Home Curiosità‘Exception’ su Netflix, la fantascienza animata che fa della sopravvivenza una domanda sull’umanità

‘Exception’ su Netflix, la fantascienza animata che fa della sopravvivenza una domanda sull’umanità

Otto episodi animati per una storia di sopravvivenza nello spazio che non smette di chiedersi cosa significhi essere umani.

by Mauro Terrone

Lo spazio ha una qualità perturbante che il cinema e la serialità hanno sempre sfruttato con profitto: la claustrofobia di un’astronave contrasta con il vuoto assoluto che la circonda, e quell’equilibrio fragile basta da solo a generare angoscia. Exception, miniserie animata disponibile su Netflix, parte da questa premessa consolidata e la porta in una direzione inaspettata, intrecciando horror di sopravvivenza e domande filosofiche sull’identità fino a renderle indistinguibili.

La storia ruota intorno a cinque membri di un equipaggio, Nina, Patty, Oscar, Mack e Lewis, incaricati di terraformare un pianeta che possa ospitare la popolazione terrestre. Il dettaglio che cambia tutto è che questi cinque non sono gli esseri umani originali: sono copie biologiche prodotte da una macchina chiamata Womb, mentre i loro originali dormono in stato di criostasi su un’altra navetta. Le stesse memorie, gli stessi sentimenti, la stessa continuità soggettiva, ma stampati come oggetti da una tecnologia che assomiglia più alla creazione divina che alla medicina.

Quando un brillamento solare interrompe il processo di stampa, Lewis emerge come un ibrido deforme tra umano e mostruosità, e inizia ad attaccare il resto dell’equipaggio. Da quel punto, la serie si trasforma in un survival horror a ritmo serrato, con un ulteriore livello di tensione: all’interno della navetta si nasconde anche un traditore, e nessuno sa chi sia.

La prima battuta pronunciata da Nina all’apertura della serie è “sono umana”, e quella frase funziona come una chiave di volta narrativa. Perché essere una copia biologica fedele, con ricordi autentici e capacità emotive intatte, rende davvero qualcuno umano? E se quella definizione vacilla, che cosa succede al valore morale di una vita? Exception non risponde in modo diretto a queste domande, e fa bene a non farlo. Le lascia sedimentare sotto la trama d’azione, le fa riemergere nei momenti di pausa, le trasforma in un’inquietudine di fondo che accompagna ogni colpo di scena.

La struttura narrativa attraversa diverse fasi di genere in modo fluido: comincia come horror di sopravvivenza, si trasforma in giallo paranoico durante la caccia al traditore, poi torna all’azione pura quando le identità e le motivazioni vengono finalmente svelate. I personaggi hanno spessore sufficiente da renderli riconoscibili e distinti: Nina porta con sé una lucidità quasi fredda nel cercare soluzioni eticamente sostenibili, mentre Oscar funziona come cuore emotivo dell’equipaggio, leale e vulnerabile in egual misura.

L’animazione 3D ha ricevuto commenti contrastanti, e non è difficile capire perché: in alcuni momenti i modelli appaiono meno rifiniti di quanto il genere suggerirebbe. Ma nel contesto della serie quella qualità visiva leggermente distorta finisce per essere funzionale, quasi come se l’estetica stessa rispecchiasse l’incertezza ontologica dei protagonisti. L’effetto complessivo è etereo, con una luminosità diffusa che accentua il senso di irrealtà di esistenze create artificialmente.

Ogni episodio dura circa trenta minuti, e otto puntate costruiscono un arco narrativo che non spreca spazio. Il ritmo è compresso senza essere affrettato, e i colpi di scena finali hanno il peso necessario per risuonare oltre la visione. Exception è una serie che tende a restare in mente dopo la fine, non per le risposte che offre, ma per le domande che lascia senza soluzione.

Nel panorama della fantascienza animata per adulti, tende a passare inosservata rispetto a titoli con franchise consolidati alle spalle. Recuperarla significa trovare qualcosa che il genere fa di rado con questa coerenza: usare il terrore come strumento per parlare di cosa rende una vita degna di essere vissuta.

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