Il viaggio su strada ha rappresentato, fin dagli albori del cinema, uno dei dispositivi narrativi più potenti per raccontare trasformazioni personali, rapporti umani e l’essenza stessa dell’America. Non si tratta di semplici spostamenti geografici: il road trip cinematografico è sempre stato una metafora del cambiamento, un’occasione per i personaggi di confrontarsi con se stessi, con gli altri e con un paese in continua evoluzione.
Dai tempi in cui Bob Hope e Bing Crosby attraversavano Singapore e il Marocco cantando, il pubblico ha dimostrato un’attrazione irresistibile per le storie che si dipanano lungo autostrade, strade secondarie e percorsi improbabili. La formula funziona perché rispecchia un’esperienza universale: chiunque abbia affrontato un viaggio sa che raramente tutto fila liscio. Gomme a terra, deviazioni sbagliate, prenotazioni dimenticate e portafogli persi diventano parte di un’avventura che, per quanto complicata, resta indelebile nella memoria.
10. Little Miss Sunshine (2006)
La famiglia Hoover parte da Albuquerque per raggiungere Redondo Beach, in California, dove la piccola Olive deve partecipare alla finale del concorso di bellezza “Little Miss Sunshine”. Il padre Richard sogna il successo come motivatore, la madre Sheryl tiene insieme i pezzi, il fratello Dwayne ha fatto voto di silenzio, lo zio Frank è un accademico reduce da un tentato suicidio, e il nonno Edwin è stato cacciato dalla casa di riposo per cattiva condotta.

Tutti stipati in un pulmino Volkswagen giallo che perde pezzi come la famiglia stessa, i Hoover attraversano il sud-ovest americano tra litigi, confessioni e momenti di connessione autentica. Quando arrivano alla meta, non sono più gli stessi. Il film diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris, presentato al Sundance Film Festival, fu acquisito da Fox Searchlight per 10 milioni di dollari e ne incassò 100 in tutto il mondo. Ricevette quattro candidature agli Oscar, vincendo per il miglior attore non protagonista (Alan Arkin) e la migliore sceneggiatura originale (Michael Arndt).
9. Il posto delle fragole (1957)
Il professor Isak Borg, settantottenne in pensione, viaggia da Stoccolma a Lund per ricevere una laurea honoris causa. Lo accompagna la nuora Marianne, incinta e in procinto di divorziare dal figlio Evald. Durante il tragitto, Borg raccoglie diversi autostoppisti che riaccendono ricordi sepolti. Tra questi, la giovane Sara gli ricorda il grande amore perduto della sua giovinezza.

Ingmar Bergman costruisce un’odissea esistenziale in cui il viaggio nello spazio diventa simultaneamente un viaggio nel tempo e nella psiche. Il film alterna realtà e sogno, presente e passato, commedia e melodramma, disegnando il ritratto di un uomo che affronta la fine della propria vita ripercorrendo le scelte che l’hanno definito. La sceneggiatura di Bergman ricevette una candidatura all’Oscar e l’opera consolidò la reputazione internazionale del regista svedese, influenzando profondamente il cinema americano successivo, particolarmente quello di Woody Allen.
8. Una storia vera (1999)
Alvin Straight, veterano della Seconda Guerra Mondiale, non vede più abbastanza bene da guidare un’automobile e si muove con due bastoni dopo una caduta. Quando apprende che il fratello Lyle, con cui non parla da anni, ha avuto un ictus, decide di raggiungerlo. Poiché vive in Iowa e Lyle si trova nel Wisconsin, Alvin attacca un rimorchio al suo trattorino tosaerba John Deere e parte. Lungo il percorso incontra personaggi locali e lascia emergere le ferite del passato che lo hanno allontanato dal fratello.

David Lynch firma il film più atipico della sua carriera, classificato G (per tutti) e distribuito dalla Disney. Nonostante la distanza apparente da “Velluto blu” o “Twin Peaks”, “Una storia vera” rappresenta uno dei lavori più personali del regista, un viaggio idealizzato attraverso l’America rurale in cui è cresciuto. Il direttore della fotografia Freddie Francis rende i campi di mais dell’Iowa maestosi quanto i deserti di “Lawrence d’Arabia”, mentre la colonna sonora di Angelo Badalamenti sottolinea la dignità ostinata del protagonista. Richard Farnsworth ricevette una candidatura all’Oscar come miglior attore.
7. Paper Moon (1973)
Durante la Grande Depressione, il truffatore Moses Pray attraversa il Midwest vendendo bibbie costose a vedove convinte che i loro cari defunti le abbiano già ordinate. In Kansas, assiste al funerale di un’ex fidanzata e accetta di accompagnare sua figlia orfana, Addie, dalla zia in Missouri. Addie, sospettando che Moses sia suo padre, lo costringe a prenderla come socia dopo che lui tenta di fregarle 200 dollari. Durante il viaggio raccolgono una ballerina di burlesque e si scontrano con un contrabbandiere di whisky.

