Quello che David Mackenzie ha sempre saputo fare meglio è mettere uomini ordinari in situazioni che li costringono a scegliere chi vogliono diventare. Lo ha fatto in Hell or High Water, dove due fratelli rapinavano banche per salvare una terra, e a quanto si intuisce dal primo trailer italiano lo fa di nuovo con Fuze – Conto alla rovescia, in sala dal 17 giugno. Solo che stavolta lo scenario non è il Texas polveroso dei cowboy contemporanei: è Londra, con la sua densità, le sue contraddizioni, le sue ferite ancora aperte. Letteralmente.
L’innesco narrativo è di quelli che fanno invidia per come unisce realismo e potenziale spettacolare. In un cantiere della capitale britannica viene ritrovata una bomba inesplosa risalente alla Seconda guerra mondiale. Da lì parte il meccanismo: evacuazione, città bloccata, strade deserte, sirene. E un gruppo di criminali che decide di sfruttare quel vuoto improvviso per orchestrare un colpo che in condizioni normali sarebbe impensabile. Il countdown del titolo non è un vezzo: è la struttura stessa del film.

Il cast riunito attorno a Mackenzie suggerisce un’ambizione precisa. Aaron Taylor-Johnson arriva da una stagione in cui ha costruito una fisicità tesa, sempre sul punto di esplodere, e qui sembra il volto giusto per un personaggio che si muove dentro la pressione del tempo. Theo James porta la sua eleganza inquieta, quel tipo di presenza che funziona quando il film chiede ambiguità più che eroismo. Sam Worthington, Gugu Mbatha-Raw, Saffron Hocking, Elham Ehsas completano un ensemble che lascia intuire una scrittura corale, dove ogni figura ha un peso specifico nella meccanica del colpo.
Quello che ci interessa di più, almeno sulla carta, è il modo in cui Mackenzie potrebbe leggere Londra. La città evacuata diventa un personaggio in sé: un labirinto svuotato, una scenografia che la storia ha già scritto e che il presente riscrive a velocità criminale. La bomba della Seconda guerra mondiale non è solo un pretesto narrativo, è anche un’eco. Il passato che torna a galla letteralmente sotto i piedi della metropoli, e che diventa la finestra di opportunità per chi sa muoversi nel caos. È una lettura possibile, ovviamente, da verificare in sala, ma è il tipo di sottotesto che nel cinema di Mackenzie raramente è un caso.

Sul piano del genere, il rischio del puro esercizio di stile esiste sempre quando si parla di heist movie a tempo scaduto. La differenza la fa il modo in cui i personaggi reggono la pressione della struttura. Se Fuze riuscirà a tenere insieme la tensione del meccanismo e lo spessore delle figure che lo abitano, potremmo trovarci davanti a uno di quei thriller che funzionano oltre la singola visione. Se invece il countdown divorerà tutto il resto, resterà comunque un action confezionato da un regista che il ritmo lo conosce bene.
Aspettiamo il 17 giugno con una curiosità precisa: vedere se Mackenzie, dopo aver raccontato l’America rurale come un confine morale, sa fare lo stesso con una capitale europea che si scopre improvvisamente vuota. La promessa, dal trailer, è di quelle che meritano fiducia.












