Home Festival di CannesSpeciale Cannes: Lena Dunham, il memoir e il silenzio calcolato di Adam Driver

Speciale Cannes: Lena Dunham, il memoir e il silenzio calcolato di Adam Driver

by Valeria Bernardo

Una sala stampa gremita, un film appena applaudito con una lunga standing ovation, e una domanda che non riguardava nulla di tutto questo. Al Festival di Cannes 2026, durante la conferenza stampa di Paper Tiger, il nuovo thriller firmato da James Gray, Adam Driver si è trovato a dover rispondere alle rivelazioni contenute nel memoir di Lena Dunham, Famesick, pubblicato nelle settimane precedenti. La sua risposta è stata fulminante: «Non ho commenti su tutto questo. Sto salvando tutto per il mio libro». Risate in sala, argomento chiuso, o almeno così è sembrato.

La questione, però, ha una storia alle spalle che vale la pena ricostruire. Driver e Dunham hanno condiviso il set di Girls, la serie HBO che ha segnato buona parte degli anni Dieci, dal 2012 al 2017. Nel libro, Dunham descrive un rapporto professionale e personale di grande intensità, fatto di momenti di vera vicinanza creativa ma anche di tensioni significative. Tra i passaggi più discussi figurano episodi in cui l’attore avrebbe mostrato comportamenti impulsivi durante le riprese: una scena intima diventata fisicamente più brusca del previsto, e un momento in camerino in cui Driver avrebbe perso la calma lanciando una sedia. Dunham ha precisato di non aver denunciato questi episodi all’epoca, interpretandoli come parte di una dinamica creativa particolarmente carica.

Il memoir non è tuttavia un atto d’accusa monodimensionale. Dunham dedica spazio anche ai momenti in cui Driver è stato un punto di riferimento emotivo, descrivendo un legame artistico che nel tempo si è intrecciato con sentimenti personali mai del tutto definiti. La scelta di mantenere i confini lavorativi ha impedito che quella relazione prendesse un’altra forma, e la fine della serie nel 2017 ha coinciso con la fine del loro contatto. L’attrice racconta anche la sofferenza provata quando Driver si è fidanzato, pur senza trasformare il racconto in una requisitoria. L’intenzione dichiarata, nelle sue successive prese di posizione pubbliche, è stata quella di riflettere sulla complessità di certi legami artistici, non di danneggiare la reputazione del collega.

Driver, dal canto suo, è notoriamente restio a parlare di sé in pubblico, figuriamoci a commentare le parole altrui. La battuta pronunciata a Cannes è coerente con il suo stile comunicativo: ironica, disarmante, definitiva nella forma ma volutamente aperta nell’interpretazione. Che si tratti di una promessa reale o di un modo elegante per chiudere la conversazione senza alimentarla, è impossibile dirlo con certezza.

Paper Tiger, il film che Driver stava presentando al festival, lo vede nei panni di un ex poliziotto che tenta di sottrarre il fratello, interpretato da Miles Teller, a un pericoloso intreccio criminale ambientato nel 1986. Nel cast figura anche Scarlett Johansson, che non era presente alla première ma ha fatto recapitare una dichiarazione letta da Gray in sala. Driver e Johansson avevano già collaborato in Marriage Story, il film di Noah Baumbach che nel 2019 aveva valso a entrambi una candidatura agli Academy Awards.

Due candidature all’Oscar, una carriera costruita sul rigore e sulla distanza dalle logiche dello star system: Driver rimane una figura difficile da inquadrare per il sistema mediatico, e la sua risposta a Cannes ne è la conferma più recente. Che il libro esista davvero, e che contenga la sua versione, resta per ora nell’ordine delle ipotesi.

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