E lo ha fatto con una sincerità disarmante, spiegando perché per lei girare scene di sesso con attori che non conosce può risultare “preferibile”. Il punto nasce dal suo lavoro in Die My Love, film diretto da Lynne Ramsay in cui Lawrence interpreta una giovane madre alle prese con la depressione post-partum, mentre la relazione con il personaggio di Robert Pattinson va in frantumi. Nel film sono presenti anche Nick Nolte, Sissy Spacek e LaKeith Stanfield; il progetto figura inoltre tra quelli co-prodotti da Martin Scorsese. La performance di Lawrence è stata accolta molto bene e le è valsa una nomination ai Golden Globe.
Parlando dell’esperienza, Lawrence ha detto che il fatto di non conoscere Pattinson prima delle riprese ha reso più semplice affrontare le sequenze intime. La sua spiegazione è lineare: quando tra due attori non c’è una familiarità pregressa, l’imbarazzo può paradossalmente pesare meno, perché non si porta sul set un rapporto già definito da amicizia, confidenza o abitudini. In altre parole, “lavorare con uno sconosciuto” può rendere tutto più meccanico e professionale, e quindi più gestibile sul piano emotivo.
Per chiarire cosa intenda, Lawrence ha fatto un confronto con un titolo-icona della sua carriera: The Hunger Games. Lì, ha ricordato, doveva baciare Josh Hutcherson, un collega con cui aveva già costruito un rapporto. Ed è proprio quella conoscenza, in certi casi, a rendere la situazione più “strana” e potenzialmente più imbarazzante: non tanto per la scena in sé, quanto per la dimensione relazionale che ci sta intorno.
Come spesso accade, però, la parte più interessante non è solo ciò che viene detto, ma il contesto concreto del set. Lawrence ha raccontato anche un dettaglio curioso della preparazione di Die My Love: Ramsay avrebbe fatto fare a lei e Pattinson lezioni di danza interpretativa prima di girare una scena in cui i due sono nudi e si attaccano come “tigri del sesso”. Un’immagine volutamente sopra le righe, che racconta bene quanto il lavoro sulle scene intime possa passare da scelte coreografiche e di linguaggio fisico, non solo da “audacia” o provocazione.
Secondo Lawrence, quelle lezioni sono state talmente mortificanti (ha detto di imbarazzarsi facilmente, e che anche Pattinson lo fa) da creare una sorta di effetto collaterale: dopo essersi esposti in un contesto così goffo e vulnerabile, quando è arrivato il momento di girare nudi, la percezione dell’imbarazzo era quasi già stata “consumata”. Come se il set avesse già superato il suo picco di disagio.
Il risultato è un racconto che sposta l’attenzione dal sensazionalismo al lavoro: la chimica non è sempre spontaneità, e la “comodità” non coincide necessariamente con la confidenza. A volte, nel cinema, la distanza tra colleghi può diventare un modo per proteggere la scena, incanalarla in un perimetro professionale e renderla, per chi la deve interpretare, semplicemente più facile da attraversare.
Nel frattempo, Lawrence è attesa anche in altri progetti: è previsto il suo ritorno in The Hunger Games insieme a Hutcherson per il prequel Sunrise On The Reaping, in uscita a novembre, ed è stata annunciata nel prossimo film di Martin Scorsese What Happens At Night.