Peter Bogdanovich dirige un film in bianco e nero che ricrea meticolosamente l’estetica dell’America degli anni Trenta, utilizzando il linguaggio del cinema classico attraverso una sensibilità moderna. Il fulcro è la coppia padre-figlia formata da Ryan e Tatum O’Neal, quest’ultima diventata la più giovane vincitrice di un Oscar nella storia con il premio come miglior attrice non protagonista. Il direttore della fotografia László Kovács conferisce al Midwest una luminosità che trasforma la povertà in poesia.
6. Easy Rider (1969)
Dopo aver concluso un lucroso affare di droga a Los Angeles, gli hippie Wyatt e Billy decidono di attraversare il paese in motocicletta fino a New Orleans. In Arizona fanno tappa in una comune, dove sperimentano l’amore libero. Arrestati in New Mexico, conoscono George Hanson, un avvocato che passa regolarmente la notte in cella dopo serate di bevute. George si unisce a loro nel viaggio verso il Mardi Gras. Quando raggiungono New Orleans, Wyatt e Billy assumono LSD con due prostitute e si interrogano sul proprio posto in America.

Dennis Hopper dirige uno dei film più importanti della New Hollywood, realizzato con un budget minimo e trasformato in un fenomeno culturale. Uscito negli ultimi mesi degli anni Sessanta, “Easy Rider” utilizza il genere del road movie per esplorare un’America in rapido cambiamento e le ostilità che la controcultura doveva affrontare. Il film incassò cifre notevoli al botteghino e ricevette candidature all’Oscar per il miglior attore non protagonista (Jack Nicholson) e la migliore sceneggiatura originale.
5. Fuga di mezzanotte (1988)
L’ex poliziotto diventato cacciatore di taglie Jack Walsh viene ingaggiato dall’agente di cauzione Eddie Moscone per un “midnight run”, un lavoro semplice che dovrebbe richiedere solo un giorno: volare a New York, prendere il contabile della mafia Jonathan Mardukas e riportarlo a Los Angeles. Mardukas, soprannominato “il Duca”, ha sottratto 15 milioni di dollari al boss mafioso Jimmy Serrano donandoli in beneficenza, prima di saltare la cauzione. Sia Serrano che l’agente dell’FBI Alonzo Mosely vogliono mettere le mani su di lui, mentre il cacciatore di taglie rivale Marvin Dorfler cerca di anticipare Jack. Il Duca si rivela più astuto di quanto sembri.

Martin Brest dirige un film che fonde commedia, azione e road movie in un equilibrio perfetto. Robert De Niro e Charles Grodin formano una coppia disparata che, attraverso disavventure continue da costa a costa, sviluppa un rispetto reciproco e un’amicizia che li trasforma entrambi. La pellicola contiene scene memorabili (“Quelli non sono cuscini!”) e un cuore sorprendentemente caldo sotto la superficie dell’action comedy.
4. Thelma & Louise (1991)
Thelma Dickerson ha così paura di contrariare il marito autoritario Darryl che non gli dice di partire per una gita di pesca con la migliore amica Louise Sawyer. Si mette in viaggio sulla Ford Thunderbird decappottabile del 1966 di Louise senza informarlo. In un bar lungo la strada, Louise uccide un uomo che tenta di violentare Thelma, e il loro viaggio si trasforma in una fuga dalla legge. La disperazione cresce quando Thelma viene derubata da un giovane ladro attraente, J.D., mentre il detective compassionevole Hal Slocumb cerca di convincerle ad arrendersi prima che sia troppo tardi.

