Nel panorama delle serie televisive di fantascienza, non tutti i titoli riescono a conquistare il pubblico e la critica al primo colpo. Alcune produzioni, pur presentando premesse ambiziose e intuizioni narrative originali, vengono archiviate troppo in fretta o accolte con recensioni tiepide che ne decretano una fine prematura. Eppure, a distanza di anni, alcune di queste serie rivelano una profondità e una capacità di anticipare temi culturali che meriterebbero una rivalutazione. Ecco cinque serie di fantascienza che non hanno ricevuto il riconoscimento che avrebbero meritato.
Dollhouse: l’identità come codice riscrivibile
Creata da Joss Whedon dopo i successi di “Buffy the Vampire Slayer” e “Firefly”, “Dollhouse” non ha mai generato lo stesso entusiasmo presso il pubblico, nonostante presentasse una premessa narrativa densa di implicazioni etiche e filosofiche. La serie ruota attorno a un’organizzazione clandestina che utilizza tecnologie neurologiche avanzate per cancellare, scaricare e riscrivere i ricordi e i tratti di personalità di individui chiamati “dolls”, il cui cervello viene completamente azzerato.
Questi “dolls” vengono poi noleggiati a clienti facoltosi per ogni tipo di servizio: da partner romantici su misura a spie per operazioni segrete. Il cast include Eliza Dushku, Harry Lennix, Tahmoh Penikett, Dichen Lachman, Keith Carradine, Summer Glau, Mark Sheppard, Felicia Day e Alan Tudyk.

Attualmente la serie mantiene un punteggio del 72% su Rotten Tomatoes, ma all’epoca molti critici faticarono ad accettare il formato procedurale che prevedeva un “reboot” del personaggio principale in ogni episodio. Chi ha guardato con attenzione, però, ha potuto cogliere una riflessione potente sull’identità e sulla performance, temi che risuonano ancora di più nell’era dei social media e della cultura degli influencer, dove la propria identità può essere riprogrammata con ogni post.
Terra Nova: dinosauri, viaggi nel tempo e ambizioni tradite
Prodotta da Steven Spielberg e trasmessa per la prima volta nel 2011, “Terra Nova” rappresentava un esperimento ambizioso: una saga familiare che mescolava viaggi nel tempo, dinosauri e tematiche ambientali. La trama segue i colonizzatori che fuggono da un XXII secolo sovrappopolato e devastato dal punto di vista ambientale per stabilirsi in una versione parallela della Terra durante il periodo Cretaceo.
Al centro della narrazione c’è Jim Shannon, un agente di polizia interpretato da Jason O’Mara, imprigionato per aver avuto un terzo figlio in violazione delle leggi sul controllo delle nascite. La serie segue i tentativi della sua famiglia e di altri coloni di costruire una nuova civiltà in un mondo popolato da specie di dinosauri, molte sconosciute, mentre un gruppo di industrialisti cerca di sfruttare il passato invece di supportare la colonizzazione.

I critici apprezzarono inizialmente gli alti valori di produzione, ma le recensioni a metà stagione iniziarono a deteriorarsi drasticamente. Il Guardian, ad esempio, puntò il dito contro le caratterizzazioni e i dialoghi. Tuttavia, “Terra Nova” era sulla buona strada per diventare una delle serie di fantascienza più adatte alle famiglie in televisione quando venne cancellata, senza che Spielberg avesse la possibilità di sviluppare appieno la trama sul conflitto con i corporativisti.
Star-Crossed: Romeo e Giulietta nello spazio
Nel 2014, The CW mandò in onda “Star-Crossed”, una serie young adult che mescolava fantascienza e dramma romantico. La premessa riprende il classico schema di “Romeo e Giulietta”, trasportandolo in un contesto in cui un gruppo di alieni, gli Atriani, precipita sulla Terra e viene accolto con la violenza tipica delle reazioni xenofobe.
I sopravvissuti vengono rinchiusi in un campo di internamento in Louisiana chiamato Sector. Dopo anni di maltrattamenti, ad alcuni adolescenti atriani viene finalmente permesso di frequentare una scuola come parte di un programma di integrazione. Protagonista è Aimee Teegarden, già nota per “Friday Night Lights”.

