Nel pensiero comune, un adattamento cinematografico dell’Odissea evoca immagini di divinità maestose sulle vette dell’Olimpo, magari interpretate da attori in armature dorate che scagliano fulmini verso i mortali. Christopher Nolan ha ragionato esattamente su quella possibilità, e l’ha scartata.
In una conversazione con Time, il regista ha rivelato di aver preso in considerazione la scelta di affidare a degli attori i ruoli delle divinità greche nel senso più tradizionale e visivo del termine. Alla fine, ha scelto un approccio radicalmente diverso, motivato da una riflessione storica e quasi antropologica sul modo in cui gli esseri umani del periodo bronzeo percepivano il mondo che li circondava.
“Sono diventato più interessato all’idea che per le persone di quel periodo le prove dell’esistenza degli dei fossero ovunque”, ha spiegato Nolan. In un’epoca priva di qualsiasi spiegazione scientifica per i fenomeni naturali, ogni tempesta era la voce di un dio, ogni alba era un gesto divino, ogni mare in burrasca era la manifestazione della collera di Poseidone. Non c’era distinzione tra il naturale e il soprannaturale, perché quella distinzione non esisteva nella mente di chi viveva quell’epoca.

Da questa premessa nasce la scelta di usare l’ambiente fisico come strumento per rappresentare la presenza divina. Tempeste, mari agitati, venti impetuosi: tutto ciò che nell’Odissea omerica veniva attribuito all’intervento degli dei viene reso nel film attraverso le forze della natura stessa, fotografate in grande formato IMAX. Non è una rinuncia alla spettacolarità, ma una sua ridefinizione.
“La cosa meravigliosa del cinema, e dell’IMAX in particolare, è che puoi portare il pubblico in un luogo di immersione totale, facendogli sentire la vicinanza a eventi come le tempeste, i mari turbolenti, i venti forti”, ha dichiarato Nolan. L’obiettivo non è mostrare un dio: è far provare allo spettatore la stessa paura che prova Odisseo sulla sua imbarcazione. “Vuoi che il pubblico sia sulla barca con loro, che tema l’oceano, che tema la collera di Poseidone nel modo in cui lo fanno i personaggi. Questo per me è molto più potente di qualsiasi immagine individuale di un dio.”
Quella paura, d’altronde, non è distante dalla psicologia contemporanea quanto si potrebbe pensare. Nolan ha fatto notare, in precedenti dichiarazioni, che gli dei greci erano in sostanza i supereroi dell’antichità: esseri straordinariamente potenti in cui gli esseri umani proiettavano le proprie speranze, i propri timori e il proprio bisogno di credere che forze superiori potessero influenzare il destino. Ha definito l’opera di Omero come “la Marvel della sua epoca”, guidata dallo stesso impulso umano verso figure mitiche capaci di agire sulla realtà. Quella comparazione, che può sembrare ardita, dice in realtà qualcosa di preciso sul perché queste storie resistano nei secoli.

La scelta registica di incarnare la divinità nell’ambiente non significa però che il film rinunci del tutto a figure umane di peso soprannaturale. Nel cast figurano, tra gli altri, Zendaya nel ruolo di Atena e Charlize Theron in quello di Circe, accanto a Matt Damon nei panni di Odisseo, Tom Holland come Telemaco e Anne Hathaway come Penelope. Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Benny Safdie e Jon Bernthal completano un ensemble di rilievo.
La distinzione, però, è significativa: i personaggi che Nolan sceglie di incarnare visivamente sembrano essere quelli con cui i protagonisti interagiscono in modo diretto e narrativo, mentre la potenza cosmica degli dei, quella che sovrasta i mortali senza dialogare con loro, resta affidata all’oceano, al cielo e al vento.
Il film è atteso nelle sale il 17 luglio 2026. La sfida che Nolan si è imposto è ambiziosa: convincere un pubblico abituato alle rappresentazioni esplicite del soprannaturale che il terrore più autentico non ha un volto, ha solo un orizzonte che si chiude di colpo su una nave che affonda.












