Home Curiosità‘Io sono leggenda’: perché Richard Matheson non amò nessuno dei tre film

‘Io sono leggenda’: perché Richard Matheson non amò nessuno dei tre film

Richard Matheson scrisse un romanzo che Hollywood ha adattato tre volte. Nessuna versione lo convinse, per ragioni che riguardano il cuore stesso del libro.

by Mauro Terrone

Tre film in quarant’anni, tre grandi nomi del cinema americano davanti alla macchina da presa, un romanzo considerato tra i più influenti del Novecento. Eppure Richard Matheson, che quel romanzo lo scrisse nel 1954, non riuscì mai ad apprezzarne davvero nessun adattamento. La storia di Io sono leggenda e del suo difficile rapporto con il cinema è una di quelle vicende che dicono qualcosa di preciso su come funziona Hollywood quando si avvicina a certi libri.

Il romanzo e il suo rovescio

Pubblicato nel 1954, Io sono leggenda è un romanzo post-apocalittico in cui Robert Neville è l’ultimo uomo rimasto in un mondo popolato da esseri simili a vampiri, decimato da un’epidemia. Sulla carta sembra un racconto horror classico, e in parte lo è. Ma il punto più importante del libro sta altrove: nel finale, Neville comprende di essere diventato lui stesso la leggenda, il mostro agli occhi della nuova umanità che lo circonda. Un ribaltamento di prospettiva che capovolge tutto quello che è venuto prima e che costituisce, di fatto, la ragione profonda del titolo.

È esattamente questo nucleo che gli adattamenti cinematografici hanno sistematicamente modificato, ammorbidito o ignorato.

Il caso Vincent Price e lo pseudonimo

Il primo adattamento, L’ultimo uomo della Terra del 1964 con Vincent Price, è storicamente considerato il più fedele al testo originale. Eppure Matheson ne fu così deluso da chiedere di essere accreditato con uno pseudonimo: nei titoli compare il nome “Logan Swanson”, non il suo. Una presa di distanza netta, che in un’industria dove la visibilità è tutto ha un peso specifico molto chiaro.

Le ragioni precise di quella delusione non sono mai state articolate in modo esaustivo dall’autore in documenti pubblici, ma la scelta dello pseudonimo parla da sola.

Charlton Heston e il western urbano degli anni Settanta

Nel 1971 arrivò 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, con Charlton Heston nei panni di Neville. Il film prese la storia di Matheson e la trasformò in qualcosa di molto diverso: toni action, un protagonista fisicamente dominante, un’impronta quasi western trapiantata in una città deserta. Il personaggio del libro, fragile, alcolizzato, psicologicamente consumato dalla solitudine, lasciò spazio a una figura eroica e muscolare. Il ribaltamento finale, quello che dà senso all’intero romanzo, venne ulteriormente attenuato.

Will Smith e il finale che divide ancora oggi

Il terzo adattamento, Io sono leggenda del 2007 diretto da Francis Lawrence con Will Smith, è quello che ha raggiunto il pubblico più vasto. Il film funzionò bene al botteghino e restituì con efficacia alcune atmosfere del libro, in particolare il senso di isolamento assoluto in una New York abbandonata e ricoperta dalla natura. Sul piano visivo e spettacolare, era il più riuscito dei tre.

Il problema, ancora una volta, fu il finale. La versione distribuita nelle sale cambiò radicalmente la conclusione rispetto al romanzo, eliminando del tutto il concetto che dava senso al titolo. Vale la pena ricordare che esiste anche un finale alternativo del film, più fedele allo spirito del libro, che però non fu quello scelto per la distribuzione principale e che circola ancora oggi tra i fan come la versione “giusta” che non si vide.

Matheson fu esplicito sul punto: dichiarò pubblicamente di non capire perché Hollywood fosse così attratta dal suo libro se poi nessuno sembrava disposto a raccontare la storia così come lui l’aveva scritta.

Un’influenza enorme, un’incomprensione costante

Il paradosso, se si vuole usare questa parola fuori dai titoli, sta nel fatto che Io sono leggenda ha avuto un’influenza enorme sulla cultura pop successiva. Stephen King ha citato Matheson tra i suoi riferimenti fondamentali. La narrativa zombie moderna deve moltissimo a quel romanzo, sia nella struttura sia nella logica dell’epidemia come metafora sociale. Generazioni di autori si sono formati su quelle pagine.

Eppure nessuno dei tre film che ne derivano ha mai portato sullo schermo l’idea più originale e perturbante del testo: quella per cui il protagonista non è l’eroe della storia, ma la sua anomalia, il sopravvissuto che il nuovo ordine del mondo considera una minaccia.

Hollywood, in tutte e tre le occasioni, ha preferito raccontare un uomo che resiste. Matheson aveva scritto di un uomo che, senza saperlo, è già diventato il mostro.

Quella storia, nella sua forma più fedele, è ancora in attesa di un adattamento.

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