Home NetflixZerocalcare e “Due Spicci”: quando l’animazione cresce insieme al suo autore

Zerocalcare e “Due Spicci”: quando l’animazione cresce insieme al suo autore

Otto episodi in cui Zero e Cinghiale gestiscono un locale sull'orlo del fallimento, mentre il passato bussa alla porta e l'Armadillo osserva tutto da dentro.

by Mauro Terrone

Zerocalcare torna su Netflix il 27 maggio con Due Spicci, e stavolta l’impressione è che non ci siano più scuse, vie di fuga o armature narrative dietro cui nascondersi. Otto episodi per raccontare cosa succede quando la precarietà non è più una fase di passaggio ma diventa la condizione permanente, quando il locale che gestisci con un amico non è il sogno realizzato ma l’ennesimo tentativo di restare a galla.

Zero e Cinghiale hanno un bar. Piccolo, probabilmente con due tavolini fuori e il frigo che fa quel rumore strano. I conti non tornano, le incomprensioni si accumulano, le vite personali si complicano in modi che nessuno aveva previsto. E poi arriva qualcuno dal passato di Zero, perché il passato nel cinema di Zerocalcare non è mai un capitolo chiuso: è una presenza concreta, ingombrante, che torna sempre nel momento meno opportuno.

La trama di Due Spicci lavora su un equilibrio fragile che si sgretola un pezzo alla volta. Non c’è un evento catastrofico, non c’è il grande colpo di scena: c’è la pressione quotidiana che si accumula, la sensazione di non farcela mai davvero, di essere sempre sull’orlo. È una narrazione che Zerocalcare conosce bene, ma qui sembra affrontarla con una maturità diversa, più consapevole, meno protetta dall’ironia autodistruttiva.

L’Armadillo torna, con la voce di Valerio Mastandrea, e continua a fare quello che ha sempre fatto: stare lì, dentro la testa di Zero, a commentare, giudicare, consolare, punire. Mastandrea porta a quella presenza interiore una concretezza straordinaria, un peso specifico che non è mai solo comico o solo drammatico. È la voce della coscienza che non ti molla mai, quella che ti conosce troppo bene per lasciarti mentire a te stesso.

La sceneggiatura procede per accumulo: non ci sono svolte narrative urlate, ma una serie di piccoli cedimenti che costruiscono una tensione costante. È una scrittura che rispetta i suoi personaggi, che non li usa come megafoni per messaggi precostituiti. Zero e Cinghiale sono persone che fanno fatica, che sbagliano, che non hanno risposte pronte. E questo li rende reali, riconoscibili, dolorosi da guardare perché ci somigliano troppo.

La collaborazione con Coez e Giancane non è una scelta casuale. Coez firma il brano inedito “Ci vuole una laurea”, che accompagna il trailer: un titolo che da solo racconta l’ironia amara di chi si sente sempre inadeguato, sempre un passo indietro rispetto a dove dovrebbe essere. Giancane, collaboratore storico di Zerocalcare, torna per la sigla con “Non ti riconosco più” (in uscita il 22 maggio) e per altri brani strumentali della serie. La loro presenza non è decorativa: è parte integrante del tono, del ritmo, dell’emozione che la serie cerca di costruire.

Due Spicci arriva dopo Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, e sembra portare avanti un discorso iniziato lì. Non è più il tempo dell’esordio, della scoperta, della sorpresa. È il tempo delle conseguenze, delle scelte difficili, delle responsabilità inattese. È il momento in cui ti rendi conto che non stai più attraversando una fase complicata: quella fase è diventata la tua vita.

La produzione è affidata a Movimenti Production, parte di Banijay Kids & Family, in collaborazione con BAO Publishing. La continuità con le serie precedenti è evidente, ma c’è anche una volontà di spingersi oltre, di non ripetersi, di rischiare qualcosa di più.

Quello che colpisce di Due Spicci è la capacità di raccontare la fragilità senza pietismi, la precarietà senza celebrarla come resistenza eroica. Zero e Cinghiale non sono eroi, non sono vittime: sono persone che provano a tirare avanti in un mondo che non gliele rende facili. E l’Armadillo sta lì, a ricordare a Zero che puoi scappare da tutto, tranne che da te stesso.

La serie arriva su Netflix il 27 maggio, otto episodi che promettono di non concedere sconti. Zerocalcare ha imparato a raccontare senza bisogno di spiegare tutto, a lasciare che i suoi personaggi respirino anche quando l’aria manca. Due Spicci sembra essere il passo successivo di un percorso che continua a crescere, a maturare, a non accontentarsi di ripetere le stesse formule.

Non è il tempo delle storie confortanti. È il tempo di guardare in faccia la fatica, le crepe, i conti che non tornano. E di stare lì comunque, con un bar che non funziona e un armadillo che non ti lascia mai in pace.

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