Home CuriositàRobert Redford e l’aldilà: perché ‘The Discovery’ su Netflix è più interessante di quanto dicano le recensioni

Robert Redford e l’aldilà: perché ‘The Discovery’ su Netflix è più interessante di quanto dicano le recensioni

The Discovery è un film di fantascienza del 2017 che su Netflix aspetta ancora di essere rivalutato: una storia sull'aldilà con una delle ultime prove intense di Robert Redford.

by Mauro Terrone

Robert Redford ha costruito una carriera capace di attraversare decenni e generi: dal western moderno di Butch Cassidy and the Sundance Kid al thriller politico di Three Days of the Condor, la sua filmografia è costellata di titoli rimasti nell’immaginario collettivo. Eppure uno dei suoi ultimi lavori significativi continua a passare quasi inosservato, ingiustamente sepolto da recensioni tiepide e da un pubblico che non ha mai trovato il modo di arrivaci.

The Discovery, disponibile su Netflix, è un film di fantascienza del 2017 che parte da una premessa tanto semplice quanto vertiginosa: e se l’esistenza dell’aldilà fosse dimostrata scientificamente? Redford interpreta Thomas, uno scienziato che ha compiuto esattamente questa scoperta, confermando senza margini di dubbio che dopo la morte esiste qualcosa. Le conseguenze di questa rivelazione non sono quelle che ci si potrebbe aspettare: una parte della popolazione, attratta dall’idea di ricongiungersi con i propri cari scomparsi, sceglie di togliersi la vita. La scoperta più attesa della storia umana si trasforma in una crisi globale.

Il film segue Thomas mentre lavora a una macchina in grado di osservare direttamente l’aldilà, una sorta di finestra oltre il confine tra vita e morte. Lungo il percorso, la sua ricerca si evolve e lo porta a riconsiderare la natura stessa di ciò che ha scoperto. È una storia che non offre risposte semplici, e questo è sia il suo punto di forza sia la ragione principale per cui ha diviso critica e pubblico.

Su Rotten Tomatoes il film si ferma al 48% di gradimento dalla critica e al 43% dal pubblico: numeri che raccontano una ricezione tiepida, quasi respingente. Molti hanno contestato al film di porre domande esistenziali senza avere la profondità emotiva necessaria per sostenerle, costruendo un’architettura concettuale che appare più interessata a sembrare filosofica che a esplorare davvero il dolore e la speranza che muovono i suoi personaggi.

Eppure c’è un elemento su cui anche i critici più severi hanno trovato un accordo: la performance di Redford. La sequenza di apertura, in cui Thomas viene intervistato in televisione sulle ripercussioni della sua scoperta, è stata riconosciuta come una delle prove più intense e misurate dell’intera carriera dell’attore. Redford porta sullo schermo la stanchezza e il peso morale di un uomo che ha cambiato il mondo senza aver previsto le conseguenze, e lo fa con quella precisione silenziosa che ha sempre contraddistinto il suo stile.

The Discovery non è un capolavoro, e non ha mai preteso di esserlo. È un film imperfetto, costruito attorno a domande più grandi di quanto la sua sceneggiatura riesca a gestire. Ma è anche uno di quei lavori che restano in mente, che sollecitano una riflessione dopo la fine dei titoli di coda, e che mostrano un grande attore alle prese con un ruolo insolito, lontano dai generi che lo hanno reso celebre. Per chi cerca su Netflix qualcosa che non sia né rassicurante né scontato, vale la pena riscoprirlo.

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