Home FilmUscite cinema 30 aprile 2026: torna Il Diavolo veste Prada e Kubrick in versione restaurata

Uscite cinema 30 aprile 2026: torna Il Diavolo veste Prada e Kubrick in versione restaurata

Una settimana ricca di proposte d'autore: dal Giappone del kabuki alla Turchia sotto censura, passando per il ritorno di Miranda Priestly e il testamento cinematografico di Kubrick.

by Redazione

Il 30 aprile 2026 le sale italiane propongono un ventaglio di visioni che spazia tra continenti, generi e registri narrativi. Accanto al grande cinema d’autore internazionale trova spazio il sequel di un fenomeno pop degli anni Duemila, mentre il lunedì successivo riporta sul grande schermo due titoli cult a distanza di decenni dalla loro uscita originale.

Kokuho – Il maestro di kabuki segna il ritorno di Lee Sang-il con un’opera che esplora il mondo del teatro tradizionale giapponese attraverso la figura degli onnagata, gli attori maschi specializzati in ruoli femminili. La storia segue il giovane Kikuo, figlio di un boss della yakuza, notato durante un’esibizione a Nagasaki dall’attore kabuki Hanjiro Hanai, interpretato da Ken Watanabe. Accolto dopo la morte del padre, Kikuo cresce a Osaka insieme al figlio di Hanjiro, Shunsuke, in un percorso di formazione che vedrà emergere solo uno dei due come maestro della sua generazione. La regia di Lee Sang-il viene descritta come elegante ma mai meramente estetica, capace di costruire un affresco sul rapporto tra teatro e vita, tra rappresentazione e realtà.

Dalla Germania arriva Yellow Letters di İlker Çatak, fresco vincitore alla Berlinale di pochi mesi fa. Il film, girato tra Amburgo e Berlino ma ambientato in Turchia, racconta la storia di Derya e Aziz, coppia di mezza età composta da un’attrice teatrale e un drammaturgo universitario. Quando entrano nel mirino delle autorità come oppositori del regime di Erdogan, la loro pièce politicamente impegnata viene cancellata, Aziz perde la cattedra e i social finiscono sotto controllo. La paranoia invade le dinamiche familiari, compreso il rapporto con la figlia adolescente Ezgi, mentre il dramma si sposta dal palcoscenico alla vita reale. Çatak costruisce un crescendo che interroga il potere dell’arte e la sua capacità effettiva di essere sovversiva.

L’attesa più grande del pubblico mainstream si concentra probabilmente su Il Diavolo veste Prada 2, che riporta sullo schermo l’intera squadra del successo del 2006. David Frankel torna alla regia per raccontare lo scontro tra Miranda Priestly ed Emily Charlton, sua ex assistente divenuta dirigente rivale, in una battaglia per gli introiti pubblicitari nel periodo di declino della carta stampata, mentre Miranda si avvicina alla pensione. Il film mantiene ritmo e cromatismi dell’originale, continuando a interrogarsi sull’immagine e sulla sua invadenza crescente nel contemporaneo.

Pupi Avati arriva con il suo quarantacinquesimo lungometraggio, Nel tepore del ballo, muovendosi nei territori della memoria e della nostalgia che attraversano da sempre il suo cinema. La storia segue Gianni Riccio, conduttore televisivo di successo che, dopo un’infanzia segnata dalla perdita di entrambi i genitori, si ritrova travolto da un crack finanziario con complicazioni penali. Il ritorno ai luoghi d’origine lo porta a reincontrare un antico amore che potrebbe rappresentare una possibilità di rinascita. Il film propone una messa alla berlina del mondo televisivo, descritto come grottesco e mostruoso.

L’esordio nel lungometraggio di Pauline Loquès, Nino, si distingue per misura e distanza nel trattare la scoperta di una grave malattia da parte di un giovane uomo. Scandito nell’arco di pochi giorni e strutturato a episodi, il film segue Nino che, recatosi in ospedale per un controllo di routine, scopre di avere un tumore alla gola. Nei tre giorni prima dell’inizio di una terapia invasiva, avendo perso le chiavi di casa, il protagonista si avventura per Parigi in un vagabondare che diventa scoperta di sé, mentre deve prendere decisioni sul futuro, dalla preservazione della fertilità alla ridefinizione dei rapporti con madre e migliore amico. Théodore Pellerin attraversa con i suoi occhi grandi e sperduti brevi incontri ed eventi banali che compongono il tempo interiore di un’interminabile attesa.

Ritorno al tratturo di Francesco Cordio porta invece l’attenzione sui tratturi molisani, i percorsi storici della transumanza che dall’Abruzzo conducevano in Puglia attraverso uno dei territori italiani più affascinanti e meno raccontati. Il documentarista di lungo corso costruisce un’elegia di chi ha scelto il ritorno alle radici della terra, avvalendosi della presenza di Elio Germano, molisano d’origine, e del ricercatore Filippo Tantillo. Il film si concentra sulle aree interne italiane che negli ultimi cent’anni hanno perso il 75% della popolazione, zone che costituiscono il 60% del territorio nazionale e ospitano ancora 13 milioni di persone, spesso prive di servizi essenziali come scuole, ospedali, connessioni web.

Il lunedì 4 maggio il programma si arricchisce di due ritorni cult. Space Jam di Joe Pytka torna in sala per il trentennale, riproponendo l’incontro di basket tra i Looney Tunes e Michael Jordan contro gli alieni invasori del Luna Park spaziale. La stessa giornata vede il ritorno di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ultimo lavoro del maestro uscito postumo nel 1999. Il film con Tom Cruise e Nicole Kidman racconta il tunnel di sogni ed erotismo in cui precipitano due coniugi dell’alta borghesia, dove i desideri del passato si mescolano con quelli del presente.

Completano il quadro della settimana That Time I Got Reincarnated as a Slime – Il film – Le lacrime del mare azzurro di Yasuhito Kikuchi, L’oratore di Marco Pollini, e il documentario Willie Peyote – Elegia sabauda di Enrico Bisi, in uscita anch’esso lunedì 4 maggio.

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