Il 1999 fu un anno straordinario per la fantascienza al cinema. Le sale proiettavano film capaci di rimettere in discussione la percezione della realtà, e tra questi spiccava in modo assoluto Matrix, con cui le sorelle Wachowski ridefinirono per sempre i confini del genere. Ma quello stesso anno, quasi in ombra, usciva un’altra pellicola costruita attorno alla stessa domanda filosofica di fondo: e se il mondo che percepiamo fosse una simulazione? Si chiamava Il Tredicesimo piano (The Thirteenth Floor), e finì per sparire dall’immaginario collettivo quasi senza lasciare traccia.
Il film, diretto da Josef Rusnak e prodotto con un budget di 16 milioni di dollari, si basava su un romanzo di fantascienza del 1964: Simulacron-3, scritto da Daniel F. Galouye. La storia seguiva le vicende di un gruppo di scienziati impegnati nella creazione di una città virtuale popolata da abitanti digitali coscienti, ignari della propria condizione. Quando il capo del progetto viene trovato morto e un collega scompare nel nulla, il protagonista inizia a sospettare che anche il suo mondo possa essere qualcosa di diverso da ciò che sembra.

L’adattamento cinematografico ambientava la vicenda nella Los Angeles del 1999, con un salto temporale verso una ricostruzione virtuale della stessa città negli anni Trenta. Craig Bierko interpretava il protagonista Hall, affiancato da Armin Mueller-Stahl nel ruolo del magnate della tecnologia Hannon Fuller. Vincent D’Onofrio, invece, vestiva i panni di Jason Whitney, l’amico con cui Hall si avventura all’interno della simulazione per decifrare il messaggio lasciato dal mentore scomparso.
Non era, va detto, la prima volta che il romanzo di Galouye arrivava sullo schermo. Nel 1973, la storia era già stata adattata per la televisione tedesca nel film in due parti Welt am Draht, diretto da Rainer Werner Fassbinder, opera apprezzata dalla critica e riscoperta nel tempo come lavoro visionario. Fu proprio questo precedente a ispirare il produttore Marco Weber, che insieme a Roland Emmerich decise di portare la storia al grande pubblico con una produzione hollywoodiana.

Il risultato, però, fu deludente su tutti i fronti. Al botteghino Il Tredicesimo piano incassò 18,6 milioni di dollari a fronte di un budget di 16 milioni, numeri insufficienti a parlare di successo e abbondantemente schiacciati dall’ingombro mediatico e culturale di Matrix, uscito nello stesso periodo. La critica si mostrò altrettanto fredda: su Rotten Tomatoes il film si fermò a un magro 29% di gradimento. Le recensioni parlavano di recitazione mediocre, dialoghi piatti e un ritmo lento che faticava a sostenere le ambizioni narrative della sceneggiatura. Qualcuno lo liquidò come un progetto scolastico mal riuscito.
Non mancarono, tuttavia, voci più equilibrate. Alcuni recensori riconobbero al film una certa eleganza stilistica e apprezzarono il lavoro sulla scenografia, oltre a segnalare la performance di D’Onofrio come uno degli elementi più convincenti della pellicola. Un critico lo descrisse come “il tipo di fantascienza su cui si continua a riflettere”, lasciando intendere che sotto la superficie imperfetta si nascondesse qualcosa di genuinamente stimolante.

In effetti, Il Tredicesimo piano appartiene a una stagione cinematografica precisa, quella della fine degli anni Novanta e dei primi anni Duemila, in cui il tema della realtà simulata divenne una vera ossessione creativa. Dark City, eXistenZ, Vanilla Sky: erano tutti film che esploravano la stessa inquietudine filosofica, quella che si ricollega alla cosiddetta ipotesi della simulazione, ovvero l’idea che la realtà percepita possa essere il prodotto di un sistema computazionale avanzato. Un’idea affascinante sul piano speculativo, per quanto abbia ricevuto critiche significative da parte della comunità scientifica per la mancanza di basi matematiche e osservabili solide.
Il Tredicesimo piano non riuscì a distinguersi in quel contesto affollato, e la concorrenza diretta con Matrix si rivelò letale. Rimase intrappolato in una zona grigia: troppo cerebrale per il pubblico generalista, non abbastanza rigoroso o visivamente innovativo per sedurre la critica. Un film che scivolò via, esattamente come i personaggi del suo stesso racconto, incapaci di sapere con certezza in quale strato della realtà stessero davvero vivendo.
Per chi fosse curioso di recuperarlo, Il Tredicesimo piano è attualmente disponibile in streaming gratuito su Tubi. Non è un capolavoro dimenticato, ma è un film con una sua identità, e forse merita uno sguardo più generoso di quello che ricevette all’epoca.












