Antonio ed Estrella passano le giornate sott’acqua. Scendono nelle acque scure del porto di Huelva, sulla costa atlantica dell’Andalusia, per occuparsi della manutenzione delle grandi navi mercantili in transito. Sono sommozzatori professionisti, cresciuti in una famiglia dove immergersi è tradizione oltre che mestiere. Lei ha le competenze, ma un vecchio problema al timpano fa sì che sia quasi sempre lui a scendere, mentre Estrella lo segue da sopra, assistendolo con attenzione silenziosa.
Il lavoro è duro, il corpo sottoposto a pressioni fisiche che logorano, i movimenti lenti e precisi in un ambiente liquido e ostile. E poi c’è la crisi: le bollette da pagare, l’ex moglie di Antonio che chiede gli alimenti, il rischio concreto di non vedere più le figlie. È in questo scenario di fatica quotidiana e precarietà che Antonio nota qualcosa: una delle navi che passa regolarmente nasconde cocaina in un boccaporto segreto. È contrabbando, è pericoloso, ma sembra anche un’occasione per uscire dall’angolo. Quando decide di sottrarre parte del carico, le conseguenze non tardano ad arrivare.
Le tigri di Mompracem è il nuovo film del regista spagnolo Alberto Rodríguez, già autore di titoli solidi come Unit 7, Prison 77 e soprattutto La isla minima, thriller che nel 2014 ha confermato la sua capacità di costruire cinema di genere con consapevolezza e mestiere. Rodríguez non ambisce a essere Rodrigo Sorogoyen, che nel panorama iberico rappresenta un punto di riferimento per intensità e ricerca formale, e non sembra nemmeno interessato a quella sfida. Il suo cinema punta sulla solidità narrativa, sull’uso intelligente degli archetipi del genere senza mai scivolare nella banalità o nel cliché fine a se stesso.

In Le tigri di Mompracem, Rodríguez ha a disposizione un budget elevato, necessario per gestire le numerose e complesse riprese subacquee che caratterizzano il film. Il titolo, apparentemente enigmatico, trova una giustificazione narrativa all’interno della storia. Ma al di là del riferimento, il cuore del film sta altrove: nella rappresentazione del lavoro come luogo di pressione, fisica e psicologica. I protagonisti si muovono in un mondo oscuro e liquido, dove ogni gesto richiede lentezza e precisione, dove il pericolo è costante e la dipendenza da chi ti assiste dall’alto è totale.
È un film profondamente proletario, che parla di crisi economica e sociale anche quando sembra concentrarsi su una trama da thriller. L’approccio di Rodríguez è realista, quasi documentaristico, apparentemente antispettacolare. Eppure, grazie alle interpretazioni di Antonio de la Torre e Bárbara Lennie, il film riesce a trasmettere allo spettatore tutto il peso, la fatica e la tensione vissuta dai due fratelli.
Il film vive di un equilibrio costante tra estremi. È ambientato in parte sulla terraferma, in parte in mare e sotto il mare. Racconta la storia di Antonio, ma anche quella di Estrella, che si muove in silenzio, in secondo piano, ma che rappresenta il vero fulcro emotivo del racconto. È un thriller, ma anche un dramma familiare. Guarda a certi modelli narrativi del cinema americano, ma non cerca mai di emularli fino in fondo. Alterna momenti di ruvida tensione a gesti di tenerezza infinita, come quello – memorabile per chi vedrà il film – di abbassare un’aletta parasole.

In un racconto così squisitamente maschile nelle sue dinamiche e nei suoi conflitti, è proprio Estrella a emergere come grande protagonista. La sua è una presenza discreta ma centrale, simbolo di un femminile fatto di cura, attenzione, sacrificio. Senza di lei, un certo tipo di mascolinità – fragile, irresponsabile, incapace di reggersi da sola – non avrebbe possibilità di sopravvivenza. Rodríguez non sbandiera mai questa dimensione, la lascia emergere con naturalezza, e proprio per questo risulta ancora più potente.
Le tigri di Mompracem è un film che sa cosa vuole essere: un thriller operaio, immersivo nel senso letterale del termine, che usa il genere per parlare di lavoro, crisi, fragilità e rapporti familiari. Non cerca l’effetto spettacolare a ogni costo, ma costruisce tensione attraverso il realismo, la precisione del dettaglio, la capacità di far sentire addosso allo spettatore il peso dell’acqua, del silenzio, del rischio.
Scheda tecnica
Cast principale
- Bárbara Lennie – Estrella
- Antonio de la Torre – Antonio
- Joaquín Núñez – El Gordo
- César Vicente – Nico
- José Miguel Manzano – Richar
- Silvia Acosta – Cinta
