Una rimpatriata tra ex compagni di liceo, un pretesto narrativo semplice e riconoscibile, diventa il detonatore di una notte che perde rapidamente forma e misura. Cena di classe, al cinema dal 26 marzo con Medusa Film, mette in scena un gruppo di Millennial alle prese con ciò che resta delle promesse dell’adolescenza quando si arriva, spesso impreparati, al confronto con la vita adulta.
Il film è un progetto corale guidato da Francesco Mandelli, che firma la regia ed è anche tra gli sceneggiatori e interpreti insieme ad Andrea Pisani e Roberto Lipari. Ed è proprio l’idea di “coralità”, dentro e fuori dal set, a definire l’identità del racconto: un ensemble che punta sul ritmo della commedia senza rinunciare a un’osservazione più amara, giocata sulla distanza tra aspettative e realtà.
L’origine di Cena di classe è dichiarata fin dal punto di partenza: il film è tratto dall’omonimo brano dei Pinguini Tattici Nucleari. Non si tratta di un semplice spunto, ma di una traccia creativa che orienta personaggi e atmosfera. Il viaggio notturno che travolge i protagonisti si muove infatti nel solco di figure e immagini legate al testo cantato da Riccardo Zanotti, rilette per diventare cinema e occasione di racconto generazionale.

La premessa narrativa, quella della “cena di classe” come rito sociale, si trasforma in un percorso a ostacoli che fa emergere fragilità, contraddizioni e tentativi di riposizionarsi. Nel film, la rimpatriata sfocia in una notte fuori controllo e una grottesca caccia al tesoro diventa l’occasione per inseguire, letteralmente e metaforicamente, una possibile direzione.
Il gruppo dei protagonisti riunisce Andrea Pisani, Beatrice Arnera, Roberto Lipari, Herbert Ballerina, Annandrea Vitrano, Giulia Vecchio, Nicola Nocella, Francesco Russo e Giovanni Esposito. Ne esce un racconto agrodolce e dichiaratamente divertente, che prova a fotografare una generazione spesso descritta come sospesa e irrisolta, senza trasformare il discorso in manifesto: piuttosto, lasciando che siano le dinamiche tra i personaggi, e l’energia della notte, a far affiorare crepe, rimpianti, slanci e autoironia.
Nel confronto pubblico, Pisani ha sintetizzato la vocazione inclusiva del film con una frase netta: «Questa è una storia di tutti». Ed è un’indicazione utile per leggere l’impianto di Cena di classe: un racconto che parte dai Millennial, ma usa la nostalgia e la disillusione come materiali narrativi condivisibili, perché appartengono a ogni generazione quando si ritrova a fare i conti con ciò che immaginava di essere.












