Meryl Streep ha recentemente condiviso alcuni retroscena inediti su La morte ti fa bella, la commedia dark diretta da Robert Zemeckis nel 1992 che la vide protagonista accanto a Goldie Hawn e Bruce Willis. Un film che ha segnato un momento particolare nella carriera dell’attrice, tra momenti di grande divertimento e sfide tecniche tutt’altro che semplici.
L’attrice ha rivelato di aver avuto qualche attrito con la collega Goldie Hawn durante le riprese, principalmente a causa di una questione di puntualità. Streep, nota per arrivare sempre in orario sul set, ha raccontato con ironia come Hawn fosse spesso in ritardo: “Lei era sempre in ritardo sul set. Ma era così adorabile. E io sono sempre puntuale, sapete, e a volte fastidiosa”.
Il motivo dei ritardi? Una decappottabile rossa con cui Hawn raggiungeva autonomamente il set. “Si guidava da sola fino al set. Quindi probabilmente era quello il problema”, ha spiegato Streep. “Andava sul set in macchina. Aveva i capelli tutti… ‘Oh, scusate!’ E tutti pensavano: ‘Oh, è così carina’. Sì. Quindi ho avuto un problema con lei”.

Nonostante queste piccole divergenze caratteriali, l’intesa artistica tra le due attrici è stata eccellente. Streep ha definito le scene con Hawn come il momento migliore dell’intera produzione: “Quando arriviamo alla scena e la giriamo in modo buffo e favoloso, io e Goldie, ci sbellichiamo dalle risate. Ci siamo divertite un sacco”.
L’attrice ha poi elogiato il modo di ridere della collega: “Lei è la persona che ride meglio in America, davvero. Ride tipo ‘Ahahaha!’ E poi devono interrompere le riprese. Ma quella parte è stata divertente”.
Ben diverso è stato invece il rapporto con la parte tecnica del film. La morte ti fa bella è stato uno dei primi lungometraggi a utilizzare massicciamente effetti speciali digitali per creare situazioni impossibili e grottesche, e per Streep l’esperienza si è rivelata particolarmente impegnativa.

“Gli effetti speciali, come si chiamano? Quella parte non è stata altrettanto divertente”, ha ammesso. L’attrice ha ricordato di essere stata costretta a indossare “una tuta di spandex verde che mi copriva tutto il corpo, con dei piccoli spilli conficcati dentro” per consentire le riprese in motion capture e le misurazioni necessarie agli effetti digitali.
Particolarmente complessa è stata la scena della decapitazione del suo personaggio, Helen Sharp. “Quindi non indossavo il mio costume, e poi, per una parte della scena, quando ti tagliano la testa, non so bene come facciano, ma non è come recitare in una scena scritta da Arthur Miller, o qualcosa del genere”, ha spiegato con un paragone significativo.
Il contrasto tra la recitazione classica, quella che Streep ha sempre preferito, e le esigenze tecniche di un film ricco di effetti speciali è emerso con chiarezza: “È una cosa completamente diversa. Tedioso è un eufemismo per descriverlo. È straziante”.

Queste dichiarazioni offrono uno spaccato interessante su come attori di formazione teatrale e cinematografica tradizionale abbiano dovuto adattarsi all’arrivo massiccio della computer grafica negli anni Novanta. La morte ti fa bella rappresentò all’epoca un punto di svolta per gli effetti digitali applicati al corpo umano, vincendo anche l’Oscar per i migliori effetti speciali.
Il film, che racconta la storia di due donne rivali che bevono una pozione per l’eterna giovinezza con conseguenze grottesche, è diventato nel tempo un cult movie apprezzato per la sua satira sulla vanità e l’ossessione per la giovinezza a Hollywood. Le performance di Streep e Hawn, capaci di mescolare commedia fisica e drammatica con grande efficacia, restano uno degli elementi più apprezzati della pellicola.
Streep è attualmente al cinema con il sequel de Il diavolo veste Prada, tornando a interpretare la temibile Miranda Priestly a distanza di quasi vent’anni dal primo film.












