Home Festival di CannesSpeciale Cannes: Peter Jackson e la Palma d’oro, il coraggio di chi non sapeva cosa stava facendo

Speciale Cannes: Peter Jackson e la Palma d’oro, il coraggio di chi non sapeva cosa stava facendo

Al 79° Festival di Cannes, Peter Jackson ha ricevuto la Palma d'oro alla carriera tra standing ovation, riflessioni sull'AI e annunci sui prossimi film.

by Valeria Bernardo

Al 79° Festival di Cannes, la cerimonia di apertura ha avuto un solo protagonista assoluto: Peter Jackson. Il regista neozelandese ha ricevuto la Palma d’oro alla carriera, consegnatagli da Elijah Wood, l’attore che interpretò Frodo Baggins nella trilogia de Il Signore degli Anelli e che, davanti alla platea del Palais des Festivals, ha voluto ricordare quanto quella saga abbia segnato anche la propria vita: “Peter è cresciuto in un paese che all’epoca non aveva praticamente un’industria cinematografica, ma questo non l’ha certo fermato. Quando avevo solo 18 anni, Il Signore degli Anelli non era solo l’inizio del viaggio di Frodo, ma l’inizio del mio. Quindi, Pete, non ho davvero parole per ringraziarti di questo.”

Jackson ha ricevuto una lunga standing ovation prima di prendere la parola. E quando l’ha fatto, ha scelto di tornare a Cannes stessa come punto di partenza narrativo. Nel 2001, la première de La compagnia dell’anello non era ancora avvenuta, ma il festival francese aveva già ospitato il regista e venti minuti di filmato grezzo, con conferenze stampa tenute in un castello sulle colline. “Quella scommessa ha cambiato la percezione del film”, ha detto Jackson. “Quando La compagnia dell’anello uscì a dicembre, c’era un’attesa che non ci sarebbe stata, se non fosse stato per Cannes.”

L’incoscienza come metodo

Il giorno seguente alla premiazione, Jackson ha tenuto una masterclass che ha spaziato dal passato al futuro, toccando temi che raramente trovano spazio in questo tipo di occasioni. Uno dei passaggi più rivelatori ha riguardato la genesi stessa della trilogia tolkieniana. Prima de Il Signore degli Anelli, l’obiettivo era creare un progetto fantasy di ampio respiro per sostenere la società di effetti visivi Weta FX. Si pensava a qualcosa di ispirato ai film di Ray Harryhausen, ma ogni volta che si sedevano a scrivere, il termine di paragone ricorrente era sempre lo stesso: Tolkien. “Ogni volta che inventavamo qualcosa pensavamo: aspetta, questa cosa l’ha già fatta Tolkien.” La soluzione, apparentemente ovvia, era in realtà un salto nel vuoto: acquisire i diritti del romanzo e girarlo direttamente.

Jackson ha descritto quel periodo con una parola precisa: incoscienza. “Se avessimo davvero compreso fino in fondo ciò che avevamo davanti, probabilmente non avremmo mai iniziato. Sarebbe stato troppo spaventoso.” Poi ha aggiunto qualcosa di ancora più personale, raccontando i momenti di vera crisi durante le riprese, le mattine in macchina alle sette, le scene che non sapeva come mettere in scena, la necessità di fingere sicurezza davanti a una troupe intera che attendeva risposte. “Tutti ti guardano aspettandosi che tu sappia cosa fare. E tu fai finta. Parli con il direttore della fotografia, con gli attori, loro propongono idee e poi dici: ‘Sì, esatto, è proprio quello che faremo’.”

Il nodo Andy Serkis e il caso Gollum

Tra i temi affrontati nella masterclass, uno ha assunto un tono particolarmente battagliero. Jackson ha difeso apertamente Andy Serkis, l’attore che ha prestato corpo e voce a Gollum attraverso la tecnica del motion capture, sostenendo che la diffidenza verso le performance digitali penalizza ingiustamente chi ha costruito un personaggio con mezzi esclusivamente umani. “Non credo che un personaggio tipo Gollum o un’interpretazione generata abbia alcuna speranza di vincere dei premi. Il che è un po’ ingiusto, specialmente nel caso di Andy Serkis, dove non si tratta di una performance generata dall’IA, ma di una performance generata al 100% da un essere umano.”

Il discorso su Serkis ha aperto naturalmente alla notizia del prossimo capitolo della saga tolkieniana: The Hunt for Gollum, diretto proprio da Serkis, che tornerà anche a interpretare il personaggio. Jackson ha descritto il progetto come “una storia intima sulla psicologia del personaggio e sulla sua sorta di dipendenza”, aggiungendo di non aver mai considerato di dirigerlo in prima persona. “Chi meglio di Andy conosce Gollum? Ho sempre considerato che la versione più emozionante dell’opera sarebbe stata quella realizzata da Andy Serkis.”

L’intelligenza artificiale: utile, ma con limiti chiari

La masterclass non ha potuto ignorare il tema del momento. Jackson ha affrontato l’intelligenza artificiale con una posizione che potrebbe sembrare contraddittoria, ma che rivela una distinzione netta tra impatto globale e applicazione tecnica. Da un lato ha detto che l’IA “distruggerà il mondo”; dall’altro ha dichiarato che nel cinema “non mi dispiace affatto”, considerandola come un effetto speciale tra gli altri, uno strumento la cui efficacia dipende dall’immaginazione e dall’originalità di chi lo usa. Ha però posto un confine preciso: la protezione dei diritti degli attori dall’uso non autorizzato delle loro immagini, tema che considera fondamentale e non negoziabile.

Due nuovi film in cantiere

La parte finale della masterclass ha riservato le anticipazioni più attese. Jackson ha confermato di essere al lavoro sulla sceneggiatura di un film su Tintin, progetto nato da un accordo con Steven Spielberg, che aveva già diretto il proprio capitolo della saga. “L’accordo era che Steven Spielberg ne avrebbe diretto uno e io un altro. Quindi Steven ha fatto il suo film, e poi per 15 anni io non ho realizzato il mio. Steven è abbastanza gentile da non mettermi pressione, ma io me la sento lo stesso, perché voglio che venga bene.”

Accanto al progetto Tintin, Jackson ha parlato di un secondo film in sviluppo, dedicato a uno degli episodi più audaci della Seconda Guerra Mondiale: l’Operazione Chastise, nota anche come il Raid dei Dambusters, un bombardamento britannico di alta precisione e altissimo rischio. Il soggetto era già stato trattato nel film britannico del 1955 The Dam Busters, ma Jackson ha sottolineato che all’epoca gran parte della documentazione ufficiale era ancora riservata. “La storia vera è in realtà molto più interessante”, ha detto, aggiungendo di sperare di iniziare presto le riprese.

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