Home Film‘Masters of the Universe’: quando un blockbuster anni ’80 torna e funziona davvero

‘Masters of the Universe’: quando un blockbuster anni ’80 torna e funziona davvero

Dopo la premiere di Los Angeles, le prime reazioni al film di Travis Knight premiano Jared Leto e Nicholas Galitzine in un'avventura che punta tutto sul cuore.

by Valeria Bernardo

La premiere di Los Angeles di Masters of the Universe ha dato il via a una prima ondata di reazioni social che difficilmente avrebbe potuto andare meglio. Il film diretto da Travis Knight, atteso nelle sale il 5 giugno 2026, sembra aver centrato l’obiettivo che molti ritenevano quasi impossibile: trasportare sul grande schermo la serie animata degli anni ’80 mantenendone lo spirito senza risultare anacronistico o involontariamente grottesco.

Il consenso prevalente tra chi ha assistito alla proiezione descrive il film come un’avventura colorata, d’azione e con un sense of humor efficace, capace di richiamare l’atmosfera dei cartoon del sabato mattina senza rinunciare alla grandiosità di un blockbuster contemporaneo. Il paragone più ricorrente nelle reazioni è quello con Bumblebee, il capitolo Transformers del 2018 che Knight aveva già diretto con successo, e che riuscì a salvare un franchise in crisi puntando su caratterizzazione e tono invece che su esplosioni e caos visivo.

Nicholas Galitzine nel ruolo di Principe Adam, il futuro He-Man, viene citato con frequenza come una delle sorprese più gradite: la sua interpretazione viene descritta come capace di restituire una dimensione emotiva al personaggio, con una dolcezza che rende il viaggio verso la figura eroica più credibile del previsto. Camila Mendes nei panni di Teela è un altro nome che emerge positivamente, insieme a Idris Elba come Man-At-Arms.

Ma il nome su cui si concentra la maggior parte dell’attenzione è quello di Jared Leto. La sua scelta come Skeletor aveva generato reazioni scettiche, per usare un eufemismo, nel momento in cui era stata annunciata. Le prime reazioni alla premiere ribaltano quella narrativa in modo piuttosto netto: Leto viene descritto come irriconoscibile nel ruolo, nel senso migliore del termine, e la sua performance insieme a quella di Alison Brie nei panni di Evil-Lyn viene indicata da diversi spettatori come il punto più alto del film. Il duo antagonista, stando a quanto emerge, ruba letteralmente la scena ai protagonisti.

La colonna sonora, affidata a Daniel Pemberton con un contributo di Brian May, viene segnalata come uno degli elementi più riusciti: un rock score che si integra nell’atmosfera fantasy senza stridere. Sul versante tecnico, vengono elogiati in particolare gli effetti pratici, il creature design e il trucco prostetico, elementi che si fondono con il lavoro digitale in modo che diversi spettatori hanno trovato superiore alla media attuale.

Non mancano voci critiche. Alcuni hanno segnalato che il film pecca di eccesso nel registro comico, con momenti in cui la leggerezza tende a smontare la tensione drammatica anziché bilanciarla. La tendenza a virare verso il camp viene percepita da una minoranza come un limite, non come una qualità. Si tratta comunque di posizioni minoritarie nel quadro generale delle reazioni.

La trama ufficiale segue Principe Adam, separato per quindici anni dalla spada del potere e dalla sua casa su Eternia, costretto a riunirsi con i suoi alleati per affrontare il dominio di Skeletor. Il cast include anche Morena Baccarin nel ruolo della Sorceress, James Purefoy e Charlotte Riley come Re Randor e Regina Marlena, e Kristin Wiig che presta la voce a Roboto.

Travis Knight si riconferma, almeno stando alle prime impressioni, un regista capace di maneggiare nostalgia e spettacolo senza scivolare nell’omaggio sterile. Masters of the Universe arriva nelle sale in un momento in cui i grandi franchise tentano spesso di compensare la mancanza di identità con la scala visiva. Qui, almeno secondo chi l’ha già visto, sembra essere accaduto qualcosa di diverso.

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