The Mandalorian e Grogu è prima di tutto uno spettacolo. Ed è da qui che bisogna partire per capire cosa funziona e cosa scricchiola in questo passaggio dal piccolo al grande schermo. Lucasfilm ha scelto la via più diretta: meno parole, più movimento, più caccia stellari che sfrecciano in formazione, più sparatorie coreografate al millimetro. Una scelta precisa, non un incidente di percorso.
La trama, in poche righe e senza svelare nulla, ci ritrova Din Djarin che lavora a contratto per la Nuova Repubblica, con Grogu sempre al suo fianco. Una missione apparentemente di routine si trasforma rapidamente in qualcosa di più grande, che riporta in scena vecchie ferite dell’Impero e nuove minacce che si muovono ai margini della galassia. È un canovaccio lineare, costruito per sostenere il ritmo visivo piuttosto che per stratificare la narrazione.

E qui arriviamo al primo nodo. Chi ha seguito la serie entra in sala con tutte le coordinate: sa chi è Din, sa come ha incontrato Grogu, sa perché un mandaloriano si ritrova a collaborare con la Nuova Repubblica dopo aver passato anni a diffidare di qualsiasi autorità. Chi invece arriva da spettatore generalista, magari attratto dal nome Star Wars o dalla simpatia immediata del piccolo essere verde, rischia di restare un passo indietro. Sarebbero bastati pochi minuti, una sequenza iniziale di raccordo, una voce fuori campo, qualsiasi cosa che spiegasse il legame tra i due protagonisti e la condizione attuale di Din. Quella sintesi manca, e si sente.
NO FERMI!! Sarebbe forse bastato il bellissimo Opening Crawl che da sempre ha caratterizzato l’inizio dei film di Star Wars, diavolo quanto è stato strano non vederlo!!!
Sul fronte delle interpretazioni, Din Djarin resta il personaggio che conosciamo: uomo di poche parole, sguardo che parla attraverso un casco, un padre adottivo che ha imparato sul campo cosa significhi proteggere qualcuno. Il film non lo riscrive, lo conferma. Grogu invece guadagna spazio: non è più solo l’icona tenera da merchandising, ma una presenza che agisce, decide, interviene. I momenti in cui il piccolo prende iniziativa sono tra i più riusciti del film, perché spostano l’equilibrio della coppia e ci ricordano che stiamo guardando crescere un personaggio, non un peluche.

La sceneggiatura sceglie la via dell’essenzialità. I dialoghi sono pochi, spesso ridotti a battute funzionali, e quando ci sono privilegiano l’ironia secca rispetto all’introspezione. Funziona finché il ritmo regge, e il ritmo regge quasi sempre. Le sequenze d’azione sono il vero motore del film: inseguimenti, scontri a fuoco, momenti di tensione costruiti con perizia tecnica. La scena dell’arena è qualcosa di pazzesco e che fa saltare dalla sedia. Quello che colpisce è la cura nel design dei mezzi, delle armature, degli ambienti. Lucasfilm sa come si fa Star Wars, e qui lo dimostra.
Il sottotesto, se vogliamo cercarlo, è quello che attraversa tutta la saga del mandaloriano da quando esiste: la famiglia che ti scegli vale quanto quella di sangue, e proteggere qualcuno è una forma di identità. Non c’è una grande tesi nuova, ma c’è una conferma coerente di un percorso emotivo già avviato. Il film non tradisce lo spirito della serie, lo amplifica con i mezzi del cinema.

Detto tutto questo, l’impressione finale è abbastanza chiara: ci troviamo davanti a una quarta stagione compressa in due ore. Si vede dalla struttura, si vede dai passaggi a volte sbrigativi tra un atto e l’altro, si vede da alcuni snodi narrativi che avrebbero meritato più respiro e che invece vengono risolti in fretta per non perdere il ritmo. Non è un difetto fatale, è una scelta di formato che mostra le sue cuciture. La fretta, in certi momenti, si percepisce.
Eppure il film resta godibile, e parecchio. Funziona perché non tradisce le aspettative dei fan e perché regala due ore di spettacolo pulito, divertente, visivamente generoso. Funziona meno quando dimentica chi non ha visto la serie e quando corre dove avrebbe potuto camminare. Vale la pena vederlo al cinema, soprattutto se Star Wars vi è entrata sotto pelle in qualche momento della vita. Se invece vi aspettate un film autonomo che vi spieghi tutto, mettete in conto qualche minuto di disorientamento iniziale. Poi però arrivano le navi, arriva Grogu, arriva il casco di Din che riflette le esplosioni, arriva Rotta che non è solo una comparsa ma diventa un co-protagonista della storia e per ultimo, per noi appassionati dal 1977, arrivano anche gli X-Wing. E si torna a essere bambini.
Scheda tecnica
Cast principale
- Pedro Pascal – Din Djarin - Il Mandaloriano
- Sigourney Weaver – Ward
- Jeremy Allen White – Rotta the Hutt
- Jonny Coyne – Janu
