Andy Weir non è tipo da mezze misure quando si tratta di fantascienza. L’autore di The Martian e Project Hail Mary ha costruito la sua reputazione sulla precisione scientifica e sull’amore per una narrativa che celebra l’intelligenza e la curiosità umana. Per questo le sue parole su The Orville hanno un peso specifico particolare.
Nel 2022, Weir si è rivolto direttamente a Seth MacFarlane su Twitter/X con un messaggio tanto semplice quanto significativo: “So che lo avrai sentito un milione di volte, ma aggiungerò anche io la mia voce: The Orville è il miglior show di Star Trek disponibile in questo momento”. Una dichiarazione che arriva da chi della buona fantascienza ha fatto la propria firma autoriale, e che fotografa un paradosso interessante nel panorama televisivo contemporaneo.
Un’eredità più fedele dell’originale
The Orville, lanciato nel 2017 su Fox, non nasconde minimamente le sue intenzioni. La USS Orville, ECV-197, ricalca apertamente la classificazione della USS Enterprise, NCC-1701-D. La Planetary Union e la sua flotta di astronavi rispecchiano la Federazione Unita dei Pianeti e la Starfleet. Gli ufficiali vestono uniformi con codici colore, proprio come nella tradizione trek.
Il capitano Mercer, interpretato dallo stesso MacFarlane, comanda l’equipaggio insieme alla sua prima ufficiale, il comandante Grayson (Adrianne Palicki), che è anche la sua ex moglie: un elemento di tensione personale che attraversa la serie. Ma è dietro le quinte che i legami con Star Trek si fanno ancora più evidenti.

Marina Sirtis, Robert Picardo, Tim Russ e John Billingsley, tutti veterani del franchise trek, hanno recitato in The Orville. Penny Johnson Jerald, presenza semi-regolare in Star Trek: Deep Space Nine, è parte del cast fisso. Jonathan Frakes, l’indimenticabile William Riker di The Next Generation, ha diretto due episodi. MacFarlane stesso, da giovane, realizzava fan film di Star Trek: The Orville nasce da quell’amore mai nascosto.
Lo spirito oltre la superficie
Ciò che ha colpito Weir, e molti altri fan della fantascienza classica, va oltre le similitudini superficiali. Sebbene MacFarlane abbia presentato The Orville a Fox come una serie comedy, e inserisca momenti di umorismo più crudo, lo show mantiene uno spirito di curiosità, tolleranza ed esplorazione che ricorda il cuore pulsante del Trek originale.
La serie celebra l’intelligenza, affronta storie sull’accettazione delle differenze culturali, esplora dilemmi morali complessi senza cedere alla tentazione delle risposte facili. È questo ethos, più che le divise o le astronavi, a renderla una degna erede spirituale della visione di Gene Roddenberry.
Quando Weir ha espresso il suo giudizio nel 2022, Paramount+ aveva già lanciato Star Trek: Discovery, Short Treks, Star Trek: Picard, Star Trek: Lower Decks, Star Trek: Prodigy e stava iniziando Star Trek: Strange New Worlds. Una proliferazione di contenuti trek che molti fan hanno percepito come segnata da un’etica meno pacifica rispetto alle serie precedenti.
Nelle discussioni tra appassionati, queste nuove produzioni sono state spesso descritte come caratterizzate da maggiore violenza, vendetta e concezioni action più forzate. Tonalmente più oscure (sia narrativamente che letteralmente, per illuminazione), sembravano aver perso parte delle idee utopiche originali. La presenza di numerosi produttori in ogni progetto ha alimentato la percezione di show sovrapprodotti e narrativamente dispersivi, raramente capaci di episodi autoconclusivi e incisivi.

Solo le serie animate Prodigy e Lower Decks sono riuscite a orientarsi verso l’ottimismo e l’esplorazione, presentando personaggi curiosi e intelligenti. Il commento di Weir rifletteva un sentimento diffuso: The Orville stava replicando Star Trek meglio di Star Trek stesso.
La scienza come linguaggio
Weir aveva già elogiato MacFarlane per un dettaglio specifico che lo aveva colpito profondamente: la gestione scientificamente accurata del viaggio nel tempo in un episodio di The Orville. Lo show aveva utilizzato l’effettiva fisica einsteiniana per viaggiare in avanti nel tempo tramite dilatazione temporale, mostrando persino le stelle che si spostano verso il blu davanti e verso il rosso dietro mentre l’astronave viaggiava a velocità prossime a quelle della luce.
Per un autore che costruisce le sue storie sulla plausibilità scientifica, questo livello di attenzione rappresenta la differenza tra fantascienza seria e semplice fantasia spaziale. Star Trek è sempre stato celebrato per la plausibilità tecno-scientifica dei suoi concetti: il motore a curvatura tiene conto delle leggi della fisica, e un tempo si investivano tempo ed energie per assicurare che la tecnologia sembrasse utilizzabile.

In confronto, le recenti serie Star Trek hanno ricevuto critiche per aver dato poco spazio alla fisica riconoscibile del mondo reale. I personaggi di Discovery e Strange New Worlds dichiarano spesso il loro amore per matematica e scienza, ma questi elementi raramente si traducono in qualcosa di scientificamente identificabile per lo spettatore. Che The Orville superasse Star Trek anche in accuratezza astrofisica è stato visto come un ulteriore segnale della sua capacità di incarnare meglio l’eredità del franchise.
Il futuro dell’esplorazione spaziale in TV
Al momento attuale, Star Trek sta concludendo il suo ciclo espansivo con le stagioni finali di Strange New Worlds e l’arrivo di Star Trek: Starfleet Academy. The Orville, nel frattempo, ha confermato l’intenzione di tornare con una quarta stagione, anche se la produzione resta in attesa che MacFarlane possa dedicarvi il tempo necessario, impegnato com’è in altri progetti.
Il giudizio di Andy Weir su The Orville come perfetto sostituto di Star Trek non è solo l’opinione di un autore influente: è il riconoscimento che lo spirito di un franchise può vivere al di fuori dei suoi confini ufficiali. A volte l’omaggio più sincero riesce a catturare l’essenza dell’originale meglio dei tentativi di rinnovarlo dall’interno.
In un panorama televisivo dove i grandi franchise tendono a moltiplicarsi in infinite variazioni, The Orville dimostra che c’è ancora spazio per la fantascienza che guarda alle stelle con ottimismo, che celebra la ragione senza rinunciare all’emozione, che trova il dramma nei dilemmi morali piuttosto che nelle esplosioni.
Forse è proprio questo che Andy Weir ha riconosciuto: non un clone di Star Trek, ma il suo vero successore spirituale.