Ridley Scott dirige un film che trasforma una storia di stupro e omicidio in un viaggio di emancipazione femminile su strada. L’arma segreta è la sceneggiatura di Callie Khouri, vincitrice dell’Oscar, che crea due personaggi femminili completamente realizzati che trovano amore e solidarietà reciproca quando tutti gli uomini della loro vita le hanno deluse. Un grido di battaglia femminista che attacca il maschilismo in tutte le sue forme, senza sacrificare l’energia e il ritmo del cinema d’azione. Brad Pitt fa il suo debutto cinematografico nel ruolo di J.D.
3. Sideways – In viaggio con Jack (2004)
L’insegnante divorziato Miles Raymond fatica da anni a finire il suo romanzo e si distrae con la passione per il vino. È entusiasta di un viaggio nella California wine country con il migliore amico Jack Cole, attore di sitcom che sta per sposarsi. Mentre Miles vuole passare la settimana degustando vini e giocando a golf, Jack cerca un’ultima avventura prima delle nozze. Ottiene quello che vuole quando incontra Stephanie, la cui migliore amica Maya prova simpatia per Miles scoprendo un amore condiviso per il vino. L’avvicinamento di Miles e Jack alle due donne mette a rischio non solo le imminenti nozze, ma anche la loro amicizia.

Alexander Payne dirige un film diventato comfort viewing per molti spettatori, anche per chi non distingue un Merlot da un Cabernet Sauvignon. Come le migliori buddy comedy on the road, trae molte risate dalla coppia insolita formata dai due protagonisti, ma contiene anche un notevole pathos nella sceneggiatura di Payne e Jim Taylor, vincitrice dell’Oscar, che funziona come una commedia romantica sofisticata per adulti. Il film è anche un ricco diario di viaggio che mostra la bellezza e la serenità della California settentrionale.
2. Accadde una notte (1934)
La viziata ereditiera Ellie Andrews è fuggita con l’affascinante pilota King Westley, con grande disappunto del ricco padre. Disperato per ottenere l’annullamento del matrimonio, il signor Andrews tiene sequestrata la figlia sullo yacht di famiglia in Florida, ma Ellie riesce a scappare e sale su un autobus Greyhound. Il padre offre una ricompensa di 10.000 dollari per il suo ritorno, attirando l’attenzione del giornalista Peter Warne. Fiutando una buona storia, Peter accetta di riportare Ellie da suo padre, e lungo la strada gli opposti si attraggono.

Frank Capra dirige il primo film a vincere i cinque Oscar principali: miglior film, regia, attore (Clark Gable), attrice (Claudette Colbert) e sceneggiatura (Robert Riskin). Uscito pochi mesi prima dell’implementazione del restrittivo Codice Hays, il film si avvicina al limite del risqué, mostrando il crescente flirt tra Ellie e Peter in scene come “il muro di Gerico”, in cui dividono una stanza di motel con un lenzuolo. Il momento comico e sessuale culminante arriva quando Peter prova a fare l’autostop con il pollice mentre Ellie alza la gonna per mostrare la gamba: non serve indovinare chi vince.
1. Un biglietto in due (1987)
Il dirigente pubblicitario Neal Page sta tornando da New York a Chicago per trascorrere il Ringraziamento con la famiglia. Quello che doveva essere un comodo volo viene ritardato da una tempesta di neve che blocca tutti gli aerei. Per fortuna di Neal, il venditore di anelli per tende da doccia Del Griffith viene in soccorso. Il comportamento di Del, ben intenzionato ma fastidioso, irrita i nervi di Neal mentre viaggiano in treno, autobus e auto a noleggio, con risultati disastrosi. Neal e Del incontrano una difficoltà dopo l’altra, ma lungo la strada formano un’amicizia che incarna lo spirito del Ringraziamento.

Scritto e diretto da John Hughes, “Un biglietto in due” è diventato una visione obbligatoria durante le festività, facendo per il Ringraziamento quello che “La vita è meravigliosa” fa per Natale. È forse la migliore commedia on the road dai tempi d’oro di Bob Hope e Bing Crosby. Il film contiene grandi risate e un cuore ancora più grande. Alla fine, racconta come tutti meritiamo un posto da chiamare casa durante le festività, non importa quanto accidentato sia il percorso per arrivarci. Steve Martin e John Candy formano una coppia indimenticabile, con il primo che rappresenta l’efficienza nevrotica e il secondo l’umanità goffa ma autentica.
Questi dieci film dimostrano che il road movie non è semplicemente un genere, ma una forma narrativa capace di contenere commedia e tragedia, realismo e sogno, ribellione e riconciliazione. Il viaggio su strada rimane una delle metafore più potenti del cinema perché rispecchia l’esperienza umana: raramente arriviamo dove pensavamo di andare, ma il percorso ci cambia in modi che non avremmo mai immaginato.












