Home FilmMarvel e saga del Multiverso: l’ipotesi del ponte diretto tra Endgame e Doomsday

Marvel e saga del Multiverso: l’ipotesi del ponte diretto tra Endgame e Doomsday

Il ricut di Avengers: Endgame con materiale collegato a Doomsday riapre la discussione: la fase del Multiverso sta diventando una scorciatoia narrativa?

by Valeria Bernardo

Avengers: Endgame ha sempre avuto il sapore del punto fermo. Una chiusura che, nel bene e nel male, permetteva di ripartire. Eppure oggi quel “finale” potrebbe trasformarsi in un raccordo: Joe Russo, regista di Endgame e del prossimo Avengers: Doomsday, ha parlato pubblicamente di un ricut e di una nuova uscita in sala prevista per settembre, con l’aggiunta di footage legato proprio alla storia di Doomsday. L’obiettivo dichiarato è creare un ponte diretto tra i due film, sfruttando anche la forza commerciale di un titolo che, a suo tempo, è stato un evento globale.

Il punto non è soltanto industriale. È narrativo, e riguarda la percezione di un’intera fase del Marvel Cinematic Universe: la cosiddetta saga del Multiverso, costruita dopo Endgame attraverso più di una dozzina di film e una lunga lista di serie. L’idea di base era espansiva per definizione: realtà parallele, ramificazioni, varianti, incastri. Un “capitolo” pensato come terreno di gioco e, insieme, come architettura.

Se davvero la strada più rapida per arrivare a Doomsday diventa un montaggio aggiornato di Endgame, la sensazione che si sta facendo spazio tra gli spettatori è che quel tratto intermedio possa pesare meno del previsto. Non perché venga formalmente cancellato, ma perché rischia di essere reso facoltativo. È qui che nasce l’accusa più istintiva: non è forse barare?

Il termine è forte, e va maneggiato con cautela. In una saga seriale a lungo corso, “barare” non significa infrangere regole scritte, significa spostarle in corsa. Il patto implicito del MCU, fin dalle origini, è stato quello della connessione: l’idea che ogni tassello conti, che ogni uscita aggiunga un’informazione, una conseguenza, un’eco destinata a tornare. La fase multiversale ha amplificato quel patto: non solo collegamenti, ma collegamenti potenzialmente infiniti.

Da qui la domanda che molti si pongono: quanto era davvero necessario seguire le diramazioni? Serie come Loki sono state percepite come centrali nel disegno dell’era multiversale, anche per il modo in cui hanno messo in scena concetti diventati familiari al pubblico più attento, come “He Who Remains”. Allo stesso tempo, l’ecosistema Disney+ ha moltiplicato i “side quest” narrativi: She-Hulk: Attorney at Law, Moon Knight, e altri titoli che hanno allargato tono e confini dell’universo. Ant-Man and the Wasp: Quantumania, in particolare, ha dedicato buona parte del suo tempo a spiegare meccaniche e implicazioni legate al multiverso.

In questo quadro, un ponte Endgame-Doomsday inserito a posteriori suona come una semplificazione. Non è detto che equivalga a un’abolizione vera e propria della saga del Multiverso, ma l’impressione è che Marvel stia cercando una nuova accessibilità: un punto di ingresso pulito, immediato, con meno compiti a casa. Per una parte del pubblico, è un sollievo. Per un’altra, è una svalutazione: se l’itinerario può essere saltato senza conseguenze apparenti, allora l’investimento emotivo e di tempo cambia significato.

Il nodo, però, non è soltanto “ho sprecato ore?”. È una questione di fiducia nella forma. Le saghe funzionano quando danno l’idea di una traiettoria, anche a zigzag, ma riconoscibile. Se invece la traiettoria viene riscritta per creare un corridoio più rapido tra due Avengers, la fase multiversale rischia di essere ricordata non come una macrosaga, ma come materiale aggiuntivo, interessante a tratti, non decisivo nella costruzione del futuro.

Eppure, dal punto di vista creativo, l’operazione può essere letta anche come un’ammissione. Non tanto di “errore”, quanto di saturazione: dopo anni di interconnessioni sempre più fittissime, il rischio di congestione era evidente. Quando il pubblico percepisce che ogni titolo è un prerequisito, la meraviglia dell’universo condiviso si trasforma in un calendario da rispettare. Un ricut di Endgame che prepara Doomsday potrebbe segnalare il tentativo di tornare a una promessa più semplice: grandi film-evento che reggono anche senza un’enciclopedia personale del MCU.

Resta, inevitabile, una zona grigia. Se il nuovo montaggio inserirà “pochi minuti” di tessuto connettivo e quello basterà per presentare Doomsday, allora il Multiverso, per come è stato venduto e discusso negli anni, sembrerà meno indispensabile. Non un imbroglio nel senso stretto, ma una scorciatoia. E le scorciatoie, nelle narrazioni seriali, hanno sempre un prezzo: possono recuperare spettatori, ma possono anche incrinare la sensazione che ogni tappa conti davvero.

Alla fine, l’idea stessa di multiverso porta con sé un paradosso: tutto può accadere, quindi niente è irreversibile. Se Marvel ora sceglie di “raddrizzare” il percorso affidandosi a Endgame come trampolino, il dibattito non riguarda soltanto Doomsday. Riguarda il modo in cui una saga contemporanea gestisce memoria, continuità e fatica dello spettatore. E riguarda quella sottile linea tra semplificare e riscrivere il patto.

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