Home NewsGabriele Salvatores e Rob Minkoff come giura al “Reply AI Film Festival 2026”: ecco come funziona

Gabriele Salvatores e Rob Minkoff come giura al “Reply AI Film Festival 2026”: ecco come funziona

La terza edizione porta nella giuria nomi come Minkoff, Hardwicke e un VFX supervisor di Oppenheimer. Il tema è "Imaginatio Nova": cosa significa davvero.

by Mauro Terrone

La giuria di un festival cinematografico dice molto su come in quel festival si pensa. E la terza edizione del Reply AI Film Festival si pensa internazionale, tecnicamente consapevole e disposta a prendere sul serio l’intelligenza artificiale come strumento di racconto. A guidare il panel c’è Gabriele Salvatores, regista che ha attraversato decenni di cinema italiano con uno sguardo sempre curioso verso le tecnologie e le loro implicazioni narrative: da Nirvana in poi, la sua filmografia ha spesso interrogato il confine tra umano e digitale, tra realtà e simulazione.

Accanto a lui, nomi che vengono da mondi diversi del cinema: Rob Minkoff, co-regista de Il Re Leone e autore di film di animazione e live action come Stuart Little e Mr. Peabody e Sherman; Catherine Hardwicke, che con Twilight ha dato forma visiva a un fenomeno culturale globale; Giacomo Mineo, VFX supervisor per Oppenheimer e per il prossimo Odissea di Christopher Nolan, candidato agli Emmy per Devs di Alex Garland. Sono presenze che segnalano un’intenzione precisa: guardare all’intelligenza artificiale generativa non come a un gadget o a una moda, ma come a un punto di svolta tecnico ed espressivo che merita competenze diverse, da chi racconta storie a chi le costruisce pixel per pixel.

Completano la giuria Christina Lee Storm, produttrice passata per DreamWorks Animation e Netflix e ora Head of Studio per Narrative presso Secret Level; Jed Weintrob, regista e partner di 30 Ninjas; Brian Welk, giornalista cinematografico di IndieWire; Filippo Rizzante, Chief Technology Officer di Reply; Guillem Martinez Roura, AI & Robotics Lead di ITU “AI for Good”; Nils Hartmann, Executive Vice President di Sky Studios Italia e produttore di serie come Gomorra, The Young Pope e ZeroZeroZero; Denise Negri, giornalista cinematografica di Sky Italia. È un mix che tiene insieme industria, critica, tecnologia e visione autoriale: esattamente ciò che serve quando si deve valutare un’opera che nasce da strumenti nuovi ma deve comunque reggere come racconto.

Il tema dell’edizione 2026 è “Imaginatio Nova”, formula che suona vagamente rinascimentale ma che in realtà punta dritto a una domanda concreta: cosa succede all’immaginazione quando gli strumenti cambiano? La giuria valuterà creatività, qualità della produzione e impiego dell’IA in tutte le fasi, dalla sceneggiatura alla post-produzione. Non basta usare un generatore di immagini o un tool di voice cloning: bisogna che l’intelligenza artificiale sia messa al servizio di una visione, che diventi parte di un linguaggio e non soltanto una scorciatoia.

Salvatores lo dice chiaramente: «Sarà particolarmente stimolante accogliere opere provenienti da tutto il mondo, realizzate con strumenti di intelligenza artificiale generativa che, se messi al servizio di una visione autentica, possono valorizzare ancora di più il talento, la sensibilità e lo sguardo del regista». È una posizione che riconosce il rischio: che l’IA diventi un sostituto del pensiero invece che un amplificatore. Ma è anche una posizione ottimista, che scommette sulla possibilità che questi strumenti aprano spazi nuovi invece che chiuderli.

Oltre ai premi principali, ci sono due riconoscimenti speciali: l’AI for Good Award, in collaborazione con l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, destinato al miglior cortometraggio che metta in evidenza gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite; e il Reply AI Studios Grand Prix, che celebra l’innovazione e l’eccellenza nell’uso dell’intelligenza artificiale. Il primo premia l’intenzione, il secondo la forma: insieme, tracciano l’idea che il cinema generato da IA non possa accontentarsi di essere solo tecnicamente avanzato o solo eticamente motivato. Deve essere entrambe le cose, e deve esserlo con uno sguardo.

I cortometraggi vanno inviati entro il 1° giugno 2026 sulla piattaforma aiff.reply.com. I finalisti saranno presentati a settembre a Venezia, durante un evento organizzato da Reply e Mastercard, dove saranno annunciati i vincitori. La scelta di Venezia non è casuale: è il festival che più di ogni altro ha saputo tenere insieme tradizione e sperimentazione, autorialità e industria. Portarci il Reply AI Film Festival significa segnalare che il cinema generato da intelligenza artificiale non è un fenomeno di nicchia, ma un pezzo di futuro che va affrontato dentro le istituzioni del cinema, non fuori.

Sky Italia sarà media partner del festival, un’alleanza che dà ulteriore visibilità e credibilità a un’iniziativa che si inserisce nel programma più ampio delle Reply Challenges, competizioni tecnologiche e creative che oggi coinvolgono quasi 250.000 partecipanti in tutto il mondo. È un ecosistema che punta sulla formazione e sulla sperimentazione, sulla possibilità che le nuove generazioni possano impadronirsi di strumenti complessi e usarli per raccontare storie nuove.

Quello che colpisce, in questa terza edizione, è la consapevolezza che il cinema fatto con l’intelligenza artificiale non è una categoria a parte, ma una questione che riguarda tutto il cinema. Riguarda cosa significa dirigere quando parte del controllo è delegato a un algoritmo. Riguarda cosa significa scrivere quando un modello generativo può suggerire dialoghi o sviluppi narrativi. Riguarda cosa significa produrre quando i costi di alcune fasi possono crollare e altre diventare improvvisamente centrali. E riguarda, soprattutto, cosa significa guardare: se e come riconosciamo l’autorialità in un’opera dove l’umano e il sintetico si mescolano fino a diventare indistinguibili.

La giuria del Reply AI Film Festival 2026 è composta da persone che hanno lavorato con tecnologie complesse, che hanno raccontato mondi impossibili, che hanno dovuto risolvere problemi di narrativa e di produzione in contesti sempre diversi. Hanno gli strumenti per giudicare non solo il risultato finale, ma anche il processo. E forse è proprio questo il punto: che il cinema generato da IA, più di ogni altro, chiede di essere valutato non solo per ciò che mostra, ma per come ci arriva.

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