Judd Apatow sa bene cosa significhi lavorare con i grandi della commedia. Ma raccontare Mel Brooks, icona assoluta del cinema comico americano, ha rappresentato una sfida diversa da qualsiasi altra. Il risultato è “Mel Brooks: The 99 Year Old Man!”, documentario HBO in due parti co-diretto con Michael Bonfiglio, che prova a penetrare oltre la corazza di battute del leggendario regista di “Frankenstein Junior”, “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” e “Balle Spaziali”.
Apatow, che in carriera ha firmato successi come “40 anni vergine” e “Knocked Up”, ha dovuto confrontarsi con un soggetto che della risata ha fatto la propria armatura esistenziale. Brooks, oggi novantanovenne, è un intrattenitore nato, capace di trasformare qualsiasi conversazione in uno spettacolo. Ma scavare nei suoi sentimenti, nelle sue vulnerabilità, è stata un’impresa complessa.
Il documentario non si limita a celebrare i trionfi cinematografici di Brooks. Esplora anche il suo legame profondo con Carl Reiner, figura paterna pur essendo di poco più anziano. Una delle ultime interviste al compianto Rob Reiner aiuta a illuminare questa relazione fondamentale nella vita del regista. La scomparsa di Reiner rappresenta uno dei momenti chiave del racconto, uno di quei passaggi in cui la maschera comica cede spazio all’uomo.

Apatow e Bonfiglio non sono nuovi a questo tipo di operazioni. I due avevano già collaborato ai documentari su Garry Shandling e George Carlin, progetti che avevano fruttato Emmy. Prima ancora avevano lavorato insieme a “May It Last: A Portrait of the Avett Brothers”. La loro formula prevede un approccio che bilancia celebrazione e indagine psicologica, senza mai cadere nell’agiografia.
Il documentario ricorda anche un aspetto spesso trascurato della carriera di Brooks: il suo ruolo di produttore visionario. Non solo commedie demenziali, ma anche film come “The Elephant Man” di David Lynch, candidato agli Oscar, e “La mosca” di David Cronenberg. Brooks ha saputo riconoscere e sostenere talenti in territori lontani dal proprio, dimostrando un fiuto cinematografico che andava ben oltre la comicità.
Apatow stesso ha costruito parte della propria carriera su questo modello di mentorship. Da Seth Rogen a Lena Dunham, il regista ha coltivato giovani talenti offrendo loro opportunità decisive. Dunham aveva ventiquattro anni quando scrisse il pilot di “Girls” per HBO, assumendone poi la guida come showrunner e protagonista. Un passaggio di testimone che richiama l’attenzione di Brooks per le nuove voci del cinema.
Mentre il documentario su Brooks approda su HBO, Apatow sta già preparando il prossimo progetto: “The Comeback King”, con Glenn Powell e Cristin Milioti. Ma l’esperienza di raccontare una leggenda vivente come Brooks lascia tracce profonde, ricordando quanto sia complesso e necessario preservare la memoria dei maestri, soprattutto quando la loro inclinazione naturale è nascondere la vulnerabilità dietro una battuta.












