Home FilmLupita Nyong’o ne ‘l’Odissea’ di Nolan: un doppio ruolo che riscrive il mito

Lupita Nyong’o ne ‘l’Odissea’ di Nolan: un doppio ruolo che riscrive il mito

Lupita Nyong'o interpreterà sia Elena di Troia che Clitennestra nell'epica di Christopher Nolan: un doppio ruolo che ridisegna il senso del mito classico.

by Valeria Bernardo

L’Odissea di Christopher Nolan non si accontenta di raccontare il viaggio di un eroe verso casa. Vuole riconfigurare l’intero immaginario che circonda quell’epopea, a partire da chi, nel mito originale, occupava i margini della narrazione. L’ultima conferma in ordine di tempo riguarda Lupita Nyong’o, che nel film non interpreterà soltanto Elena di Troia, ma anche sua sorella Clitennestra: due personaggi, due destini, una sola attrice.

La notizia porta con sé un dettaglio che merita attenzione. Nel poema omerico, Elena e Clitennestra erano sorellastre, non gemelle. Nolan sceglie consapevolmente di modificare questo legame, trasformandole in due facce di uno stesso specchio. Elena, sposata a Menelao (interpretato da Jon Bernthal), è la figura attorno a cui si costruisce la leggenda della guerra di Troia, quella donna la cui bellezza, nella tradizione letteraria, viene evocata quasi come causa sufficiente di un conflitto tra nazioni. Clitennestra, invece, è moglie di Agamennone, qui interpretato da Benny Safdie, e la sua storia nella tradizione classica, in particolare nell’Orestea di Eschilo, è quella di una donna descritta come spietata e manipolatrice.

Mettere entrambe sulle spalle di Nyong’o non è una scelta casuale. È una dichiarazione sulla natura del racconto che Nolan vuole fare.

L’Odissea si preannuncia come uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni nel panorama del cinema di finzione storica e mitologica. Matt Damon veste i panni di Odisseo, Anne Hathaway quelli di Penelope, Tom Holland interpreta Telemaco. Nel cast figurano anche Robert Pattinson, Zendaya e Charlize Theron, in ruoli ancora non del tutto dettagliati nelle comunicazioni ufficiali. Il film è atteso nelle sale il 17 luglio 2026.

La scelta di affidare a Nyong’o un doppio ruolo di questa portata narrativa segnala una precisa direzione autoriale. Elena è storicamente una delle figure femminili più fraintese della letteratura occidentale: al centro di un conflitto devastante, viene spesso trattata nel testo come oggetto del desiderio maschile più che come soggetto con una propria agency. Clitennestra è invece un personaggio che la tradizione ha spesso dipinto come villain senza sfumature. Nolan sembra voler rimettere in discussione entrambe le prospettive, o almeno creare le condizioni drammaturgiche perché quella rimessa in discussione avvenga.

Le prime reazioni al progetto hanno sollevato alcune riserve, in parte comprensibili. I trailer mostrano un registro linguistico che mescola la solennità del mito con cadenze contemporanee, inclusi accenti americani per personaggi come Odisseo e Atena. Per chi conosce la tradizione letteraria di riferimento, l’effetto può risultare straniante. Ma è utile ricordare che l’adattamento cinematografico di un’epica classica non si misura sulla fedeltà filologica al testo originale: si misura sulla capacità di trasportare il senso profondo di quella narrazione in un linguaggio accessibile a platee contemporanee.

L’Odissea di Omero è, nella sua struttura fondamentale, una storia su cosa significa tornare a casa dopo aver attraversato l’impossibile. È una storia sull’identità che si trasforma nel viaggio, sul tempo che separa e sulla fedeltà che resiste. È anche una storia sui figli che crescono nell’assenza dei padri, come mostra il percorso di Telemaco. Questi temi non richiedono autenticità storica per funzionare: richiedono autenticità emotiva.

La scelta di costruire un rapporto speculare tra Elena e Clitennestra, gemelle nell’interpretazione di Nolan, potrebbe servire esattamente a questo: creare un contrappunto femminile alla storia di Odisseo, raccontando cosa succede a chi resta, a chi è rimasto intrappolato in un sistema che le ha usate senza mai davvero vederle.

Nyong’o, con una filmografia che dimostra la sua capacità di portare complessità psicologica anche in contesti di genere molto distanti tra loro, sembra la candidata ideale per tenere insieme due figure così cariche di stratificazioni simboliche. Non si tratta di un casting spettacolare fine a sé stesso. Si tratta di una scommessa narrativa.

Il 17 luglio 2026 dirà se quella scommessa è stata vinta.

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