La saga del Pianeta delle Scimmie prosegue il suo viaggio cinematografico con un nuovo capitolo ancora senza titolo, ma con una direzione creativa ormai definita. La 20th Century Studios, etichetta Disney, ha ufficializzato l’ingaggio di Matt Shakman alla regia e Josh Friedman alla sceneggiatura, una coppia che ha già lavorato insieme per I Fantastici 4: Gli inizi, uscito nel 2025 per i Marvel Studios.
La scelta non sorprende: entrambi i professionisti arrivano con credenziali consolidate nel mondo dei blockbuster. Shakman ha già messo piede nel Marvel Cinematic Universe dirigendo WandaVision, serie che ha ridefinito il formato supereroico per il piccolo schermo. Friedman, da parte sua, vanta una carriera ventennale tra sceneggiature di alto profilo: dalla Guerra dei Mondi di Spielberg ai film di Avatar, passando per la complessa serie Apple TV+ Fondazione. Non ultimo, aveva già collaborato alla scrittura de Il Regno del Pianeta delle Scimmie, diretto da Wes Ball e uscito nel 2024.
Proprio Il Regno rappresenta un punto di riferimento importante per comprendere il nuovo progetto. Il film ha incassato circa 400 milioni di dollari nel mondo, a fronte di un budget stimato intorno ai 160 milioni. Un risultato che, secondo le stime, ha permesso di raggiungere la parità economica senza margini eccessivi, ma evidentemente sufficiente per convincere Disney a reinvestire sul marchio.

La notizia più rilevante riguarda però la struttura narrativa: il nuovo capitolo non sarà un sequel diretto de Il Regno del Pianeta delle Scimmie. Questa scelta chiude, almeno per il momento, ogni ipotesi di una nuova trilogia costruita attorno al personaggio di Noa e agli eventi narrati da Wes Ball. Una decisione che ricorda quanto accaduto con il primo reboot della saga, composto da L’alba del Pianeta delle Scimmie (2011, Rupert Wyatt), Apes Revolution – Il Pianeta delle Scimmie (2014, Matt Reeves) e The War – Il Pianeta delle Scimmie (2017, Matt Reeves), trilogia che aveva costruito un arco narrativo coerente e chiuso attorno alla figura di Cesare.
La saga cinematografica ha radici lontane: nacque nel 1968 con l’interpretazione iconica di Charlton Heston, adattamento del romanzo omonimo dello scrittore francese Pierre Boulle. Da allora, il franchise ha attraversato decenni, generazioni di spettatori e cambiamenti radicali nel linguaggio visivo e narrativo del cinema fantascientifico. La sua longevità rappresenta un asset strategico per Disney, che sembra puntare su un approccio più flessibile rispetto alla formula trilogia, privilegiando capitoli autonomi ma potenzialmente interconnessi.
Al momento non esistono dettagli sulla trama, sui personaggi o sul periodo temporale in cui sarà ambientato il nuovo film. L’assenza di informazioni precise lascia spazio a diverse ipotesi: potrebbe trattarsi di un prequel, di un capitolo ambientato in un’epoca parallela rispetto agli eventi già raccontati, o di un’esplorazione di territori narrativi inediti all’interno dell’universo immaginato da Boulle.

Wes Ball, regista de Il Regno, è attualmente impegnato sul fronte Nintendo con l’adattamento cinematografico di The Legend of Zelda, lasciando campo libero a Shakman per costruire una visione nuova del mondo delle scimmie senzienti. Il passaggio di testimone riflette una strategia industriale precisa: mantenere vivo il brand affidandosi a registi con esperienza consolidata nei grandi budget e nelle produzioni ad alto impatto visivo.
La combinazione Shakman-Friedman porta con sé competenze complementari: il primo ha dimostrato capacità di gestire narrazioni complesse su più livelli temporali e stilistici, il secondo possiede una scrittura capace di bilanciare spettacolo e profondità tematica. Entrambi hanno esperienza nella costruzione di universi narrativi estesi, elemento fondamentale per un franchise che da decenni esplora temi come l’identità, il potere, la sopravvivenza e il conflitto tra specie.
Resta da vedere se il nuovo capitolo cercherà continuità tematica con i film precedenti o se opterà per un distacco più netto, sfruttando la libertà narrativa concessa dall’abbandono del formato sequel diretto. In ogni caso, la saga del Pianeta delle Scimmie si conferma un terreno di sperimentazione per il cinema di genere, capace di rinnovarsi mantenendo intatto il fascino dell’universo immaginato oltre cinquant’anni fa.












