Home FilmSpeciale Cannes: Rami Malek, Penélope Cruz e Glenn Close insieme, il 2026 è l’anno della svolta queer

Speciale Cannes: Rami Malek, Penélope Cruz e Glenn Close insieme, il 2026 è l’anno della svolta queer

Dodici film LGBTQ+, nomi di peso e prime opere rivelazione: la Croisette 2026 trasforma la sua anima queer in un evento da non perdere.

by Mauro Terrone

Cannes 2026, in programma dal 12 al 23 maggio, porta sulla Croisette una delle selezioni a tematica queer più dense e variegate della sua storia recente. Dodici titoli LGBTQ+ distribuiti tra la Competizione ufficiale, Un Certain Regard, la Settimana della Critica e le proiezioni speciali disegnano una mappa emotiva e geografica che attraversa la Parigi sotterranea dei club gay, le trincee della Prima guerra mondiale, la Città del Messico degli anni Novanta e la scena teatrale downtown della New York degli anni Ottanta.

Al centro di questo panorama spicca “The Man I Love”, il nuovo lavoro del regista americano Ira Sachs, in Competizione. Il film vede Rami Malek nel ruolo di Jimmy George, artista performativo nella New York degli anni Ottanta che si trova a fare i conti con la propria esistenza in uno spazio sospeso tra malattia e morte, sullo sfondo della crisi dell’AIDS. A completare il cast figurano Tom Sturridge e Rebecca Hall, che avevano già lavorato con Sachs nel precedente “Peter Hujar’s Day”.

Sul versante spagnolo, il titolo più atteso della selezione è probabilmente “The Black Ball”, opera prima al festival dei registi Javier Ambrossi e Javier Calvo, già noti al pubblico per la serie “Veneno”. Ispirato a un’opera incompiuta di Federico García Lorca, il film è una sorta di musical che intreccia le storie di tre uomini gay in tre epoche diverse: il 1932, il 1937 e il 2017. La produzione porta la firma di El Deseo, la casa dei fratelli Almodóvar, e schiera un cast internazionale che include Lola Dueñas, Penélope Cruz e Glenn Close, le cui presenze conferiscono al progetto una densità simbolica notevole.

Proprio Pedro Almodóvar è presente con “Bitter Christmas”, in Competizione, un ritorno alla melodramma in lingua spagnola dopo l’esperienza anglofona di “The Room Next Door”. Al centro della storia c’è Elsa (Bárbara Lennie), una direttrice pubblicitaria che perde la madre durante un weekend natalizio: attorno a lei si moltiplicano storie parallele che tematizzano il lutto, l’amore e la creazione artistica.

Tra i titoli che potrebbero sorprendere c’è “Coward” del belga Lukas Dhont, già Caméra d’Or per “Girl” nel 2018 e Grand Prix per “Close” nel 2022. Il nuovo film porta la macchina da presa sul fronte della Prima guerra mondiale, dove due soldati, Pierre e Francis, trovano nel reciproco conforto un rifugio dall’orrore del conflitto. Si tratta del terzo lungometraggio di un autore che ha costruito la sua filmografia attorno alla vulnerabilità e all’identità.

Nella sezione Un Certain Regard, Jane Schoenbrun apre la programmazione con “Teenage Sex and Death at Camp Miasma”, un film che segna una svolta nel suo percorso: per la prima volta, la regista lavora con nomi consolidati come Gillian Anderson e Hannah Einbinder. La storia ruota attorno a una giovane regista incaricata di rilanciare un franchise slasher, affiancata dalla finale girl originale interpretata da Anderson, ormai ritiratasi dalla scena. Il film prosegue l’esplorazione schoenbruniana dell’immaginario horror degli anni Ottanta, Novanta e Duemila, ma con una prospettiva dichiaratamente più adulta.

Nella stessa sezione figura “Club Kid” di Jordan Firstman, al suo esordio nella regia di un lungometraggio. Firstman, che interpreta anche il protagonista, un promoter di feste in declino, porta al festival un’energia visiva riconoscibile, con un cast che include Cara Delevingne e Diego Calva. Il film è prodotto dalle stesse mani che hanno firmato “Anora” e “Lurker”.

Il regista polacco Paweł Pawlikowski, premiato a Cannes nel 2018 con “Cold War”, torna in Competizione con “Fatherland”, un biopic in bianco e nero sul Nobel per la letteratura Thomas Mann, girato nella forma di un viaggio on the road. Sandra Hüller, tra le interpreti più premiate degli ultimi anni, è qui nei panni di Erika Mann, figlia del grande scrittore.

Tra le opere prime meritevoli di attenzione c’è “Another Day” di Jeanne Herry, in Competizione, con Adèle Exarchopoulos nel ruolo di un’attrice che affronta dipendenza dall’alcol e difficoltà economiche, trovando un appiglio in una nuova relazione con una donna. Il film di Herry punta a consolidare la reputazione della regista come narratrice di storie ad alto contenuto sociale.

Il giapponese Koji Fukada porta in Competizione “Nagi Notes”, il suo primo film nella sezione principale del festival, incentrato su due donne alle prese con la fine delle rispettive relazioni, in un paesaggio rurale che diventa specchio di una ricerca interiore condivisa.

Alla Settimana della Critica, il messicano Bruno Santamaría Razo presenta “Six Months in a Pink and Blue Building”, opera narrativa di esordio ambientata nella Città del Messico degli anni Novanta: il film, semi-autobiografico, racconta l’infanzia di un bambino segnata dalla diagnosi di HIV del padre, rielaborata attraverso una prospettiva d’amore familiare.

Più stravagante nella forma è “Jim Queen” di Marco Nguyen e Nicolas Athané, satira animata in proiezione speciale Midnight Screening. L’influencer protagonista, figura di spicco della scena gay parigina del Marais, perde il suo status quando contrae un virus che converte le persone all’eterosessualità: il film usa il registro comico per esplorare le dinamiche interne alla cultura queer.

Chiude il quadro “Flesh and Fuel” di Pierre Le Gall, in proiezione speciale alla Settimana della Critica: un romanzo stradale con protagonisti due camionisti, uno francese e uno polacco, che si incontrano in un parcheggio e si ritrovano a fare i conti con la possibilità dell’amore.

Istituito nel 2010, il Queer Palm ha saputo ritagliarsi uno spazio riconoscibile all’interno del festival: quest’anno, con una selezione che bilancia autori affermati e voci nuove, il premio si trova davanti a una rosa di candidature che renderà la giuria del riconoscimento particolarmente impegnata.

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