Home Serie TV“Portobello”, tra televisione e processo: il caso Tortora secondo Bellocchio

“Portobello”, tra televisione e processo: il caso Tortora secondo Bellocchio

Il nome di Enzo Tortora porta con sé due immagini che l’Italia non ha mai davvero separato: lo studio televisivo di Portobello e l’aula di tribunale.

by Mauro Terrone

La serie Portobello, seconda esperienza seriale di Marco Bellocchio dopo Esterno notte e presentata come HBO Original, sceglie proprio quella frattura come centro drammatico. Non si limita a ricostruire una vicenda giudiziaria entrata nella memoria collettiva, ma lavora sulla “messa in scena” della realtà, tra spettacolo, informazione e potere.

Fabrizio Gifuni interpreta Tortora, figura che appartiene ancora all’immaginario nazionale per via di un’esposizione televisiva senza precedenti in quegli anni. La serie si muove su un doppio binario: da una parte la macchina dello show, dall’altra la macchina della giustizia. Bellocchio insiste sul cortocircuito tra rappresentazione e verità, facendo percepire quanto conti il modo in cui un Paese guarda, commenta e metabolizza un’accusa, prima ancora delle prove.

Dentro questa traiettoria, un ruolo decisivo è attribuito al mondo dei testimoni e dei “collaboratori” che, con dichiarazioni rivelatesi false, contribuirono a trascinare Tortora in una spirale giudiziaria. Tra questi emerge Giovanni Pandico, legato alla Nuova Camorra Organizzata, definito “dissociato” e segnato da una diagnosi psichiatrica citata nella serie. Il racconto non usa la follia come semplice elemento di colore: diventa una lente per osservare un sistema in cui l’assurdo può assumere forma istituzionale, e in cui la procedura sembra talvolta trasformarsi in teatro.

La televisione, però, non è un semplice sfondo. Portobello, programma popolarissimo della Rai, viene evocato come luogo di suggestione collettiva, capace di unire pubblici e contesti sociali diversi davanti allo schermo. La serie recupera anche episodi entrati nel mito del varietà, come l’apparizione della capocomica Paola Borboni, affidata a Francesca Benedetti nella sua ultima interpretazione. Bellocchio usa questi frammenti per far convivere realismo e scarto visionario, come se l’onirico potesse affiorare proprio là dove lo spettacolo pretende di essere “vero”.

Sul piano formale, il montaggio di Francesca Calvelli diventa uno strumento per attraversare i piani della rappresentazione, alternando lo studio e ciò che sta fuori, cioè la comunità degli spettatori e il Paese che osserva. La fotografia di Francesco Di Giacomo, con chiaroscuri marcati, e la colonna sonora di Teho Teardo contribuiscono a un clima teso, in cui l’esperienza pubblica della televisione e l’esperienza privata della persecuzione giudiziaria finiscono per rispecchiarsi.

Attorno a Tortora, la serie mette in scena una galleria di figure che compongono un mosaico di grottesco e tragedia: criminali mitomani, detenuti, pentiti, magistrati. Nomi come Raffaele Cutolo, Gianni Melluso e Pasquale Barra compaiono nel racconto insieme a personaggi dell’apparato giudiziario, tratteggiati con un registro che può virare verso la caricatura amara. In questo campo di forze, la sottrazione e la tenuta razionale sono affidate soprattutto a chi cerca di arginare il meccanismo, come l’avvocato Dall’Ora, interpretato da Paolo Pierobon, e il giudice Morello, interpretato da Salvatore D’Onofrio.

Il punto di massima concentrazione drammatica arriva quando Portobello stringe il fuoco sul processo. L’aula diventa un dispositivo scenico in cui il paradosso esplode: la serie mostra, tra gli altri momenti, anche un passaggio in cui un criminale come Vallanzasca smentisce un altro criminale per scagionare Tortora. Il cuore della vicenda, così, non è soltanto la cronaca di un’accusa, ma l’idea di una verità che rischia di restare in ostaggio del racconto dominante, dell’eco mediatica e dell’automatismo istituzionale.

Gifuni, misurandosi con un volto e una voce conosciuti da generazioni di spettatori, lavora su un’interpretazione che non si ferma all’imitazione. La serie gli affida la trasformazione della rabbia in linguaggio civile, dentro confronti pubblici in cui l’innocenza deve farsi postura, disciplina, resistenza. È qui che Portobello trova la sua specificità: non procede come un semplice resoconto “a tesi”, né come un prodotto da fascinazione criminologica. Piuttosto, porta il caso Tortora dentro l’universo di Bellocchio, dove il confine tra farsa e abisso si assottiglia e l’assurdo non è un’eccezione, ma una possibilità concreta del reale.

Nel percorso affiorano anche deviazioni dal realismo più rigido, quasi da passerella notturna: la visita di Moira Orfei, con Valeria Marini, oppure dettagli di cultura pop che ancorano la narrazione a un clima d’epoca, come il karaoke su Ci sarà, vincitrice di Sanremo 1984. Elementi che non “alleggeriscono”, quanto piuttosto aggiungono strati: la vita continua a scorrere, la TV continua a produrre icone, mentre la giustizia può diventare un ingranaggio capace di schiacciare chi finisce al centro della scena.

Portobello, scritta con Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore, si muove così tra memoria televisiva e vertigine giudiziaria, facendo della rappresentazione il suo tema più inquieto. Nella storia di Tortora, Bellocchio individua soprattutto un conflitto: il destino di un uomo travolto da un racconto pubblico, e l’immagine di un Paese che, davanti a uno schermo o in un’aula, può confondere lo spettacolo con la verità.

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Scheda tecnica

  • Genere: Storico, biografico, drammatico
  • Nazione: Italia
  • Uscita: 20/02/2026
  • Stagioni: 1  ·  Puntate: 6
  • Durata: 360 min
  • Piattaforma / Distribuzione: HBO Max
  • Produzione / Network: Our Films, Kavac Film, arte (rete televisiva), Rai Fiction, The Apartment
  • Regia: Marco Bellocchio
  • Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore
  • Basato su: La storia di Enzo Tortora conduttore TV
  • Fotografia: Francesco Di Giacomo
  • Montaggio: Francesca Calvelli
  • Musiche: Teho Teardo

Cast principale

  • Fabrizio Gifuni – Enzo Tortora
  • Lino Musella – Giovanni Pandico
  • Barbora Bobulova – Anna Tortora
  • Romana Maggiora Vergano – Francesca Scopelliti
  • Alessandro Preziosi – Giorgio Fontana
  • Gianfranco Gallo – Raffaele Cutolo

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