Ventuno anni fa, Andy Garcia aiutava sua figlia Daniella a completare un compito scolastico: scrivere un racconto breve nello stile di Raymond Chandler. Da quell’esercizio domestico è nato Diamond, il film che martedì sera ha ricevuto una standing ovation di nove minuti alla Grand Salle Lumière del Festival di Cannes.
Il progetto, presentato nella sezione fuori concorso, è una lettera d’amore a Los Angeles e un omaggio dichiarato al film noir classico. Garcia firma la regia, la sceneggiatura e interpreta Joe Diamond: un detective privato fuori dal suo tempo, dotato di un talento quasi soprannaturale per risolvere i casi che hanno lasciato perplessa persino la polizia di Los Angeles. Un personaggio che porta con sé l’eco di Philip Marlowe e Jake Gittes, ma riposizionato in una contemporaneità volutamente straniante.
Sul palco della Lumière, Garcia ha rivolto parole cariche di gratitudine al pubblico e al festival. “Questo è stato un viaggio di vent’anni e non riuscivo a immaginare un luogo più sacro di questo per condividerlo. Il film noir è stato coniato proprio qui, e condividere questo percorso così personale con il Festival di Cannes è per me un onore immenso”, ha detto l’attore e regista. Ha poi aggiunto un messaggio destinato soprattutto ai più giovani: “Abbiamo tutti un sogno. Non esiste ostacolo così grande da non poter essere superato. Continuate ad andare avanti. Come diceva mio padre: non fare mai un passo indietro, nemmeno per prendere slancio.”

Al suo fianco a Cannes erano presenti Vicky Krieps e Rosemarie DeWitt, tra i protagonisti del film. Il cast completo include nomi di grande peso: Brendan Fraser, Bill Murray, Dustin Hoffman, Demián Bichir, Danny Huston, Richardson Jackson, Yul Vazquez, Robert Patrick e Rachel Ticotin. Molti di loro non hanno potuto raggiungere la Costa Azzurra per la première, ma Garcia li ha ringraziati pubblicamente, riservando loro parole che dicono molto sul senso di questo progetto: “Quando le persone che ammiri, che ti hanno ispirato, si fidano di te e vogliono entrare nel tuo mondo per un po’, quello è il premio più grande. Senza il loro supporto, questo film non sarebbe quello che è.”
Diamond rappresenta la terza regia di Garcia, dopo il documentario del 1993 Cachao… Como Su Ritmo No Hay Dos e il lungometraggio del 2005 The Lost City. Il regista mancava da Cannes dal 2007, quando Ocean’s Thirteen aveva portato il suo nome sul tapis rouge. La prima presenza al festival risaliva invece al 1995, con Things to Do in Denver When You’re Dead, selezionato per la sezione Un Certain Regard.

Nella stessa sezione fuori concorso di quest’edizione figurano anche Full Phil di Quentin Dupieux, con Woody Harrelson e Kristen Stewart, e Her Private Hell di Nicolas Winding Refn: una programmazione che conferma la vocazione della sezione a ospitare voci autoriali forti, al di là della corsa ai premi.
Nel caso di Diamond, però, la risposta del pubblico ha detto già abbastanza. Nove minuti di applausi in una delle sale più cariche di storia del cinema mondiale sono una valutazione difficile da ignorare, qualunque cosa decidano le giurie.












