Na Hong-jin non è un nome che si dimentica facilmente. Dietro di lui ci sono tre film che hanno ridefinito il thriller coreano moderno: The Chaser, The Yellow Sea e The Wailing. Ognuno di questi lavori ha portato il suo marchio narrativo in territori sempre più oscuri e perturbanti, costruendo una reputazione solidissima nel cinema d’autore internazionale. Poi, per anni, il silenzio. E ora, all’improvviso, Hope.
Il teaser appena pubblicato non lascia molto spazio all’immaginazione: qualcosa è atterrato nei pressi di una piccola cittadina costiera, e ciò che segue è caos puro. Le immagini mostrano sequenze d’azione ambientate tra foreste e strade di paese, creature aliene intraviste in rapida successione e una tensione narrativa che cresce di secondo in secondo. È un teaser che non nasconde la natura spettacolare del progetto: scene d’azione ad ampio respiro, atmosfere cupe, e quella sensazione di imminente catastrofe che Na Hong-jin sa dosare come pochi altri.
La storia si svolge a Hope Harbor, un villaggio costiero remoto situato nei pressi della Zona Demilitarizzata tra le due Coree. Tutto inizia con la segnalazione di una tigre avvistata in zona: il capo della polizia locale, Bum-seok, viene allertato come per una normale emergenza. Ma quello che sembra un problema di fauna selvatica si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più difficile da gestire, quando creature aliene cadute nelle vicinanze cominciano a minacciare la sopravvivenza dell’intera comunità.

Il cast è uno degli elementi più discussi attorno al progetto. Sul fronte coreano figurano Hwang Jung-min e Zo In-sung, due tra gli attori più rispettati del cinema contemporaneo del paese, insieme a Jung Ho-yeon, nota al grande pubblico internazionale grazie a Squid Game. Accanto a loro, in ruoli che il teaser lascia volutamente misteriosi, compaiono Taylor Russell, Cameron Britton, Alicia Vikander e Michael Fassbender. Un ensemble che mescola il cinema coreano con nomi del circuito internazionale in modo non convenzionale, e che già da solo è sufficiente ad alimentare la curiosità degli spettatori più attenti.
Hope ha debuttato alla Competizione Ufficiale del Festival di Cannes 2026, posizionamento che ha sorpreso una parte degli osservatori. Il film viene descritto da chi l’ha già visto come qualcosa di difficile da classificare nel contesto canonico della Croisette: la sua natura di sci-fi action dal ritmo serrato lo avvicina più a certi midnight movies che alle produzioni tipicamente associate alla Sélection Officielle. Questa tensione tra la legittimazione festivaliera e il DNA viscerale del film è, in fondo, parte del fascino che già circonda il progetto.
Per il mercato sudcoreano, Hope arriverà in sala nella stagione estiva del 2026. Per gli Stati Uniti, la distribuzione è affidata a Neon, la stessa etichetta che negli ultimi anni ha portato in America alcuni dei titoli più audaci del cinema internazionale. Una data precisa per il debutto americano non è ancora stata annunciata.

Quello che è chiaro, anche solo guardando il teaser, è che Na Hong-jin non ha usato gli anni di pausa per ammorbidire il proprio cinema. Se The Wailing era un horror rurale capace di sgretolare le certezze dello spettatore dall’interno, Hope sembra voler fare qualcosa di simile su scala molto più grande, con alieni al posto dei demoni e un intero villaggio al posto di una singola famiglia. La logica narrativa è forse la stessa: mettere una comunità di fronte a qualcosa di incomprensibile e osservare come si disgrega.
Resta da vedere se il film riuscirà a tenere insieme la visione autoriale di Na Hong-jin e le ambizioni di un cinema di genere ad alto impatto visivo. Il teaser suggerisce che la risposta potrebbe essere sì.












