Home FilmRecensione: The Drama, Zendaya al centro di una svolta narrativa che divide

Recensione: The Drama, Zendaya al centro di una svolta narrativa che divide

Il film di Kristoffer Borgli punta su tensione e montaggio, ma la rivelazione chiave cambia tono e misura, lasciando la storia sospesa tra satira e disagio.

by Mauro Terrone

“The Drama” costruisce una miccia precisa: Emma e Charlie stanno per sposarsi, una coppia apparentemente solida che si concede una serata leggera con amici, tra drink e confessioni. Il gioco è semplice, quasi da commedia cinica: “qual è la cosa peggiore che hai fatto?”. Le risposte degli altri oscillano tra il crudele e l’imbarazzante, ma restano dentro il perimetro del “raccontabile”, terreno ideale per una commedia nera che vuole mettere a nudo l’ipocrisia sociale.

Poi arriva la svolta che ribalta il tavolo. Emma, interpretata da Zendaya, racconta di aver quasi compiuto una sparatoria nella sua scuola quando aveva 15 anni: manifesti filmati, l’addestramento con il fucile del padre, un danno all’udito durante le prove, l’arma portata in classe. Non lo fece, spiega, anche perché un altro episodio simile avvenuto nelle vicinanze “rubò” attenzione e impulso. Da quel momento, la risata si spegne di colpo e il film cambia natura davanti agli occhi dello spettatore, con una frattura che non è solo morale, ma proprio strutturale.

Il problema non è l’idea di inserire un tema esplosivo in una cornice di commedia nera. Il problema è come quella rivelazione viene gestita e in che direzione porta la storia. “The Drama” sembra voler trasformare quella confessione in un detonatore per parlare di fiducia, intimità, possibilità di redenzione e differenza tra pensare il male e compierlo. In teoria, un terreno narrativo legittimo. In pratica, l’equilibrio resta instabile: la premessa appare provocatoria senza trovare un registro convincente, né come dramma relazionale né come satira.

Zendaya prova a dare credibilità a Emma, ma la sceneggiatura le chiede di reggere un peso psicologico che il film non approfondisce davvero. Le motivazioni citate, bullismo e solitudine, vengono trattate in modo troppo lineare per sostenere una rivelazione così estrema. Anche la scelta di non far emergere un percorso chiaro di elaborazione, come una terapia o un confronto strutturato con ciò che è accaduto, finisce per rendere la protagonista più “funzionale” al meccanismo narrativo che umana e leggibile.

Ne risente anche la dinamica con Charlie, interpretato da Robert Pattinson. La sua inquietudine cresce e il film la visualizza con un flusso di pensieri intrusivi e fantasie che interrompono la linearità: un dispositivo che, sul piano del ritmo, funziona. Il montaggio è uno dei punti di forza più evidenti, perché taglia le scene nel momento giusto, salta avanti e indietro senza confondere e costruisce tensione con precisione. La storia non si affloscia mai per noia, anzi: sa essere scorrevole, asciutta, perfino “addictive” nel modo in cui accumula disagio.

Anche l’umorismo, quando resta sul piano dell’assurdo quotidiano che si contamina di paranoia, può colpire nel segno. Il film trova gag in cui oggetti e situazioni innocue iniziano a innescare associazioni mentali ossessive in Charlie, un meccanismo comico che regge finché non viene spinto troppo oltre. Avvicinandosi al matrimonio e alle sue liturgie, però, quelle trovate diventano più forzate e l’effetto passa da corrosivo a costruito, come se la sceneggiatura dovesse ricordarci a ogni costo qual è il “tema”, invece di lasciarlo lavorare sotto pelle.

Il secondo nodo sta nei personaggi di contorno e nel modo in cui il film li usa come specchi morali. Rachel, interpretata da Alana Haim, reagisce con rabbia anche perché toccata personalmente dal tema della violenza scolastica, mentre la serata si trasforma in un tribunale improvvisato. La contraddizione, qui, è interessante: chi giudica più duramente porta sulle spalle colpe concrete, e la conversazione mostra bene quanto sia facile pretendere purezza dagli altri. Tuttavia, l’esasperazione di alcuni tratti rischia di trasformare il conflitto in caricatura, indebolendo proprio quel realismo emotivo che servirebbe per attraversare una confessione così ingombrante.

A complicare la ricezione c’è un inevitabile scarto culturale: non tutti gli spettatori attribuiscono lo stesso peso a un racconto legato alle sparatorie nelle scuole, e il film sembra intercettare reazioni molto diverse a seconda della sensibilità e del contesto. “The Drama” vive di questa frizione, ma non la governa fino in fondo. Il risultato è un’opera formalmente curata e spesso tesa, che però appare “rotta” nel suo centro: chiede di accettare un colpo di scena come motore di commedia nera senza costruire davvero la credibilità, né la misura, necessarie a sostenerlo.

Resta un film che si guarda con attenzione, e che sa come tenere lo spettatore in mano. Ma quando la provocazione diventa l’asse portante, la scrittura deve essere più precisa del montaggio. Qui accade il contrario: la macchina cinematografica gira bene, la svolta narrativa pesa troppo e il racconto, invece di affondare i denti nel proprio tema, finisce per inciampare nella gestione del suo stesso “segreto”.

FILM

Scheda tecnica

  • Genere: Commedia, sentimentale
  • Nazione: U.S.A.
  • Uscita: 01/04/2026
  • Durata: 106 min
  • Piattaforma / Distribuzione: I Wonder Pictures
  • Produzione / Network: Square Peg
  • Regia: Kristoffer Borgli
  • Sceneggiatura: Kristoffer Borgli
  • Fotografia: Arsenij Chačaturan
  • Montaggio: Joshua Raymond Lee
  • Musiche: Daniel Pemberton

Cast principale

  • Zendaya – Emma Harwood
  • Robert Pattinson – Charlie Thompson
  • Mamoudou Athie – Mike
  • Alana Haim – Rachel
  • Hailey Gates – Misha
  • Zoë Winters – Frances
  • Damon Gupton – Roger
  • Jordyn Curet – Emma da giovane

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