Il genere action ha vissuto una fase di rinascita straordinaria negli anni 2010. Film come John Wick e Mad Max: Fury Road hanno ridefinito i canoni estetici e narrativi, mentre franchise come Mission: Impossible hanno alzato l’asticella per le sequenze d’azione e la costruzione drammaturgica. L’ingresso negli anni 2020 è avvenuto con aspettative altissime: il pubblico e la critica pretendevano qualcosa di più di semplici intrattenimenti ben confezionati.
Quando il thriller si fonde con l’action, il risultato può raggiungere vette di eccellenza cinematografica. Classici premiati agli Oscar come The French Connection o saghe come Heat dimostrano che il genere può combinare storie dense e complesse con sequenze mozzafiato, spesso ottenute attraverso stunt al limite del possibile. Gli anni 2020 hanno prodotto almeno tre titoli che possono essere considerati veri capolavori, opere destinate a entrare nel pantheon dei migliori thriller d’azione di sempre.
Top Gun: Maverick (2022)
I sequel legacy rappresentano sempre una scommessa rischiosa. Nel peggiore dei casi si riducono a operazioni nostalgiche prive di sostanza narrativa. Nel migliore, non solo proseguono i temi del film originale ma ne potenziano la formula. Top Gun: Maverick, diretto da Joseph Kosinski, appartiene alla seconda categoria.
Tom Cruise torna nei panni di Pete “Maverick” Mitchell, ancora ribelle e pilota temerario. Questa volta viene richiamato alla scuola Top Gun per addestrare una nuova generazione di aviatori, tra cui l’arrogante Hangman (Glen Powell) e l’audace Rooster (Miles Teller), figlio del defunto migliore amico di Maverick, Goose (Anthony Edwards).

Top Gun: Maverick si distingue come uno dei rari sequel legacy che supera nettamente il predecessore. Mentre il film del 1986 resta un intrattenimento caratterizzato dall’estetica anni Ottanta e da un certo machismo, Maverick è uno spettacolo action di alto livello che riflette sulla legacy e sul peso delle aspettative. L’elemento più impressionante sono le sequenze aeree, realizzate con un approccio innovativo: telecamere e attori sono stati collocati all’interno delle cabine di pilotaggio di jet reali.
Cruise offre una performance carismatica, portando sullo schermo tutto l’appeal temerario e la sicurezza che hanno reso iconico il personaggio, ma aggiungendo una stanchezza che riconosce e celebra il passare del tempo. Il film mantiene tracce del nazionalismo tipico delle storie ambientate nel complesso militare americano, ma evita in gran parte l’endorsement esplicito che ha reso controverso l’originale. Top Gun: Maverick rimane semplice e profondamente piacevole, un ritorno ai blockbuster che molti ritenevano Hollywood non potesse più produrre.
John Wick: Capitolo 4 (2023)
Nel 2014, Keanu Reeves e il regista Chad Stahelski hanno reinventato il cinema d’azione con John Wick, un noir iper-violento e stilizzato su un killer spietato che esce dalla pensione per vendicare l’uccisione del suo cucciolo, ultimo dono della moglie deceduta. Il successo ha generato un franchise di crescente ambizione, con ogni capitolo più esplosivo del precedente.
Il culmine di questo percorso è stato John Wick: Chapter 4, dove il Baba Yaga affronta un’ondata infinita di assassini mentre viene braccato dal Marchese Vincent de Gramont (Bill Skarsgård), membro di alto rango della Tavola determinato a eliminarlo con ogni mezzo.

Presentato inizialmente come conclusione della storia di John Wick, Chapter 4 rappresenta il franchise al suo apice in termini di ambizione e spettacolarità. L’action raggiunge livelli straordinari, spesso oltre il credibile, con ogni sequenza più audace di qualsiasi cosa vista in precedenza, non solo nella saga ma nel genere. I momenti più memorabili includono lo scontro esteso al Continental di Osaka – dove Reeves viene affiancato da Hiroyuki Sanada – e il confronto finale nelle strade di Parigi, che culmina in un duello tra Reeves e Donnie Yen al Sacré-Coeur.
Il suo status di apparente conclusione della saga conferisce a John Wick: Chapter 4 un peso definitivo e un impatto maggiore. La posta in gioco è altissima, l’atmosfera malinconica e pervasa di tensione, l’adrenalina costante. La morte finale di Wick suscita tristezza ma anche, in qualche modo, sollievo: un finale catartico e soddisfacente per una serie che ha segnato una generazione. La possibilità di un quinto capitolo riduce in parte l’impatto di Chapter 4, ma non ne compromette la qualità dell’esperienza.
One Battle After Another (2025)
Paul Thomas Anderson ha dovuto attendere trent’anni, dieci film e undici nomination agli Oscar prima di vincere finalmente le statuette per Miglior Regista e Miglior Film. La vittoria è arrivata per quello che potrebbe essere il suo lavoro migliore.
One Battle After Another vede Leonardo DiCaprio nei panni di “Ghetto” Pat Calhoun, un ex rivoluzionario che vive nascosto dopo una situazione con la sua ex amante, Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor), e il corrotto Capitano Steven J. Lockjaw (Sean Penn). Pat, leggermente paranoico e fumatore abituale, è iperprotettivo verso la figlia adolescente Willa (Chase Infiniti), che prepara per il giorno in cui potrebbero dover fuggire. Quel giorno arriva quando Lockjaw inizia a prenderli di mira, costringendo Willa a scappare con la rivoluzionaria Deandra “Lady Champagne” (Regina Hall), mentre Pat cerca aiuto dal tranquillo maestro di karate Sergio St. Carlos (Benicio del Toro).

Ispirato al romanzo Vineland di Thomas Pynchon, One Battle After Another è un crime thriller che trova Anderson al culmine delle sue capacità. Il film bilancia senza sforzo umorismo assurdo, spettacolo adrenalinico e energia dirompente al servizio di una storia sulla natura dell’idealismo e sul significato autentico dell’essere rivoluzionari. Al centro c’è Leonardo DiCaprio nella sua migliore performance da The Wolf of Wall Street, costruendo un personaggio che è insieme affascinante, comprensibile, patetico e stranamente zen. Sean Penn, premiato con l’Oscar, è altrettanto impressionante come il patetico Lockjaw, tutto posa e falso coraggio che nascondono una natura dolorosamente fragile e compromessa. Chase Infiniti, al suo debutto cinematografico, è una rivelazione e rende Willa l’eroina improbabile ma indiscutibile della storia.
Come altri film di Anderson, One Battle After Another è impegnativo, epico nella portata ma straordinariamente radicato in qualcosa di umano. La sua politica lo rende attuale, ma l’approccio lo rende senza tempo: il tipo di film a cui guarderemo tra decenni chiedendoci cosa significasse vederlo all’uscita. Un’opera il cui lascito continuerà a crescere ed evolversi come solo i veri classici cinematografici sanno fare.












