Home DCU“Supergirl”, trailer e nuovi indizi: l’asso nella manica del DC Universe

“Supergirl”, trailer e nuovi indizi: l’asso nella manica del DC Universe

Il trailer mostra Kara Zor‑El come una “pistolera” cosmica, ma la vera tensione potrebbe arrivare lontano dal Sole giallo: dove i poteri non sono garantiti.

by Valeria Bernardo

Supergirl entra nel nuovo DC Universe con un’energia che non chiede permesso: nel trailer Kara Zor‑El, interpretata da Milly Alcock, attraversa bar alieni, astronavi e paesaggi fuori dal mondo con un passo da fuorilegge spaziale. Battute rapide, cacciatori di taglie appostati ai tavoli, facce da frontiera e un’estetica da viaggio interplanetario suggeriscono un film che punta sulla mobilità, sull’incontro con mondi diversi e su un’avventura più “di strada” che da salotto supereroistico.

Sotto la superficie, però, il dettaglio più interessante non è l’azione. È l’idea che questo universo DC possa giocarsi una carta che spesso viene indicata come un punto delicato delle storie kryptoniane: la gestione dell’invincibilità. Nel dibattito attorno a Superman ritorna ciclicamente un’obiezione, quella dell’eroe quasi impossibile da mettere davvero in pericolo se non con soluzioni specifiche, come avversari kryptoniani o la kryptonite. Con Supergirl, almeno per come viene impostato il racconto, la tensione può arrivare in modo più organico e “di scenario”.

Il film, infatti, è presentato come una storia ampia e strutturata su più mondi, con un marcato planet-hopping e una struttura che tocca nove pianeti. Ed è qui che il DC Universe sembra avere l’asso nella manica: Kara non è al sicuro ovunque. Come tutti i kryptoniani, lontano dal Sole giallo rischia di perdere i poteri. Questa regola, già nota nella mitologia del personaggio, diventa potenzialmente un motore narrativo: ogni nuovo pianeta non è soltanto un cambio di ambientazione, ma anche una variabile che può trasformare l’eroina da inarrestabile a vulnerabile.

Un indizio su questa direzione era arrivato anche con un dettaglio già emerso in precedenza all’interno del nuovo corso: Kara viene associata all’idea di trascorrere tempo su pianeti con Sole rosso, dove può ubriacarsi proprio perché priva delle capacità che, sotto un Sole giallo, la rendono quasi inavvicinabile. Nel trailer, inoltre, il personaggio di Krem, interpretato da Matthias Schoenaerts, sembra alludere al fatto che stia succedendo qualcosa di terribile a Kara. Non viene spiegato in modo esplicito, ma l’implicazione apre una pista: la minaccia potrebbe non essere solo un nemico, bensì anche l’ambiente, la distanza dalla “fonte” dei poteri, la possibilità di arrivare tardi su un pianeta sbagliato.

Il riferimento creativo più chiaro è quello al fumetto Supergirl: Woman of Tomorrow, da cui il film sembra prendere ispirazione almeno in parte. In quella storia Kara finisce su Barenton, un mondo sotto un Sole verde capace di drenare le sue energie fino a farla stare male fisicamente. Se il film abbraccia davvero questa logica, la promessa diventa immediata: non solo scazzottate e inseguimenti, ma una protagonista costretta a misurare ogni spostamento come se fosse una risorsa che si consuma.

Anche l’ossatura dell’avventura va in questa direzione. La missione ruota attorno alla caccia a Krem, descritto come un brigante che avrebbe avvelenato Krypto il Superdog e sarebbe sparito con l’unico antidoto conosciuto. È un obiettivo “semplice” e urgente, quasi da western: trovare l’uomo, recuperare ciò che serve, arrivare prima che sia troppo tardi. Ma se a ogni salto tra pianeti corrisponde un possibile calo di potere, la corsa si carica di un peso diverso. La domanda non è soltanto dove sia il bersaglio, bensì in che condizioni Kara lo affronterà quando lo raggiungerà.

Il trailer, volutamente, non chiarisce un elemento decisivo: nelle scene di rissa e nelle sequenze più muscolari Kara è sempre al massimo, oppure sta già perdendo terreno, indebolita da un sole ostile o da un malessere crescente? Questa ambiguità funziona, perché sposta l’attenzione dal “quanto è forte” al “quanto può resistere”. E se l’obiettivo del nuovo DC Universe è distinguersi senza limitarsi a ripetere formule, l’idea di una Supergirl costretta a fare i conti con la fragilità, pianeta dopo pianeta, potrebbe essere la scelta più intelligente: spettacolare, ma anche capace di costruire suspense con regole chiare.

Alla fine, l’elemento intrigante non è un colpo di scena annunciato, bensì un meccanismo narrativo: il viaggio come rischio reale. Niente garanzia che la prossima porta si apra su un cielo “amico”, niente certezza che i poteri bastino fino al traguardo. In un universo di eroi invulnerabili per definizione, l’idea che la forza abbia un’autonomia limitata, e che possa spegnersi nel momento peggiore, è un modo molto concreto per far tornare la posta in gioco.

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