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Speciale cannes: Cinecittà cresce, il tax credit sale al 40%: l’Italia gioca la carta delle co-produzioni

Al Festival di Cannes 2026, il panel istituzionale italiano ha presentato incentivi, infrastrutture e accordi bilaterali per attrarre produzioni da tutto il mondo.

by Mauro Terrone

All’Italian Pavilion di Cannes 2026, le principali istituzioni italiane del settore cinematografico e audiovisivo si sono riunite per presentare al mercato internazionale quello che viene definito il “Sistema Italia”: un insieme coordinato di incentivi fiscali, fondi pubblici, accordi bilaterali e infrastrutture produttive pensato per attrarre investimenti stranieri e favorire le co-produzioni con partner esteri.

L’incontro, organizzato dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura (DGCA-MiC) e moderato da Roberto Stabile, Responsabile del Dipartimento di Internazionalizzazione di Cinecittà, ha visto alternarsi al microfono sottosegretari, direttori generali, diplomatici e manager del settore. Il messaggio comune era chiaro: l’Italia non si presenta più soltanto come una location di prestigio, ma come un ecosistema produttivo strutturato, con strumenti finanziari competitivi e una rete diplomatico-industriale in espansione.

Il Sottosegretario di Stato alla Cultura Lucia Borgonzoni ha annunciato l’apertura della prima finestra per le co-produzioni internazionali al 3 giugno 2026, con un fondo dedicato da 100 milioni di euro. Borgonzoni ha precisato che si lavora all’apertura di una seconda finestra e che quella destinata alle produzioni nazionali è in via di definizione.

Sul fronte degli accordi bilaterali, il quadro è ampio: l’Italia ha attualmente 49 accordi di co-produzione attivi a livello internazionale. Tra quelli in fase di aggiornamento o negoziazione figurano l’accordo con la Cina e quelli con i Paesi del Nord Africa, che includono anche iniziative di formazione e sviluppo di partnership locali.

Giorgio Carlo Brugnoni, Direttore Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura, ha inquadrato il sistema complessivo: il fondo nazionale a sostegno dell’intera filiera cinematografica e audiovisiva ammonta a circa 626 milioni di euro. Il tax credit internazionale è confermato al 40%, con le finestre per il caricamento delle richieste di credito previste per l’inizio di giugno.

Il panel ha dedicato ampio spazio a Cinecittà, presentata non solo come simbolo storico ma come struttura in piena espansione. L’amministratrice delegata Manuela Cacciamani ha illustrato il piano di sviluppo degli Studios di Via Tuscolana: entro la fine di giugno 2026, Cinecittà raggiungerà 25 teatri di posa e 20.000 metri quadrati di servizi di produzione.

A testimoniare la vivacità del sito produttivo romano, Cacciamani ha citato alcune delle produzioni in corso: Mel Gibson ha completato le riprese nella settimana precedente al panel, Denzel Washington è atteso a breve, e la serie tratta dal franchise videoludico Assassin’s Creed occuperà gli studi per tutto il 2026. Secondo Cacciamani, però, il vero punto di forza rimane il capitale umano che anima gli studi.

Il discorso si è ampliato con l’intervento di Letizia Santangelo, Consigliere di Ambasciata e Capo Ufficio Promozione Culturale del MAECI, che ha posto l’accento sul ruolo strategico della cultura italiana nelle relazioni internazionali. Nel 2025, l’industria culturale e creativa ha rappresentato il 15% del PIL italiano: un dato che, secondo Santangelo, rende il cinema uno strumento di promozione del Paese non solo simbolico ma economicamente rilevante.

Sul versante della promozione commerciale all’estero, Lorenzo Galanti, Direttore Generale dell’Agenzia ICE, ha descritto un sistema promozionale che conta circa 20 iniziative annue e coinvolge direttamente circa 260 aziende italiane, con copertura dei principali mercati europei, nordamericani e asiatici.

A tirare le conclusioni dell’incontro è stato Antonio Saccone, Presidente di Cinecittà, con un argomento di natura squisitamente economica: per ogni euro investito in produzioni audiovisive da soggetti stranieri, il ritorno per l’Italia in termini di occupazione, turismo, visibilità e reputazione internazionale supera di tre volte l’investimento iniziale. Un moltiplicatore che, nelle parole di Saccone, giustifica l’impegno dello Stato italiano nel sostenere la crescita del settore come politica di sviluppo nazionale, non come spesa culturale.

Il panel di Cannes ha così fotografato un momento in cui l’Italia tenta di consolidare una posizione competitiva nel mercato globale delle produzioni audiovisive, mettendo in campo risorse pubbliche significative e una diplomazia culturale sempre più integrata con gli obiettivi economici del Paese.

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