Home FilmRecensione: “L’ultima missione, Project Hail Mary”: Ryan Gosling al centro di uno sci-fi tra umorismo e sopravvivenza

Recensione: “L’ultima missione, Project Hail Mary”: Ryan Gosling al centro di uno sci-fi tra umorismo e sopravvivenza

Ryan Gosling apre Project Hail Mary con un’immagine precisa: un uomo che si risveglia nello spazio, reduce da un coma indotto, con l’aspetto trasandato di chi è stato strappato alla propria vita senza preavviso.

by Mauro Terrone

Si chiama Dr Ryland Grace ed è un insegnante di scienze, ma soprattutto un brillante biologo molecolare. Intorno a lui, la missione è già un enigma: l’equipaggio non c’è più e la memoria, almeno all’inizio, non collabora. Il film costruisce così la sua spinta narrativa su due assi: la sopravvivenza immediata e la ricostruzione progressiva di un compito enorme, legato al destino della Terra.

L’idea di fondo è dichiaratamente “ultima spiaggia”. Nella storia, la NASA lancia una missione dal nome eloquente, Project Hail Mary, definita esplicitamente come un “passaggio della disperazione” preso in prestito dal football americano: una giocata tentata quando il tempo sta finendo. Il motivo della corsa contro l’estinzione è altrettanto netto e fantascientifico: una serie di microbi alieni sta “spegnendo” il Sole, spingendo l’umanità verso il collasso. A quel punto, lo spazio non è più una frontiera romantica, ma un piano d’emergenza.

Grace, però, non è l’eroe granitico da epopea cosmica. Il film lo tratteggia con una leggerezza che vira spesso verso l’umorismo, affidandosi in modo evidente al carisma dell’attore. Il suo Dr Ryland Grace affronta l’assurdo con un buonumore disinvolto, quasi imperturbabile, che tiene insieme i momenti di crisi e quelli di commedia. Ne risulta un tono “arioso”, per usare un termine spesso associato a questo tipo di sci-fi: la storia chiede di essere presa sul serio perché parla della fine del mondo, ma sceglie anche di non appesantirsi con un senso di meraviglia solenne.

Una parte importante del racconto arriva a frammenti, attraverso flashback che mostrano come Grace sia stato agganciato al progetto. Qui entra in scena Eva Stratt, figura di potere dal profilo “tecnocratico”, interpretata da Sandra Hüller. È lei a rappresentare la filiera decisionale di una crisi globale: fredda, operativa, concentrata sul risultato. I flashback inseriscono un secondo registro, più duro e “metallico”, e raccontano anche un dettaglio chiave della biografia di Grace: non è soltanto un professore; è uno scienziato con idee radicali che, nel suo passato, non sono state accolte dall’establishment scientifico, fino al punto da spingerlo verso l’insegnamento.

Il film, però, non trasforma davvero l’amnesia in un labirinto psicologico. La perdita di memoria è un innesco e un dispositivo di suspense, ma la storia sembra usarla in modo pragmatico: Grace va avanti, risolve, tenta, ripara. I ricordi arrivano per dare contesto e cambiare aria alla narrazione più che per rendere la mente del protagonista un campo di battaglia centrale. È una scelta che orienta Project Hail Mary verso l’avventura e l’intrattenimento, più che verso l’introspezione.

La svolta relazionale, quella che dà forma emotiva al viaggio, è l’incontro con un alieno soprannominato “Rocky”: una creatura amichevole, descritta come simile a un ragno, con parti del corpo “rocciose”. Il film si assesta così su una dinamica da “bromance” traslata nello spazio, un’alleanza fra specie che diventa il motore di molte soluzioni narrative. La comunicazione fra i due passa anche attraverso la tecnologia: il linguaggio di Rocky viene tradotto dal software di Grace in frasi essenziali, quasi telegrafiche, che danno alla relazione una cadenza comica e immediata.

Dal punto di vista immaginifico, Project Hail Mary lavora con un set di tropi riconoscibili della fantascienza ambientata su astronavi: architetture vaste, tunnel che suggeriscono profondità e pericolo, e musica pop “di repertorio” usata come elemento di comfort per gli occupanti. Non punta, almeno in modo evidente, a uno stupore mistico in stile grandi affreschi cosmici; preferisce un passo più leggero, con il gusto dell’avventura problem solving e il sorriso sempre a portata di mano.

Questa leggerezza, però, non è sempre uniforme. La narrazione alterna momenti di slancio a passaggi più piatti, e l’oscillazione fra urgenza apocalittica e toni quasi da commedia può risultare volutamente “sciocca” o comunque poco grave. Anche il finale, per come è impostato, può essere percepito come una scelta apertamente infantile, quasi televisiva, proprio perché arriva dopo un film che, almeno a tratti, chiede di investire emotivamente su una posta in gioco enorme.

Resta un dato: Project Hail Mary è un adattamento da un bestseller di Andy Weir, lo stesso autore di The Martian, e ne riprende una parentela di approccio, fra ironia e sopravvivenza scientifica. In questo ecosistema, la presenza di Gosling diventa l’elemento stabilizzante: un protagonista capace di rendere assolutamente guardabile anche un racconto che non sempre bilancia perfettamente serietà e leggerezza. La missione, in definitiva, è una scommessa disperata raccontata come un intrattenimento che non rinuncia al gioco. E proprio come una Hail Mary pass, chiede allo spettatore di seguirla in volo, accettando che l’atterraggio non sia per forza quello previsto.

FILM
4.5/5

Scheda tecnica

  • Genere: Fantascienza, Drammatico
  • Nazione: U.S.A.
  • Uscita: 19/03/2026
  • Durata: 156 min
  • Piattaforma / Distribuzione: Sony Pictures Italia
  • Produzione / Network: Amazon MGM Studios, General Admission, Lord Miller, Metro-Goldwyn-Mayer, Pascal Pictures, Waypoint Entertainment
  • Regia: Phil Lord e Christopher Miller
  • Sceneggiatura: Drew Goddard
  • Basato su: romanzo Project Hail Mary di Andy Weir
  • Fotografia: Greig Fraser
  • Montaggio: Phil Lord
  • Musiche: Daniel Pemberton

Cast principale

  • Ryan Gosling – Ryland Grace
  • Sandra Hüller – Eva Stratt
  • Milana Vayntrub – Olesya Ilyukhina

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