Home Film3 film italiani su Prime Video da vedere prima che spariscano dal catalogo

3 film italiani su Prime Video da vedere prima che spariscano dal catalogo

Le assaggiatrici, Gioia mia e Una figlia stanno per lasciare lo streaming gratuito. Tre opere da recuperare adesso.

by Mauro Terrone

Il conto alla rovescia è già partito. Tre film italiani disponibili su Prime Video nell’abbonamento base sono in procinto di uscire dal catalogo, e sarebbe un peccato lasciarli scadere senza averli visti almeno una volta. Non si tratta di titoli qualsiasi: sono opere firmate da registi con una visione precisa, capaci di raccontare l’Italia e la storia attraverso sguardi laterali, scomodi, tutt’altro che rassicuranti.

Le assaggiatrici: la Storia raccontata dal posto sbagliato

Si parte con Le assaggiatrici, l’ultimo lavoro di Silvio Soldini, regista milanese noto per una filmografia capace di oscillare con disinvoltura tra la commedia sentimentale e il dramma più rigoroso. Questa volta il tono è cupo, la tensione quasi fisica. Il film è ispirato al romanzo omonimo di Rosella Postorino e racconta una delle pagine più oblique della Seconda guerra mondiale: un gruppo di giovani donne tedesche costrette a assaggiare il cibo destinato ad Adolf Hitler, per scongiurare il rischio di avvelenamento.

Soldini costruisce un racconto claustrofobico in cui ogni pasto diventa una prova di resistenza psicologica. La protagonista è interpretata da Elisa Schlott, attrice tedesca dal carisma silenzioso, affiancata da Max Riemelt e Alma Hasun. Il film lavora sulle dinamiche di gruppo, sulla colpa collettiva, sulla sopravvivenza come forma di compromesso morale. Non è cinema di intrattenimento nel senso corrente del termine: è cinema che resta.

Gioia mia: l’esordio siciliano che non ti aspetti

Il secondo titolo è Gioia mia, opera prima della regista Margherita Spampinato, e già questo dovrebbe bastare ad attirare l’attenzione. Gli esordi capaci di imporsi con una voce propria non sono frequenti, e questo lo fa con una sicurezza formale sorprendente. Al centro della storia c’è il piccolo Nico, un bambino che trascorre l’estate in Sicilia e si ritrova immerso in un universo familiare complesso, fatto di silenzi, non detti e affetti che faticano a trovare le parole giuste.

Il film si regge sulle spalle di Aurora Quattrocchi, interprete di lunga esperienza che qui offre una delle sue prove più intense, e sul giovanissimo Marco Fiore, la cui naturalezza davanti alla macchina da presa è tutt’altro che scontata. Completano il cast Martina Ziami e Camille Dugay Comencini. La Sicilia non fa da sfondo pittoresco: è parte attiva della narrazione, un territorio che osserva e condiziona, accoglie e opprime. Il film richiede pazienza, quella buona, la stessa che si usa con i libri che si fanno amare lentamente.

Una figlia: Accorsi e Francesconi in un duetto doloroso

Chiude il trittico Una figlia, firmato da Ivano De Matteo, regista che nel corso degli anni ha costruito una filmografia coerente attorno ai meccanismi interni delle famiglie italiane, alle crepe che si aprono tra le generazioni e alle verità che si fatica a dire in casa propria. Il film mette al centro il rapporto tra un padre e sua figlia dopo un lutto grave. Stefano Accorsi interpreta l’uomo alle prese con il proprio dolore e con le proiezioni inevitabili che riversa sulla figlia, ruolo affidato a Ginevra Francesconi, attrice giovane e già in grado di reggere scene di notevole peso emotivo.

Quando nella vita del padre entra una nuova compagna, gli equilibri precari che si erano ricostruiti entrano in crisi. De Matteo dirige con uno stile asciutto, quasi documentaristico, evitando ogni giudizio morale esplicito e lasciando che siano i corpi, gli sguardi e i silenzi a raccontare. Michela Cescon e Thony completano un cast che funziona con precisione. È un film che fa male nel modo giusto.

Tre film, tre registri diversi, una sola urgenza: vederli prima che il catalogo li tolga dall’abbonamento. Il cinema italiano contemporaneo, quando smette di inseguire il botteghino e si fida dello spettatore, sa ancora essere questo.

Related Articles