Home HBO MaxSong of the Samurai è il lato più estremo del mondo che Shogun ha aperto

Song of the Samurai è il lato più estremo del mondo che Shogun ha aperto

Song of the Samurai porta su HBO la storia dello Shinsengumi con coreografie da anime e un'energia visiva che Shogun non ha mai cercato.

by Valeria Bernardo

Shogun ha vinto l’Emmy per la miglior serie drammatica, è diventata la prima produzione in lingua giapponese a raggiungere quel traguardo e ha convinto il pubblico occidentale che il dramma storico giapponese poteva reggere il confronto con qualsiasi altra narrativa seriale di alto profilo. Il 99% su Rotten Tomatoes non è un numero, è una dichiarazione di consenso. Ma quella serie ha anche fatto qualcosa di più sottile: ha rimesso in circolazione un intero genere, il jidaigeki, il dramma storico d’azione ambientato nel Giappone feudale, che faticava a trovare spazio nei palinsesti internazionali.

HBO ha raccolto quella apertura e ha deciso di percorrere una strada diversa, non opposta. Song of the Samurai condivide con Shogun l’ambientazione storica giapponese e il fascino del codice del guerriero, ma nasce da presupposti estetici e narrativi che appartengono a un altro universo espressivo. La serie è tratta da Chiruran: Shinsengumi Requiem, manga di Umemura Shinya e Hashimoto Eiji, e porta con sé tutta la grammatica visiva ed emotiva di quel medium: personaggi fortemente archetipici, coreografie di combattimento che sconfinano nel fantastico, un ritmo costruito per accumulo di intensità piuttosto che per raffinamento drammaturgico progressivo.

L’ambientazione è il periodo Edo, più precisamente gli anni finali dello shogunato Tokugawa, quel momento di crisi in cui il vecchio ordine feudale cominciava a cedere sotto la pressione dei cambiamenti politici e dell’apertura forzata al mondo esterno. Il contesto storico è noto come Bakumatsu e rappresenta uno dei periodi più turbolenti della storia giapponese moderna. I protagonisti della serie, tra cui figurano Hijikata Toshizo e Kondo Isami, sono figure storiche reali: appartenevano allo Shinsengumi, una forza di polizia speciale creata per difendere gli interessi del governo militare e reprimere i movimenti che spingevano verso la restaurazione del potere imperiale.

Shogun attingeva alla tradizione del romanzo storico occidentale, precisamente all’opera di James Clavell, e costruiva la sua tensione sul piano degli intrighi diplomatici e delle alleanze fragili nel periodo Sengoku. Song of the Samurai sceglie un’altra via: la sua origine è il manga, e quella origine si vede in ogni scena d’azione. Le prime puntate della serie hanno messo in primo piano i combattimenti e le dinamiche tra i personaggi, lasciando l’intrigo politico in posizione di attesa. Chi conosce la storia dello Shinsengumi sa che quella componente è destinata a emergere con forza nel corso della narrazione.

Il punto dove la serie si distingue con maggiore evidenza è la costruzione delle sequenze di duello. Le coreografie sembrano progettate come composizioni musicali: ogni movimento ha un ritmo, ogni scambio di colpi risponde a una logica visiva che richiama apertamente l’animazione giapponese pur restando nel registro dell’azione dal vivo. Il risultato è uno stile ibrido che non ha molti precedenti nel panorama televisivo internazionale, qualcosa che si colloca consapevolmente a metà strada tra la fisicità concreta del live action e l’estetica amplificata degli anime.

Nel 2026 è prevista anche la seconda stagione di Shogun, che continuerà a esplorare il periodo Sengoku con la stessa cifra stilistica che ha reso celebre la prima. Le due serie non si escludono a vicenda: offrono prospettive diverse sullo stesso universo culturale, sullo stesso senso dell’onore e della spada. Shogun costruisce la sua tensione nell’ellissi e nel non detto; Song of the Samurai porta tutto in superficie, alza il volume, trasforma ogni sequenza in uno spettacolo esplicito. Sono due modi di raccontare lo stesso Giappone, e il fatto che entrambi trovino spazio nello stesso panorama seriale dice qualcosa di preciso su dove è arrivata la serialità internazionale di qualità.

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