Il quinto episodio della quinta stagione di The Boys, intitolato “One-Shots”, porta sullo schermo una sequenza che sembra uscita direttamente da This Is the End, la commedia cult del 2013 scritta, diretta e interpretata da Seth Rogen insieme a Evan Goldberg. Non si tratta di una coincidenza: Rogen, che del film è stato anche produttore esecutivo, ricopre lo stesso ruolo nella serie Prime Video, e per questo episodio finale della saga ha scelto di riproporre la formula che lo ha reso celebre.
La trama dell’episodio segue diverse linee narrative, ma la più memorabile vede Patriota (Antony Starr) e Soldatino (Jensen Ackles) volare verso Los Angeles per incontrare Mister Marathon, un super velocista interpretato da Jared Padalecki, co-star di Ackles in Supernatural. Il personaggio vive immerso nello stile di vita hollywoodiano e ha organizzato una partita a poker con ospiti d’eccezione: Seth Rogen, Kumail Nanjiani, Will Forte e Christopher Mintz-Plasse, tutti nei panni di se stessi.
Questi attori fanno parte del ristretto gruppo di celebrity non deportate nei Freedom Camps di Patriota, campi di concentramento dove sono finiti Aziz Ansari, Macaulay Culkin, Joaquin Phoenix, Kiefer Sutherland, Meryl Streep, Benedict Cumberbatch e Benedict Wong. Il loro tentativo di resistenza al regime fascista? Postare un quadrato su Instagram. Una satira feroce del “woke performativo” e dell’attivismo di facciata hollywoodiano.
La somiglianza con This Is the End diventa esplicita quando Soldatino inizia a massacrare le star presenti, posizionandole sul percorso di corsa di Mister Marathon: i corpi esplodono in una scia di viscere e sangue, esattamente come nel film del 2013, dove le celebrity morivano in modi sempre più assurdi durante l’apocalisse biblica. Anche Craig Robinson, presente nel cast di This Is the End, appare nell’episodio di The Boys, solo per essere eliminato poco dopo il suo arrivo.

I riferimenti incrociati non si limitano alle morti splatter. Will Forte, presentandosi a Patriota e Soldatino, menziona di aver tradito Channing Tatum, consegnandolo alle autorità. Un dettaglio che richiama immediatamente il cameo memorabile di Tatum in This Is the End, dove interpreta l’animale domestico cannibale di Danny McBride, tenuto al guinzaglio con una maschera sadomaso.
Entrambi i progetti condividono anche una riflessione meta sul ruolo sociale degli attori. In This Is the End, quando inizia l’Apocalisse, i protagonisti si interrogano sul perché non siano stati salvati durante il Rapimento, nonostante portino gioia alle persone. In The Boys, Kumail Nanjiani articola un ragionamento simile: “Siamo narratori, amico. Il nostro superpotere è ispirare cuori e menti”. Una dichiarazione che la serie smonta immediatamente, mostrando l’ipocrisia di un attivismo limitato a un post su Instagram mentre il mondo brucia.
La scelta di Rogen di riproporre questa formula nel capitolo finale di The Boys non è casuale. L’attore e produttore ha convinto Sony ad adattare il fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson presentandolo come la storia di persone normali che combattono contro i supereroi, e nel corso delle stagioni è apparso in piccoli cameo. Per l’ultima stagione, la decisione di andare all in con le apparizioni celebrity rappresenta sia un cerchio che si chiude sia l’apoteosi del suo stile autoriale.
Il meta-commento sulla cultura delle celebrity, la violenza viscerale e le riflessioni satiriche sulle responsabilità morali delle star costituiscono infatti i marchi di fabbrica ricorrenti nel lavoro di Rogen. This Is the End esplorava cosa succede quando l’intrattenimento incontra la fine del mondo; The Boys 5×05 porta quella stessa premessa in un contesto distopico dove la fine del mondo è già arrivata, sotto forma di un regime superumano fascista.
La differenza sostanziale tra i due progetti risiede nel bersaglio della satira. Nel film del 2013, le celebrity si interrogavano sul valore del loro contributo alla società in termini esistenziali e spirituali. Nella serie, la critica si fa più politica: gli attori vengono mostrati come figure privilegiate che, anche di fronte all’autoritarismo, riescono a pensare solo a gesti simbolici privi di rischio reale. L’idea che un quadrato su Instagram possa opporsi a un dittatore superpotente diventa il manifesto del loro fallimento morale.

L’episodio funziona sia come omaggio a This Is the End sia come sequel non ufficiale, trasportando la stessa energia anarchica in un universo narrativo dove le conseguenze sono molto più oscure. Se nel film del 2013 l’apocalisse rappresentava un’occasione per esplorare amicizia, egoismo e redenzione attraverso la lente della commedia, in The Boys diventa lo sfondo per una critica spietata del potere, del privilegio e dell’inefficacia della resistenza performativa.
Questa convergenza tra i due progetti evidenzia come il linguaggio meta-cinematografico di Rogen abbia trovato terreno fertile nella struttura narrativa di The Boys, una serie costruita sulla decostruzione sistematica dei miti contemporanei. Le celebrity che interpretano se stesse, già espediente comico in This Is the End, diventano qui simboli di una classe privilegiata disconnessa dalla realtà, incapace di opporsi efficacemente al male perché troppo impegnata a proteggere il proprio status.
La violenza grafica, altro elemento caratterizzante dello stile di Rogen, assume in questo contesto una funzione diversa. Non è solo shock value o umorismo dark: è la conseguenza letterale dell’incontro tra il privilegio hollywoodiano e il potere assoluto. Quando Soldatino trasforma le star in esplosioni di carne, la serie sta visualizzando la fragilità di un sistema culturale basato sul culto della personalità di fronte alla forza bruta.
L’episodio dimostra anche come The Boys, giunta alla sua stagione conclusiva, abbia consolidato una propria identità autoriale forte abbastanza da assorbire e reinterpretare riferimenti esterni senza perdere coerenza narrativa. Il richiamo a This Is the End non è semplice fan service, ma un elemento funzionale alla critica sociale che la serie porta avanti sin dal primo episodio.
Seth Rogen, passando da co-regista a produttore esecutivo, ha trasferito la sua sensibilità comica in un formato serializzato che permette di sviluppare le stesse tematiche su scala più ampia e con maggiore profondità critica. Le celebrity di This Is the End affrontavano l’apocalisse con egoismo e narcisismo; quelle di The Boys 5×05 collaborano con un regime oppressivo pensando che un gesto simbolico sui social possa bastare a salvarle moralmente.












