della saga. Si tratta di una scelta che non riguarda solo la struttura del racconto, ma il tono complessivo dell’universo di Pandora: meno war movie su scala epica, più storia di formazione e crescita generazionale.

Un passaggio di testimone che arriva in un momento preciso

La decisione di spostare il fuoco narrativo non nasce dal nulla. Avatar: Fuoco e Cenere, il terzo capitolo della saga, ha superato il miliardo di dollari al box office globale, ma non ha replicato i numeri dei predecessori. Più significativo ancora, ha alimentato tra gli osservatori una sensazione di stasi: strutture narrative già viste, dinamiche familiari, un senso di evento che si era affievolito rispetto al secondo capitolo. I segni di una certa ripetitività erano difficili da ignorare.

L’arco narrativo di Jake Sully, in realtà, si era esaurito già nel primo Avatar. Da quel momento, Cameron ha scelto di espandere il mondo di Pandora attraverso la famiglia Sully, introducendo i figli come nuovi punti di vista. Ma il protagonista formale è rimasto lo stesso, e con lui una certa struttura del racconto. Il passaggio a Kiri sarebbe quindi il primo vero cambio identitario della saga nella sua storia quasi ventennale.

Chi è Kiri e perché la sua storia può essere diversa

Kiri è uno dei personaggi più enigmatici dell’intera saga. Figlia biologica di Grace Augustine in circostanze ancora non del tutto chiarite, porta con sé un legame spirituale con Eywa che la colloca in una posizione quasi unica all’interno della cosmologia Na’vi. Non è un personaggio di potere nel senso convenzionale del termine: è un personaggio di connessione, di ascolto, di appartenenza a qualcosa di più grande.

Proprio per questo, costruire attorno a lei un racconto di formazione ha una coerenza interna. Le dinamiche adolescenziali introdotte in Avatar: La Via dell’Acqua e sviluppate ulteriormente in Fuoco e Cenere hanno rappresentato, per molti, la parte più vitale dei nuovi capitoli. Fragilità, identità culturale, il peso di ereditare un mondo in conflitto: sono temi che si prestano a un registro narrativo più intimo, lontano dalla spettacolarità degli scontri tra umani e Na’vi.

Oltre la tecnologia: l’evoluzione che Cameron cerca

Cameron ha costruito la sua reputazione sulla capacità di spingere i limiti tecnici del cinema. Il 3D di Avatar nel 2009 ha cambiato la percezione dello schermo per un’intera stagione. Il motion capture subacqueo di La Via dell’Acqua ha aggiunto un altro livello di virtuosismo visivo. Ma la tecnologia, da sola, non può essere il motore infinito di una saga: ad un certo punto è la storia a dover reggere il peso.

Il tentativo di spostare l’asse narrativo verso il coming-of-age potrebbe essere letto proprio in questa chiave: non un ripiego, ma una scelta consapevole di portare Avatar su un terreno dove l’innovazione non è tecnica ma emotiva. Se il quarto capitolo riuscirà davvero a fare di Kiri una protagonista capace di portare avanti la saga con una voce propria, Avatar 4 potrebbe diventare il capitolo più decisivo dell’intera serie: quello che dimostrerà se Pandora può esistere indipendentemente dal personaggio che l’ha resa celebre al grande pubblico.

Il 2029 è ancora lontano. Ma la direzione, per la prima volta in quasi vent’anni, sembra davvero nuova.

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