Home Film“Merlin and the Sword”, tra artù e bizzarria: trama, cast e stile anni ’80

“Merlin and the Sword”, tra artù e bizzarria: trama, cast e stile anni ’80

by Martina Bernardo

Liam Neeson viene associato spesso alla sua lunga stagione da star action, ma la sua filmografia racconta anche una traiettoria più irregolare, fatta di titoli di prestigio e di passaggi laterali difficili da collocare.

Tra questi spicca Merlin and the Sword, film per la televisione legato al ciclo arturiano che, a distanza di decenni, continua a riemergere come curiosità per appassionati: un oggetto decisamente anni ’80, con un’immaginazione visiva che oggi colpisce per la sua stranezza. Il film, indicato come produzione televisiva del 1985, in realtà sarebbe stato girato in precedenza (le informazioni disponibili lo collocano nel 1982). In ogni caso, si inserisce in una fase iniziale della carriera di Neeson, quando l’attore non era ancora diventato un volto “da blockbuster”. Vale la pena ricordare che Neeson aveva già frequentato il mito arturiano in un contesto molto più autorevole, interpretando Gawain in Excalibur di John Boorman (1981). Merlin and the Sword rappresenta però una deviazione: meno prestigio, più eccentricità, e un’apparizione di Neeson ridotta ma significativa come documento d’epoca.

Qui Neeson interpreta Grak, un barbaro dalla presenza brutale e dalle battute ridotte all’osso, quasi più fisica che recitativa. Il personaggio non resta a lungo in scena, ma ha almeno un momento “classico” per un racconto di spade: tiene prigioniera la regina e affronta Lancelot in un combattimento, prima di essere sconfitto. È un ruolo che non nasce per valorizzare le capacità attoriali dell’interprete, quanto per occupare un segmento avventuroso dentro un racconto corale.

La trama mescola il mito con un innesto contemporaneo: una donna cade in una grotta a Stonehenge e si risveglia nell’epoca arturiana. In quel contesto, il regno è scosso dal rapimento di Ginevra, moglie di Re Artù, ad opera di Morgana (Morgan La Fey), presentata come sorella malvagia del sovrano. A Lancelot viene affidato il compito di riportare la regina a Camelot, ma la missione si complica quando si sviluppa un triangolo sentimentale: Lancelot finisce per innamorarsi di Ginevra, aggiungendo tensione privata a un conflitto già carico di rivalità e potere.

Uno degli elementi che rende Merlin and the Sword un titolo ancora commentato è il cast, sorprendentemente ricco per un film tv: Malcolm McDowell interpreta Re Artù, Candice Bergen è Morgana, Rupert Everett veste i panni di Lancelot, mentre Rosalyn Landor è la regina Ginevra. Nel gruppo compare anche Michael Gough in un ruolo ecclesiastico (un Arcivescovo): attore noto al grande pubblico anche per aver interpretato Alfred Pennyworth nei film di Batman avviati nel 1989. La sua presenza, pur non centrale, contribuisce a quel senso di “anomalia produttiva” tipico di certe operazioni televisive capaci di riunire volti importanti in un contenitore irregolare.

A definire l’identità del film, però, è soprattutto lo stile: un fantasy che porta addosso il segno dei suoi effetti pratici e di un gusto visivo che può risultare insieme ingenuo e inquietante. Tra le immagini più ricordate figurano effetti volutamente o involontariamente disturbanti, come una donna con un naso da maiale, o un drago dall’aspetto artigianale, animato in modo rigido e innaturale. Proprio questa combinazione, così “finta” e al tempo stesso stranamente efficace sul piano emotivo, rende il film una sorta di reperto del decennio: per alcuni spettatori è un viaggio surreale, per altri un’esperienza più vicina alla commedia involontaria.

La ricezione contemporanea, osservabile nelle reazioni degli utenti sulle piattaforme di cinefili, mostra un ventaglio di risposte che va dalla perplessità all’affetto. Alcuni sottolineano il carattere involontariamente comico, altri parlano di un fascino legato alla memoria televisiva degli anni ’80, con effetti speciali capaci di suscitare una curiosa forma di conforto nostalgico. L’impressione generale è quella di un titolo che non si impone per “bellezza” canonica, ma per singolarità: un’opera che divide, e che proprio per questo continua a tornare nelle conversazioni di chi colleziona stranezze fantasy.

Anche sul fronte della reperibilità, Merlin and the Sword vive una condizione incerta. Il film risulta visibile integralmente su YouTube, spesso in qualità non ottimale; altrimenti, la circolazione passa da supporti fisici come la VHS, sempre più difficili da reperire. Questa fragilità distributiva alimenta la percezione di un titolo a rischio di scomparsa, uno di quei prodotti televisivi che rischiano davvero di perdersi se non vengono recuperati e archiviati con cura.

Rivederlo oggi significa, soprattutto, osservare un frammento laterale della storia del fantasy e della carriera di un attore che avrebbe poi attraversato generi e decenni con ben altra centralità. Neeson in Merlin and the Sword è una nota a margine, ma una nota che racconta bene quanto il percorso verso i ruoli iconici possa passare anche da film anomali, discontinui e, proprio per questo, difficili da dimenticare.

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