Giulia Ottonello torna al centro della scena con un ruolo che, per peso simbolico e risonanza emotiva, rappresenta una delle sfide più intriganti del musical italiano contemporaneo. Sarà lei a dare voce e corpo ad Amélie Poulain nella nuova produzione di Amélie – Il Musical, progetto firmato Ad Astra Entertainment in coproduzione con Compagnia delle Formiche e Fabrizio di Fiore Entertainment & Fdf Gat.
Il personaggio di Amélie non è semplicemente una protagonista: è un’architettura emotiva costruita su piccoli gesti, su sguardi obliqui verso il mondo, su una timidezza che paradossalmente contiene una forza creativa enorme. Reso celebre dal film di Jean-Pierre Jeunet, il personaggio porta con sé un’eredità cinematografica precisa, fatta di estetica visionaria e di una narrazione che privilegia il dettaglio sul grande gesto. Trasporlo in forma musicale significa ricrearne l’atmosfera con strumenti completamente diversi: la voce, il corpo, la presenza scenica in tempo reale.
Su questi strumenti Giulia Ottonello costruisce da anni la propria carriera. Il suo percorso nel musical italiano attraversa titoli di generi e registri molto diversi: da Cats a Cabaret, da Frankenstein Junior a Rocky, fino a Sette Spose per Sette Fratelli e alla recente produzione di Tutti insieme appassionatamente. Una traiettoria che racconta un’artista capace di muoversi tra universi stilistici lontani, adattando ogni volta la propria sensibilità al personaggio senza appiattirne i contorni.
La scelta di affidarle Amélie non è quindi neutrale. Il personaggio richiede una presenza scenica che sappia tenere insieme fragilità e ironia, introversione e calore: qualità che nella poetica del musical si traducono in una gestione dell’emozione molto calibrata, mai sopra le righe. È proprio questo equilibrio a rendere il casting significativo al di là della semplice notizia.
Amélie – Il Musical si presenta come una produzione che punta su una storia capace di attraversare generazioni: delicata nella forma, ma tutt’altro che leggera nella sostanza. Il coraggio di aprirsi al mondo, il potere dei piccoli gesti, la tensione tra immaginazione e realtà sono temi che il musical come forma d’arte sa tradurre in modo diretto e fisico, senza mediazioni. E con Giulia Ottonello in scena, quella traduzione ha già un punto di riferimento preciso.