Nonostante una trama che piacque al pubblico, la critica fu meno generosa: su Rotten Tomatoes la serie ottenne un deludente 57% dalla critica, mentre il pubblico la premiò con un 74%. Molte recensioni su IMDb elogiano la serie per la sua narrazione immaginativa e divertente, paragonandola a show come “Reign” e “Roswell”. Pur non essendo fantascienza “seria”, “Star-Crossed” offriva un’evasione piacevole e una riflessione sulle dinamiche di esclusione e integrazione.
Future Man: distopia e ironia in una commedia sci-fi sottovalutata
Prodotta da Seth Rogen e trasmessa su Hulu a partire dal 2017, “Future Man” dimostra che una serie distopica con viaggi nel tempo può essere colorata, divertente e narrativamente complessa. Josh Hutcherson, noto per “The Hunger Games” e “Five Nights at Freddy’s”, interpreta Josh Futturman, un bidello poco ambizioso che lavora in un laboratorio di ricerca medica e passa il tempo libero a giocare a “Biotic Wars”, un videogioco considerato imbattibile.
Quando Josh riesce finalmente a superare l’ultimo livello, riceve la visita di Tiger (Eliza Coupe) e Wolf (Derek Wilson), due personaggi del gioco che si rivelano essere viaggiatori temporali provenienti da un futuro distopico. In quel futuro, una cura per l’herpes sviluppata dal datore di lavoro di Josh ha dato origine a una razza di superumani chiamati Biotics. Josh viene reclutato per una missione nel 1969 per prevenire l’infezione che ha scatenato tutto, ma una missione ne trascina un’altra, e presto il trio si trova a saltare avanti e indietro nel tempo, creando e modificando varie linee temporali.

Nonostante recensioni generalmente positive e un sorprendente 100% su Rotten Tomatoes per la seconda stagione (basato su nove recensioni), molti critici si sono concentrati sull’umorismo più basso, trascurando la costruzione di un mondo narrativo complesso fondato su concetti di fantascienza high-concept. “Future Man” si colloca ben al di sopra della media delle commedie sci-fi, ma non ha ricevuto il riconoscimento che meritava per i suoi elementi più seri e articolati.
Persone sconosciute: sorveglianza, mistero e un finale mai realizzato
Trasmessa su NBC nel 2010, “Persons Unknown” presentava una premessa che ricorda la serie cult del 1967 “The Prisoner” con Patrick McGoohan. Sette sconosciuti vengono cloroformati e rapiti da uomini in tute blu, e si risvegliano in una città deserta dall’aspetto anni ’50 senza alcun ricordo di come ci siano arrivati o del perché.
La situazione diventa rapidamente inquietante: scoprono che la città è cablata con microfoni e telecamere nascoste, segno che sono sotto sorveglianza costante da parte di un’entità sconosciuta. Inoltre, a ciascuno di loro è stato impiantato un tracker biometrico capace di sedarli farmacologicamente se tentano di fuggire.

Nonostante la premessa ambiziosa e l’aggiunta di un gioco online interattivo in stile ARG (Alternate Reality Game), all’avanguardia per l’epoca, la serie non fu ben accolta né dalla critica né dal pubblico. Le recensioni negative si concentrarono principalmente sulle caratterizzazioni, sul casting e sulle scelte attoriali, rilevando che le reazioni dei personaggi non risultavano credibili. Come osservò il Boston Globe, “‘Persons Unknown’ non è costruito attorno a un ensemble di personaggi coinvolgenti di per sé, al di là della situazione vagamente provocatoria in cui si trovano.”
Attualmente la serie ha un 61% dalla critica e un 50% dal pubblico su Rotten Tomatoes. Tuttavia, con un cast che include Alan Ruck, Chadwick Boseman e Kandyse McClure, e una premessa così intrigante, è possibile che la serie avrebbe potuto trovare il giusto equilibrio con un po’ più di tempo, entrando nella rosa dei mystery box show come “Manifest” e “Lost” che hanno trovato successo anche in differita.












